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Selex ES mette in mobilità volontaria per 580 dipendenti

La vendita di armi nel 2011 delle maggiori aziende produttrici secondo il Sipri: Finmeccanica ottava

l'industria della difesa "non è un settore industriale come gli altri. La sua natura strategica la rende un caso speciale”
23 febbraio 2013 - Rossana De Simone

saluto militare

Nel 2011, per la prima volta dalla metà degli anni 1990, sono diminuite le vendite dei 100 maggiori trafficanti di armi. Lo rivela il rapporto del Sipri, che non menziona i produttori cinesi per mancanza di dati, secondo cui nel 2011 le vendite sono ammontate a 307,09 miliardi di euro, un calo del 5% rispetto ai 307,8 miliardi di euro del 2010. Nel periodo 2002-2011, le vendite di armi dei 100 maggiori produttori erano invece aumentate del 51%.

L’istituto Stockholm International Peace Research Institute (creato nel 1966 ed è 50 per cento finanziato dallo Stato svedese), definisce la vendita di armi come “vendita di beni militari e servizi a clienti militari, comprese le vendite per gli appalti interni che per l'esportazione”.
Nel comunicato Sipri scrive che le misure di austerità proposte dagli Stati hanno portato alcune aziende a perseguire una specializzazione militare, mentre altre hanno ridimensionato o diversificato in mercati contigui come la sicurezza, in particolare quella informatica o cyber sicurezza, perché è un settore in forte crescita in quanto sono fortemente interessate le agenzie governative, le banche e gli operatori privati di infrastrutture.
Nel rapporto vengono sottolineati, oltre le politiche di austerità, i tagli ai bilanci militari che hanno colpito le vendite globali di armi in America del Nord ed Europa occidentale, il differimento dell'acquisizione dei programmi di armi, il calo delle operazioni militari in Iraq e Afghanistan, e l’embargo alle forniture di armi in Libia.
L'elenco delle prime 100 società di produzione di armi è dominato da aziende americane ed europee, che detengono rispettivamente il 60 e il 29 per cento del mercato globale. Il gruppo statunitense Lockheed Martin è il numero uno, con un fatturato di 36,3 miliardi dollari nel 2011, a seguire vi sono Boeing (USA), BAE Systems britannica, General Dynamics (Usa), Raytheon (Usa) e Northrop Grumman (Usa). In settima posizione rimane stabile EADS, con 16,3 miliardi di dollari. Per EADS la vendita di armi rappresenta il 23% del fatturato. Ottava è l’Italiana Finmeccanica (14,5 miliardi di dollari). In totale, gruppi americani ed europei continuano a dominare il mercato degli armamenti rappresentando il 90% delle vendite totali. Aziende come Raytheon, BAE System e EADS Cassidian sono alla ricerca di canali alternativi di reddito dal settore civile, pur mantenendo legami con le spese militari in questo mercato.
http://www.sipri.org/research/armaments/production/Top100

Per quanto riguarda Finmeccanica, occorre ricordare che dal 2010 è entrata nel mirino dei giudici con l’arresto del consulente Lorenzo Cola accusato di riciclaggio, in successione l’apertura di ulteriori inchieste fanno dimettere Pierfrancesco Guarguaglini e Giuseppe Orsi, accusato di corruzione internazionale e riciclaggio. L’attuale amministratore delegato Alessandro Pansa è indagato per una “richiesta di aiuto” ai vertici di Mediobanca, chiesto per risanare i debiti pari a circa mezzo milione di euro dell'ex moglie del ministro dell'Economia, Vittorio Grilli.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2013-02-22/parabola-finmeccanica-trentaquattro-mesi-152700_PRN.shtml
Dallo scoppio dei vari scandali il valore unitario di Finmeccanica si è dimezzato, tuttavia ciò che emerge dal comunicato del Consiglio di Amministrazione di Finmeccanica del 21 febbraio, è che l’azienda vuole scaricare sul lavoro tutte le conseguenze del malgoverno aziendale e delle scelte strategiche sbagliate.
http://www.finmeccanica.it/Corporate/IT/Corporate/Press_and_Media/Comunicati_stampa/args/detail/details~press~Comunicati_Stampa~2013~Febbraio~press_dettaglio_00740.shtml//title/Comunicato+stampa/index.sdo

Nella riunione il cda ha deciso di rinviare l'approvazione del bilancio 2012 e la “rivisitazione del portafoglio di attività”, ossia la cessione di alcune partecipazioni della società energetica Ansaldo Energia alla tedesca Siemens o alla coreana Doosan, e delle società di trasporti Ansaldo Breda e Ansaldo Sts. Sostanzialmente Finmeccanica mira a dismettere il settore civile sebbene quello militare non possa più fare affidamento al solo sostegno nazionale, e deve fare i conti con un mercato fortemente concorrenziale. Ciò comporta ulteriori ristrutturazioni interne miranti a tagliare il costo del lavoro attraverso uno sfruttamento maggiore della forza lavoro: “Preso atto di alcune importanti iniziative aventi carattere strutturale da avviare a breve, soprattutto nelle società operanti nel comparto dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza, le quali porteranno benefici nel medio termine, principalmente attraverso la riduzione del costo del prodotto e l’esternalizzazione di alcune attività non core”. E’ di qualche giorno fa la notizia che Selex ES mette in mobilità volontaria per 580 dipendenti dopo la fusione fra Galileo, Sistemi Integrati e Elsag.
http://www.corrierecomunicazioni.it/it-world/19792_selex-es-mobilita-volontaria-per-580-dipendenti.htm

Negli Stati Uniti il ministero della Difesa avrebbe già pianificato tagli che preoccupano i contractor della Difesa e la Nato. Proprio la Nato, nella riunione di febbraio, ha lanciato un grido d'allarme per il progressivo svuotamento dei budget della Difesa nella maggior parte dei 28 Paesi membri. Gli appaltatori del Pentagono stanno manovrando per influenzare migliaia di dipendenti, BAE sistemi navali di Hampton Roads in Virginia, ha inviato avvisi di licenziamento in questa settimana a 3.500 lavoratori.
Cameron, in Gran Bretagna, vuole dirottare centinaia di milioni di sterline previsti a bilancio per i programmi ai paesi in via di sviluppo verso le operazioni di "peacekeeping".
Il primo costruttore di missili europei Mbda, controllato da Eads, Bae Systems e Finmeccanica, ha deciso di puntare sull'India per sostenere la crescita poiché le condizioni di mercato sono diventate “più difficili” nel Golfo. Nel decennio scorso i paesi del Golfo hanno assicurato il 60 per cento delle esportazioni, mentre nel nuovo contesto lo sguardo si rivolge all'Asia ed in particolare a Nuova Delhi.
In Europa continua il dibattito sulla competitività dell'industria della difesa. In un incontro tenuto il 21 febbraio presso la commissione sicurezza e difesa del Parlamento europeo, Arnaud Danjean, presidente della sottocommissione, ha detto che l'industria della difesa "non è un settore industriale come gli altri. La sua natura strategica la rende un caso speciale”. Ha poi sottolineato l'importanza di un vertice europeo da tenere nel mese di dicembre, quando gli Stati membri dovranno discutere dei problemi di sicurezza e difesa. Michel Barnier, commissario. europeo agli affari finanziari, ha a sua volta affermato che "se c'è la volontà di sviluppare la difesa europea, dobbiamo essere pronti" e ha individuato diverse priorità: rendere il mercato della difesa più aperto; il sostegno alle PMI; la doppia capacità civile/militare, la ricerca, lo sviluppo e il commercio di attrezzature militari.
Lo scenario attuale si mostra dunque fortemente ambiguo: da una parte i dati del Sipri potrebbero far pensare ad una crisi della produzione militare nel mondo, dall’altra però, come afferma il presidente della International Crisis Group, Louise Arbour, “Ogni anno nel mondo i vecchi conflitti peggiorano e ne emergono di nuovi, ogni tanto qualche situazione migliora” http://www.crisisgroup.org/ , e allora forse non bisogna più fare affidamento solo alla quantità di armi fabbricate, ma alla loro qualità e a come è regolamentato il commercio delle armi. “Il programma drone è-stato molto efficace ... Abbiamo ucciso 4700 ... A volte si colpiscono persone innocenti, e io odio questo, ma siamo in guerra, e abbiamo eliminato alcuni membri molto in alto di Al-Qaeda”. http://blogs.cfr.org/zenko/2013/02/20/how-many-terrorists-have-been-killed-by-drones/
DECISIONE 2013/43/PESC DEL CONSIGLIO del 22 gennaio 2013 sulla prosecuzione delle attività dell’Unione a sostegno dei negoziati relativi al trattato sul commercio delle armi nell’ambito della strategia europea in materia di sicurezza:

“Il 7 novembre 2012 il primo comitato dell’Assemblea generale dell’ONU ha adottato un progetto di risoluzione dal titolo «Il trattato sul commercio delle armi», in cui si è deciso di convocare a New York dal 18 al 28 marzo 2013 la conferenza finale dell’ONU relativa al trattato sul commercio delle armi, che sarà disciplinata dal regolamento di procedura adottato per la conferenza del luglio 2012, al fine di mettere a punto l’elaborazione del trattato sul commercio delle armi in base al progetto di testo del trattato presentato il 26 luglio 2012 dal presidente della precedente conferenza dell’ONU.”
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2013:020:0053:0056:IT:PDF

 

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