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"C’è un effetto mediatico pazzesco. Da una settimana ricevo cinquanta curriculum al giorno". Una convenzione Onu del 1989, entrata in vigore nel 2001, vieta l'addestramento e l'impiego di mercenari ma è facilmente eludibile. Antonino Adamo, ricercatore del Cnr, ha scritto il libro "I nuovi mercenari" (Edizioni Medusa),
22 aprile 2004 - Redazione

C’è un’Italia che trattiene il fiato per i tre ostaggi in mano ai terroristi iracheni. E c’è un’altra Italia che osserva quanto accade a Baghdad con occhi diversi, attenti, interessati. Incredibile a dirsi, c’è un boom di aspiranti vigilantes che si dicono pronti ad andare in Iraq. «La nostra casella postale - racconta Riccardo Mazzara, titolare di quella scuola di Livorno, la «Epts», che ha acquistato notorietà internazionale per avere addestrato due degli italiani sequestrati - è invasa dai messaggi di gente che ci chiede di aiutarli a trovare un ingaggio. Io getto tutto nel cestino. Non è il nostro campo. Noi qui a Livorno prepariamo operatori per fare da “bodyguards”, niente di particolarmente pericoloso. L’Iraq è un’altra storia. Ecco, se avessi pochi scrupoli, adesso avrei potuto aprirmi una piccola società all’estero, una Srl, e buttarmi nel business. Ma la mia coscienza non me lo permette». Carlo Biffani è uno del mestiere. La sua società, la «Start», è in procinto di chiudere contratti di «security» con imprese italiane che vogliono espandersi in Iraq. «C’è un effetto mediatico pazzesco. Da una settimana ricevo cinquanta curriculum al giorno. Nel mio ufficio non si fa altro che esaminare e vagliare gente che si propone. Nella stragrande maggioranza dei casi, non sono all’altezza. E’ inimmaginabile che si possa passare dal portone di una discoteca, con tutto il rispetto per quel tipo di lavoro, e anche i rischi che comporta, ad una scorta armata a Baghdad. Comunque qualcosa di buono arriva». Intende dire: dal suo punto di vista. «Sì, certo. Parlo di giovani, ex militari, che offrono una base umana su cui lavorare». Terza voce, e a questo punto è la conferma di un trend, Maurizio Orienti. La sua società si chiama «Bulldog Servizi» e ha due squadre (una appena rientrata) al lavoro in Iraq. «Si è aperta una pericolosissima corsa all’ingaggio, frutto di una disinformazione che ha trasformato gli esperti della sicurezza privata in rambo. Ci scrivono ragazzi tra i 22 e i 28 anni attratti dall’idea di guadagnare mille dollari al giorno e dall’adrenalina».

Note:

Venerdì 16 Aprile 2004, 14:24

Iraq palcoscenico per i "nuovi mercenari", dice ricercatore
Di Roberto Bonzio

MILANO (Reuters) - In Iraq, per ogni 10 militari in divisa, ne è presente almeno uno di un altro esercito, consistente anche se poco visibile, forse più di 15.000 uomini senza uniforme e divisi sotto le sigle delle società private che la globalizzazione ha proiettato anche nel settore della guerra.

Questa la stima che traccia Antonino Adamo, ricercatore del Cnr e autore di "I nuovi mercenari" (Edizioni Medusa), dedicato al fenomeno della crescente presenza di aziende private nel settore bellico (...)

"Un fenomeno difficile da quantificare, perché queste società hanno pubblicazioni e siti Internet ma sono estremamente generiche nel definire i propri servizi e tendono ad evitare visibilità", dice Adamo.

ALMENO UN'OTTANTINA LE COMPAGNIE ATTIVE IN TUTTO IL MONDO

Secondo le stime di International Consortium of Investigative Journalists, diffuse dalla rivista Analisi Difesa (www.analisidifesa.it), le principali Pmc (Private Military Company) operative nel mondo sono un'ottantina, una dozzina quelle che hanno cessato l'attività.

"Forniscono pacchetti integrati di sicurezza, usano termini tecnici e asettici che indicano un'ampia gamma di servizi di sicurezza, personale qualificato a tutti i livelli, dallo sminamento all'addestramento di personale locale, alla protezione di comunicazione, sedi diplomatiche, personalità famose", dice Adamo, che definisce sempre più labile il confine tra queste attività di "sicurezza" e ruoli più attinenti alle operazioni belliche.

"Sono le stesse forze armate a rivolgersi a queste società. Secondo la mia ricerca, il Pentagono sborsa loro 8 miliardi di dollari l'anno, con 3.000 contratti per 300 miliardi di dollari firmati dal '94 al 2003. Attività di 'outsourcing' militari e non, visto che comprendono rifornimenti, lavanderie e servizi igienici per le truppe, con un risparmio per la Difesa Usa di circa 6 miliardi di dollari all'anno".

DALL'AFRICA ALL'IMPEGNO A FIANCO DELLE POTENZE IN IRAQ

Dai vecchi eserciti mercenari ai corpi assoldati in Africa da stati in bancarotta costretti ad appaltare a professionisti esterni il controllo territoriale, dice il ricercatore, si è arrivati ad una svolta con la caduta del Muro di Berlino e la fine dell'apartheid in Sudafrica.

"Tra 1987 e 1996 i militari regolari nel mondo sono scesi da 28 a 22 milioni. Una superofferta sul mercato di professionisti e armamenti, che dalla fine degli anni Novanta ha portato a quanto sta succedendo oggi anche in Iraq. Gli eserciti privati non si mobilitano più in sperduti stati africani ma anche nel cuore dello scenario internazionale, a fianco di grandi potenze", dice Adamo. Convinto che alcune di queste compagnie abbiano svolto sotto copertura vere e proprie azioni di politica estera.

Al nuovo ruolo dei militari privati, dice il ricercatore, non sono estranee ragioni di consenso.

"Col fallimento in Somalia nel 1993 dell'operazione Restore Hope, la morte di quei 18 marines fu per l'opinione pubblica inaccettabile...anche un soldato morto tornato in un sacco fa meno effetto se non è un militare dell'esercito...".

Una convenzione Onu del 1989, entrata in vigore nel 2001, vieta l'addestramento e l'impiego di mercenari ma è facilmente eludibile con piccoli accorgimenti, afferma Adamo. Come accade negli Usa alla legge che prevede il vaglio del Congresso solo per i contratti militari superiori ai 50 milioni di dollari.

Se Usa, Gran Bretagna e Sudafrica sono le sedi principali di tali società, almeno due compagnie militari private hanno sede anche in Italia: la Defense Security Training Service (fondata da Antonio Marrapese, 285 consulenti e premio 2001 negli Usa come compagnia di sicurezza dell'anno, dice il sito defensecurity.com), e la Presidium International Corporation (www.presidium.net) di Salvatore Stefio, che in Iraq assieme a Umberto Cupertino e Maurizio Agliana è ancora nelle mani dei rapitori che hanno assassinato Fabrizio Quattrocchi.

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