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    Gli Usa bloccano la tutela delle foreste

    Un piano segreto statunitense per bocciare l’iniziativa di combattere il disboscamento illegale delle foreste primarie più a rischio del pianeta, che Tony Blair presenterà prosimamente al G8
    20 marzo 2005 - Roger Harrabin
    Fonte: www.nuovimondimedia.it
    18.03.05

    foreste pluviali È stata rivelata l’esistenza di un piano segreto degli Stati Uniti volto a silurare l’iniziativa che Tony Blair presenterà al G8, con cui si intende combattere il disboscamento illegale delle foreste pluviali più a rischio del pianeta.
    È stata rivelata l’esistenza di un piano segreto degli Stati Uniti volto a silurare l’iniziativa che Tony Blair presenterà al G8, con cui si intende combattere il disboscamento illegale delle foreste pluviali più a rischio del pianeta: la notizia, trapelata da un memo del Dipartimento di Stato, è stata annunciata dal programma Newsnight della BBC.

    Blair vuole far sì che i ministri dell’ambiente, riuniti a Derby questa settimana, formulino delle regole volte a stabilire fermamente che tutto il legname acquistato dagli organismi ufficiali delle nazioni ricche deve provenire da foreste adeguatamente tutelate e gestite.
    Il Regno Unito si è convinto a dare il via a tale iniziativa dopo che i ministri del governo indonesiano hanno dichiarato che la corruzione nel loro paese è talmente dilagante che essi stessi non hanno il potere di contrastare l’approvvigionamento di legname da parte delle bande criminali che saccheggiano le loro foreste.

    Hanno sollecitato con urgenza le nazioni ricche a ridurre la richiesta di legame a buon mercato ottenuto illegalmente.
    I potenti lobbisti statunitensi, tuttavia, si sono opposti a qualsiasi misura che prevedesse una certificazione obbligatoria del legname legittimamente prodotto, e il memo del Dipartimento di Stato che è trapelato dimostra che il governo degli Stati Uniti si rifiuterà di sottoscrivere la proposta di Blair.

    Relazioni anglo-americane

    Questa sarà senz’altro un’enorme delusione per il governo britannico.

    In più, per l’alleanza transatlantica sarà ancora più devastante la rivelazione, presente nel memo, che la responsabile delle politiche forestali presso il Dipartimento di Stato, Stephanie Caswell, in gennaio ha abbozzato una strategia da mettere a punto con il Canada, per fermare le limitazioni all’acquisto di legname e per fare pressioni su Russia e Canada perché votino contro il progetto.

    Nel memo si sosteneva che qualsiasi misura proposta da Blair per spingere il G8 a rilasciare un comunicato ufficiale che lo impegnasse a stabilire delle regole per l’approvvigionamento di legname era “inaccettabile” e avrebbe dovuto venire contrastata.

    Un portavoce del Dipartimento di Stato ha confermato che il memo era autentico, ma ha insistito nel dire che non è mai stato accettato come documento politico ufficiale. Ha detto che gli Stati Uniti avevano riserve riguardo all’emissione di nuove disposizioni per l’approvvigionamento di legname in America, ma ha ribadito che nelle trattative di questa settimana gli Usa avrebbero permesso ad altri partner del G8 di decidere autonomamente se appoggiare il disegno di Blair.

    Il portavoce ha anche dichiarato che gli Stati Uniti “potrebbero aver avuto qualche discussione con il Giappone ai margini degli incontri su questo tema” nelle precedenti riunioni preparatorie del G8, ma ha affermato che i giapponesi dovevano ancora decidere se appoggiare il Regno Unito.

    L’appoggio europeo

    L’Europa sostiene fortemente l’iniziativa di Blair, e le tattiche statunitensi hanno attirato le furiose repliche degli attivisti che si battono per la conservazione delle foreste pluviali.

    Faith Doherty, dell’Environmental Investigation Agency (EIA) britannica, ha detto: “Penso che sia assolutamente oltraggioso. Qui abbiamo un paese che fa enorme uso di legname tropicale, che riconosce che si tratta di un crimine forestale, un crimine ambientale in Indonesia e in altri stati tropicali”.
    “Inoltre, cercare di minare tutto ciò per cui tante persone hanno lavorato così duramente negli ultimi cinque anni è semplicemente inaccettabile”.
    L’attivista ha poi dichiarato che i giapponesi hanno recentemente introdotto regole sul legname molto più rigide rispetto a quelle statunitensi.

    La Doherty, una veterana delle campagne ambientali, ha ammesso che gli Stati Uniti non erano tra i principali consumatori di legname tropicale, ma ha insistito nell’affermare che i prodotti realizzati con legno di produzione illegale continuavano ad arrivare copiosi in America, dopo essere stati riciclati altrove.

    Altri osservatori hanno l’impressione che la posizione assunta dal Dipartimento di Stato sia maggiormente guidata dall’ideologia del libero mercato.
    Tuttavia R. J. Smith, del Competitive Enterprise Institute di Washington (istituzione di impronta conservatrice), ha dichiarato: “Credo che gli Stati Uniti considerino tutto ciò come un modo di allontanarsi dal libero mercato, spostandosi verso una politica di collaborazione con molte delle ONG internazionali che stanno tentando di realizzare una sorta di mercato ‘verde’”.

    “Non crediamo necessariamente che questo sia un passo nella direzione giusta. Pensiamo che il mercato dovrebbe essere libero il più possibile, e che queste altre problematiche legate all’ambiente e simili dovrebbero essere messe in secondo piano rispetto alla libertà del commercio, in secondo piano rispetto alle principali considerazioni espresse dal WTO”.

    “Gli Usa, in passato, non sono stati particolarmente ricettivi alle proposte che prevedevano di affidare la gestione o l’uso della forza mondiale al controllo di organismi internazionali o delle Nazioni Unite”.

    “L’ultima occasione in cui io ricordi ci sia stato uno sforzo congiunto di realizzare una cosa del genere fu alla Conferenza sull’Ambiente e lo Sviluppo di Rio, nel 1992, e gli Stati Uniti non si aderirono al trattato mondiale sulle foreste che fu elaborato in quell’incontro. Quindi sarei sorpreso se gli Usa si muovessero in quella direzione”.

    Sull’onda del dibattito sul cambiamento climatico, gli Stati Uniti sono poi scettici riguardo agli effetti delle politiche del G8 per la tutela del legname perché la Cina è una grande importatrice di legname rubato. Gli attivisti affermano che è assai improbabile che la Repubblica Popolare Cinese cambi atteggiamento, a meno che le nazioni ricche non mettano ordine in casa propria.

     

     

     

    Note:

    Fonte: http://www.michaelmoore.com/words/index.php?id=1845
    Tradotto da Nuovi Mondi Media

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