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Le dottrine americane sulla “virtualità nucleare”

L’evoluzione della strategia di dissuasione nucleare, all’indomani della fine del sistema bipolare, potrebbe aprire nuovi orizzonti entro i quali attori della “nuova generazione”, sulla soglia del nucleare, potrebbero giocare un ruolo cardine: in uno scenario in cui il terrore nucleare si è evoluto e si è arricchito di pesanti e critiche sfumature, figlie di questo tempo, la paradossale logica della "virtualizzazione atomica" si appresta a svolgere un ruolo assai pregnante nelle attuali dinamiche di dissuasione post-1989.
25 febbraio 2006 - Carmela Cassese
La teoria della virtualità è stata ripresa e sviluppata da M. Mazaar ( M. Mazaar, Virtual Nuclear Arsenals. A second Look, CSIS Press, Gennaio 1999, pp.3-6) per dar forza alla teoria di una “dissuasione nucleare senza armi nucleari”. L’intento originario era quello di dare una sorta di "logica soluzione" alla palese contraddizione inerente il Trattato di non Proliferazione: da un lato, l’articolo II (1) di tale Trattato riconosce lo Status di potenza nucleare ai soli cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e dall’altro, l’articolo VI (2) li obbligherebbe a procedere al disarmo nucleare. Il disarmo, con il suo calendario e le sue modalità non è certo ben definito; ma esiste un impegno molto sentito a riguardo. Rafforzato tra l’altro dal parere della Corte Internazionale di Giustizia del 8 Luglio 1996 del quale gli Stati non nucleari ne esigono il rispetto e l’applicazione (3). Mazaar riprende la teoria formulata da J. Shell nel 1984 dell’abolizione delle armi atomiche attraverso la loro virtualizzazione progressiva sotto forma di una weaponless deterrence (deterrenza senza armi) o di recessive deterrence (deterrenza recessiva). La soluzione elaborata consisterebbe nel disattivare le armi nucleari, separando le testate ed i sistemi di innesco, collocandoli sotto controllo internazionale, in modo tale che le componenti potrebbero essere ricostituite soltanto in caso di necessità. In tal modo sarebbe possibile interdire l’esistenza stessa di tutti gli armamenti nucleari assemblati e pronti all’uso, collocando ad un livello differente le relazioni internazionali, evitando di lasciare le grandi Potenze alla mercé di un imminente ricatto nucleare”. Tali proposte si iscrivono nella nuova corrente "abolizionista" americana, molto diversa dalle vecchie correnti pacifiste che sono apparse a partire dalla fine della guerra fredda sotto l’impulso della nuova politica di non-Proliferazione e di fuga dal nucleare a vantaggio della proliferazione di missili balistici di difesa, nell’ambito della cosiddetta Rivoluzione negli Affari Militari (RAM) . Esponenti delle alte gerarchie militari statunitensi, come l’ex Comandante capo dello Strategic Air command, il Generale Butler, hanno dichiarato in più occasioni che la sicurezza dell’America potrebbe essere maggiormente tutelata in un contesto in cui le armi nucleari risultino regolarizzate. Questa volontà di marginalizzazione, che ha come finalità prioritaria, quella di valorizzare la supremazia delle armi convenzionali statunitensi, è parte della valutazione del ruolo contraddittorio delle armi in questione: da un lato, esiste un programma che tiene sotto controllo eventuali rischi di proliferazione, al fine di sradicare un tipo potenzialità “strumentale” che permetterebbe così ai Rogue States di eguagliare nei rapporti strategici, gli Stati Uniti, dall’altro, le armi nucleari continuano ad essere considerate come fattore di stabilità nelle relazioni tra le grandi potenze e soprattutto una garanzia contro la minaccia di una “grande guerra” in un’epoca di transizione. Tale è la politica Americana dei due ferri al fuoco legata ad una contraddittoria “visione”dell’arma, e dell’intervento armato. La tesi di Mazaar, la si deve innanzitutto collocare nel think tank che lavora sulla logica di marginalizzazione dell’atomo, nel quadro classico della ricerca sul disarmo, e fornisce tematiche valide alle obiezioni secondo le quali non è possibile arrivare a “disinventare” l’arma nucleare. La tesi potrebbe anche essere intesa come un tentativo di applicare la RAM alle questioni nucleari. Riprende, inoltre, parzialmente le analisi della scuola realista, sostenute da K.Waltz e M.Segan,che riconoscerebbe nell’arma atomica un fattore di stabilizzazione in un sistema internazionale anarchico. Secondo tale teoria, le armi atomiche “virtualizzate” avrebbero una chiara funzione di dissuasione, e soltanto nel passaggio alla cosiddetta “difesa attiva”, alla guerra, che le suddette armi(rimaste inoperanti) potrebbero essere riassemblate. Mazaar vede, dunque, negli “arsenali virtuali”, sistemi di armi non assemblate e non operative, ma esistenti e rapidamente utilizzabili, una forma realistica di disarmo oggettivamente verificabile, credibile e compatibile con la dissuasione multipolare. Ma evoca anche una prospettiva inversa denunciando il rischio di una proliferazione travestita. Per esempio nel caso del Giappone il programma di “virtualizzazione” del nucleare non pone in evidenza un processo di disarmo bensì una dinamica di potenziamento e di elevazione alla potenza militare. Il cosiddetto arsenale virtuale giapponese rappresenterebbe una forma latente e credibile di armamento dalla portata dissuasiva autonoma. La Nuclear Posture Review (4) sottolinea che il Giappone e la Germania non intendono modificare il loro status di “Stato non dotato di armi nucleari” poiché una tale ambizione militare condannerebbe la logica di marginalizzazione del nucleare. Lo stesso programma nota con soddisfazione che queste due “potenze civili” hanno riaffermato la loro posizione non-nucleare negli impegni internazionali, e la loro opinione pubblica rimane fondamentalmente ostile all’acquisizione di armi atomiche, e che il loro Governo continua ad avere fiducia nella Dissuasione di stampo Americano. Tale logica comporta i suoi limiti, poiché si basa sulla netta separazione tra Stati dotati di armi nucleari e Stati che ne sono privi. Se gli Stati Uniti considerassero di “virtualizzare” i loro arsenali e se come tali conservassero il potere di dissuadere, sarà auspicabile che uno Stato high tech come il Giappone proceda allo stesso modo, aggirando con semplici “simulazioni”, l’interdizione dei test atomici. Ci si troverebbe, dunque, dinanzi al paradosso di uno Stato non-nucleare, rispettoso degli obblighi Internazionali, che conduce attivamente una politica mondiale di denuclearizzazione, che però è detentore di armi nucleari “virtuali”. Dunque la virtualizzazione delle armi nucleari, non è differente, nella sua essenza, dalla “creazione” di immagini virtuali o perfino di attività, azioni virtuali. Il fenomeno mette in discussione la realtà stessa delle armi, le sue regolamentazioni, la disciplina del disarmo, e quella alla base della cooperazione internazionale.
Note:

(1)Art. II Trattato di Non Proliferazione: Ciascuno degli Stati militarmente non nucleari, che sia Parte del Trattato, si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, né il controllo su tali armi e congegni esplosivi, direttamente o indirettamente; si impegna inoltre a non produrre né altrimenti procurarsi armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi, e a non chiedere né ricevere aiuto per la fabbricazione di armi nucleari o di altri congegni nucleari esplosivi.
(2) Art. VI Trattato di Non Proliferazione: Ciascuna Parte si impegna a concludere in buona fede trattative su misure efficaci per una prossima cessazione della corsa agli armamenti nucleari e per il disarmo nucleare, come pure per un trattato sul disarmo generale e completo sotto stretto ed efficace controllo internazionale.
(3) Parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia dell’8 luglio 1996 sulla liceità della minaccia o dell’uso di armi nucleari , CIJ Recueil 1996.
(4) La revisione operata dalla Nuclear Posture Review è stata presentata come risposta alle nuove minacce del mondo post-11/9. Ma essa era già stata prevista nel documento “Rebuilding America’s Defenses” pubblicato nel settembre 2000 dal PNAC (“Project for the New American Century”), think tank neoconservatore che annovera Rumsfeld tra i suoi membri. Esso asserisce la necessità per gli Usa di “riconfigurare le proprie forze nucleari” per garantire la difesa della Homeland. Questo è il presupposto per la proiezione globale della potenza militare ed è l’obiettivo della prima delle “Four Essential Missions”, il cui scopo è “preservare la Pax Americana”. La NPR del gennaio 2002, quindi, era già allo studio da tempo, ma è stata presentata solo dopo l’11 settembre come risposta alle inedite minacce alla sicurezza della Homeland. Essa prevede l’uso di nuovi tipi di armi nucleari a basso potenziale (tra le quali le “bunker buster”, da utilizzare nella distruzione di bunker che non possono essere eliminati con le armi convenzionali) come complemento dell’apparato convenzionale. Inoltre prevede “opzioni preventive di controforza” a testata nucleare contro sette Paesi -non solo la Russia e l’“axis of evil”(Iraq, Iran e Corea del Nord) ma anche la Cina, la Libia e la Siria- come rappresaglia contro attacchi nucleari, chimici e biologici, così come contro “surprising military developments” di natura non specificata. La Corea del Nord,l’Iran,la Siria e la Libia rappresentano tutte le ipotesi di minaccia delineate. La Cina, invece, a causa delle sue forze nucleari e dello sviluppo di “obiettivi strategici” è “un Paese che potrebbe essere coinvolto in una immediata o potenziale contingenza”. Cfr. P. Boniface “Deriva pericolosa, Washington rilancia la proliferazione nucleare”, Le Monde diplomatique,Ottobre 2003.

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