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Ecco come è iniziata la storia

Quando PeaceLink "scoperchiò" il pentolone dell'uranio impoverito

Ricevemmo un dossier impressionante dalla Jugoslavia. Pensavamo che altri lo avessero già pubblicato. E invece eravamo i primi. Il sito in poco tempo collassò per la crescente quantità di contatti

Brutta storia quella dell'uranio impoverito. C'era un uomo con i baffi al governo e c'era la guerra del Kossovo. Era il 1999 e noi di PeaceLink aggiornavamo in continuazione la home page al ritmo dei bombardamenti Nato.
Eravamo impegnati in uno sforzo enorme: quello di essere il sito di riferimento del movimento antiguerra. Uno sforzo che ci faceva paura. Ci faceva paura la solitudine. La avvertivamo nel notare il 99% dei mass media schierati per la guerra. Ma nei sondaggi di opinione la popolazione era con noi pacifisti, 47% contro la guerra, 45% a favore, il resto indecisi. Diffondevamo il Dossier Kossovo: tutto quello che non ci ha detto la tv.
E' ancora lì, disponibile per chiunque voglia consultarlo.

Quel dossier ebbe un successo inaspettato. Girando per l'Italia lo trovavi ovunque, dalle botteghe del commercio equo e solidale alle sedi dei gruppi pacifisti. Stampato, fotocopiato, distribuito nei cortei.

Nel dossier vi era un'apposita sezione dedicata all'uranio impoverito in cui lanciavamo l'allarme raccogliendo le informazioni allora disponibili.

La denuncia era lanciata, ma l'uomo con i baffi non sembrava minimamente preoccupato.

La guerra del Kossovo finì. Decidemmo di fare un libro.
E così PeaceLink realizzò un libro di testimonianze: "Cronache da sotto le bombe".

Riportava i messaggi di posta elettronici scritti da chi rischiava di morire "per errore" sotto i bombardamenti della Nato in Jugoslavia. Autori erano tre persone libere, sensibili, profonde. Tutte e tre contrarie a Milosevic ma vittime della violenza di una guerra scatenata non per colpa loro.

Il libro lo presentammo anche a Taranto. Era il 6 dicembre del 2000. Da poco eravamo diventati noti per aver diffuso alcuni stralci del piano di emergenza nucleare di Taranto. Ed ecco che ci capita un documento per le mani che provoca un nuovo terremoto: un dossier dalla Jugoslavia sull'uranio impoverito. A passarcelo è un diplomatico con cui prendiamo il caffè quella sera del 6 dicembre.

Un dossier dettagliatissimo e impressionante - realizzato in Jugolsavia - in cui si prevedeva che diverse persone si sarebbero ammalate per l'uranio impoverito.

Ricevemmo anche una mappa, in cui era evidente che agli italiani, in Kossovo, era stato assegnata la zona più contaminata, mentre gli americani si erano riservata quella più "pulita".

Pensavamo che altri lo avessero già pubblicato. E invece eravamo i primi. In coincidenza con la pubblicazione delle informazioni presenti nel dossier le agenzie davano la notizia dei primi casi di soldati in agonia: sui media appariva per la prima volta la "sindrome dei Balcani".
Riuscimmo ad avere anche le coordinate dei siti bersagliati con uranio impoverito. Sul sito venne realizzata una mappa con grafica computerizzata che i familiari dei soldati potevano consultare per verificare se i loro figli erano in zone colpite dall'uranio impoverito.

"Ecco quello che il governo non vi dice", scrivemmo allora. Da lì a poco il governo, in conferenza stampa, annunciò che avrebbe diffuso la mappa dei luoghi colpiti con l'uranio impoverito.

Il sito di PeaceLink in poco tempo collassò per la crescente quantità di contatti e dovemmo aumentare la banda disponibile per reggere la quantità di utenti crescente, anche perché fu realizzato un database cartografico con le coordinate dei luoghi geografici bombardati, un lavoraccio a cui si dedicò con passione Francesco Iannuzzelli.

La pagina di riferimento era http://web.peacelink.it/dossier/uranio.

Fummo ospitati in diverse conferenze, in cui alla fine, timidamente spuntavano i papà e le mamme dei soldati che avevano figli in missione. Volevano sapere se era pericoloso stare là.

I giornali del centrodestra come "Il Giornale" riuscirono a mettere sotto accusa il governo, accusandolo di aver nascosto la verità e di essere responsabile delle morti dei soldati italiani.

Fu un periodo intenso che fece di PeaceLink "il sito sull'uranio impoverito".

In segretario di PeaceLink, Carlo Gubitosa, venne invitato dal Parlamento Europeo per un'audizione.

Il portavoce di PeaceLink Francesco Iannuzzelli partecipò alla Campagna Internazionale contro l'Uranio Impoverito, divenendone il coordinatore europeo.

Oggi, che è stata pubblicata la relazione finale della Commissione parlamentare sull'uranio impoverito, siamo ancora in prima linea.

E l'uomo con i baffi? Non sembra essersi occupato poi tanto dell'uranio impoverito, la cosa non toccava i suoi figli. E ha comprato una bella barca a vela.

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