E la strage continua...

Questa riflessione a caldo viene dalla scoperta del report “Is it Safe?” redatto dall’Organizzazione norvegese Norvegian People’s Aid, che illustra e approfondisce storia e conseguenze di questo periodo mai concluso.
“Tra il 1945 e il 2017, più di 2.000 test nucleari – sia atmosferici che sotterranei – sono stati condotti in siti ora situati in 15 paesi: Algeria, Australia, Cina, Francia (nel Mā'ohi Nui/Polinesia francese), India, Kazakistan, Kiribati, Isole Marshall, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Turkmenistan, Ucraina, Stati Uniti e Uzbekistan. Questi stati continuano a subire impatti duraturi e in molti casi gravi. Il peso più pesante è caduto sulle comunità che vivono vicino ai siti di prova, in particolare le popolazioni indigene e le popolazioni in territori precedentemente colonizzati.”
Ma sono tutte vicende sottostimate, secretate, e lasciando spesso le popolazioni coinvolte inconsapevoli dei pericoli o di come proteggersi.
Ma...
Basterà la testimonianza di quanto descritto - e son vicende ignorate dai più - a dare a noi vivi più di un pensiero? Magari non relegato alle paure naturalmente istintive ma espandendosi ad azioni nel concreto?
“Le armi nucleari non sono una forza della natura, non sono generate da Dio, sono qualcosa che gli esseri umani hanno prodotto, e noi le possiamo smantellare, sappiamo come fare. Ciò che manca è la volontà politica.
E per questo ci rivolgiamo a voi, perché questo compito, l’eliminazione delle armi nucleari, richiede il coinvolgimento di ciascuno di noi.” Questo è quanto disse, nel 2014 a Roma al Summit dei Premi Nobel per la Pace, il dott. Ira Helfand, già IPPNW Co-President.
Forse siamo ancora in tempo a farlo.
Full report here
Vedi anche: Trump minaccia ripresa di test nucleari, un passo indietro pericoloso e inaccettabile. L’Italia lo condanni (fonte: Pressenza)
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