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    Conferenze del Consenso: partecipazione pubblica alle decisioni sul rischio biotecnologico

    23 aprile 2003 - Alessandro Gimona

    La capacita’ di modificare il corredo genetico di organismi viventi, apre opportunita’ nel campo biomedico ed agricolo, ma comporta anche rischi. Questi sono principalmente dovuti al fatto che il funzionamento cellulare degli organismi che subiscono le modificazioni e’ ancora noto solo in piccola parte, specialmente quando si tratta di organismi superiori. Non e’ dunque sempre possibile prevedere sempre le conseguenze delle modificazioni che si introducono.

    I sostenitori di queste tecnologie tendono a minimizzare i rischi e a sottolineare quelli che ritengono i benefici produttivi e sociali e cioe’ una maggior resa delle colture, un supposto minor uso di sostanze chimiche e il fatto che queste tecnologie possano rappresentare una soluzione al problema della fame in paesi in via di sviluppo. L’ottimismo dei sostenitori, spesso non e’ sempre confermato da dati e rapporti ufficiali, si vedano ad esempio

    http://www.rsc.ca/foodbiotechnology/indexEN.html

    http://www.genewatch.org/Publications/farmers.htm

    http://europa.eu.int/comm/dg06/public/gmo/cover.htm

    http://www.fao.org/FOCUS/E/SOFI/for-e.htm

    I critici sottolineano che l’ introduzione di queste tecnologie ha implicazioni potenzialmente profonde, sia dal punto di vista pratico, perche’ rischi e benefici sono distribuiti in modo diseguale,che dal punto di vista etico (si veda ad esempio la controversia sulla brevettabilita’ degli organismi viventi).

    I potenziali rischi non devono essere sottovalutati. Tuttavia, non esiste accordo su una procedura standardizzata per stabilire quali siano questi rischi, quali abbiano piu’ o meno peso di altri, e come comportarsi in presenza di incertezza.
    Quando i governi debbono mettere a punto una linea di condotta i cui risultati non possono essere garantiti, sarebbe' necessario considerare le diverse opinioni di coloro che ne saranno influenzati. Nel caso delle biotecnologie cittadini, consumatori, agricoltori, non vengono messi sufficientemente al corrente delle questioni ne’ hanno la possibilita’ di influenzare le decisioni, se non attraverso il voto. In questo contesto, e’ facile capire come le lobby chimico-biotecnologiche, che premono per una frettolosa deregulation, possano prevalere. Cio’ rappresenta un rischio che va oltre la questione biotecnologica: il disequilibrio nella capacita’ di influenzare decisioni importanti può alienare sempre di piu’ i cittadini dalla politica e dal processo democratico .
    In controversie che comprendano aspetti scientifici, inoltre, la mancanza di consultazione alimenta la diffidenza dei cittadini nei confronti degli scienziati. A questo proposito, puo' essere utile avere presenti alcuni principi che i sociologi hanno appreso dallo studio delle decisioni riguardo ad ambiente e salute:

    - Strumenti quantitativi producono risultati che dipendono dalle assunzioni a monte e sono piu' incerti di quel che a volte puo' sembrare

    - Se vengono usati tali strumenti, crisi ambientali e politiche possono emergere a lungo termine, come nel caso della Encefalopatia Spongiforme (Mucca Pazza) e la fiducia della societa' nei decisori risultare.compromessa

    - E' bene rendere chiaro quando assenza di evidenza non derivi da risultati negativi ma da assenza di (o insufficiente) ricerca.

    - La trasparenza serve a conquistare la fiducia della societa' civile.

    I comuni cittadini hanno sempre meno fiducia nella possibilita’ che la scienza da sola sia in grado di produrre decisioni soddisfacenti ed obbiettive. E’ dunque necessario creare opportune sedi di discussione. In altre parole, accanto alle tradizionali formule che vedono le decisioni prese da politici o funzionari a porte chiuse, sulla base delle consulenze scientifiche, sono necessari nuovi strumenti di partecipazione democratica attiva e decentrata, che integrino gli strumenti esistenti. Cio’ aumenterebbe la fiducia che i cittadini ripongono nel sistema decisionale.

    E’ bene chiarire che maggiore partecipazione non costituisce un attacco alla “Scienza”. Innanzitutto gli scienziati sono consci di limitazioni ed incertezze nei loro risulatati. Inoltre, fino ad ora, il metodo scientifico si e' dimostrato lo strumento migliore per stabilire fatti, quando questo sia ragionevolmente possibile. Non sarebbe dunque sensato proporre che vi sia partecipazione nella fase tecnica dei processi scientifici. La partecipazione e’ necessaria nella fase dei processi decisionali che implica giudizi soggettivi poiche’ le decisioni, non vengono prese solo in base a fatti, ma anche in base a valori che attribuiscono loro un senso.

    In presenza di incertezza, persino all'interno della comunita' scientifica, e' apparente come le considerazioni di valori influenzino il punto di vista riguardo a rischi.e decisioni sulla loro accettabilita'. Si prenda il caso delle colture modificate geneticamente: i biologi molecolari e gli agronomi spesso tendono ad enfatizzare i potenziali benefici, mentre medici ed ecologi spesso tendono ad enfatizzare i potenziali costi e rischi.

    La percezione dell'incertezza cambia poi al di fuori della comunita' scientifica. L'incertezza viene di solito filtrata, eliminata dai decisori che agiscono come se le incertezze non esistessero quando debbano giustificare le proprie decisioni. La societa' civile, che si e' resa conto da anni che questo puo' portare a effetti non desiderati, reagisce con proteste. Sarebbe dunque opportuno riconoscere l'incertezza e renderala parte di un trasparente processo di decisione che consulti la societa' civile.

    Pertanto il parere degli esperti, per quanto indispensabile, non e' sufficiente a determinare decisioni accettabili e a mantenere o a ricostruire i rapporti di fiducia tra cittadini e istituzioni. Per questo e' necessario che gli esperti comunichino da pari a pari con i cittadini e che questi ultimi abbiano la possibilita' di influenzare sia quali questioni vengano investigate, sia decisioni che li riguardano da vicino.

    E’ interessante citare il parere della commissione di scienziati della Royal Society of Canada . (pagina 8, exec.summary del Report) riguardo ai rispettivi ruoli degli scienziati e dei comuni cittadini:

    "There is no doubt that questions about the potential hazards inherent in the products of agricultural biotechnology and the mechanisms for assessing the magnitude of the health risks they pose are primarily scientific, requiring the very best scientific methods and expertise for their resolution. But they are not purely scientific. It is now generally recognized in the scholarly literature on the nature of risk analysis that many aspects of the task of assessing the magnitude of technological risks and managing them within the limits of safety involve judgments and decisions that are not themselves strictly scientific (Salter et al., 1988; Mayo et al., 1991; Shrader-Frechette, 1991). They involve value judgments related to such issues as the appropriate way to handle uncertainties in scientific data and results, assignment of the burden of proof among stakeholders in risk issues, standards of proof, definition of the scope of the risk issue (e.g. should human error be considered part of the risk of the technology?), and, of course, the central issue, already noted, of what levels of risk should be considered “acceptable”. Such “extra-scientific” judgments are inherent in any assessment of risk and in the judgments about the technological and social mechanisms for maintaining it within safe limits."

    Benche’ la societa’ abbia diritto ad esprimersi, è bene notare che questa, tuttavia, non e’ formata da un gruppo omogeneo di persone, al contrario. E' dunque lecito aspettarsi che convivano una moltitudine di atteggiamenti culturali, valori, stili di vita, che influenzano il punto di vista degli individui sulle piu' diverse questioni e che, non esistano schieramenti rigidi e definitivi, ma schieramenti di opinione che cambiano al cambiare delle questioni in esame. E’ necessario tenere conto di tutto cio' nella messa a punto di strumenti di consulatazione, cioe’ strumenti democratici integrativi, che servano da ponte sullo iato tra fatti scientifici e valori.
    A questo punto sorge naturale l'obbiezione che probabilmente i cittadini non hanno sufficienti conoscenze per partecipare a decisioni tecniche e intricate e che quindi la partecipazione e’ di fatto impossibile. E' possibile comunque informare i cittadini in modo comprensibile. Questo e' cio' che succede, per esempio, nei tribunali di vari paesi , durante processi in cui la giuria ascolti le opinioni di vari esperti in materia a cui venga chiesto di esplicitare la base delle proprie opinioni usando un linguaggio compensibile. Sviluppando questo concetto sono stati messi in atto esperimenti pratici, creando 'giurie di cittadini' composte da 10-25 membri selezionati con cura in modo da rappresentare il piu' ampio spettro possibile della societa'. I membri di questa selezione decidono quali questioni porre, si incontrano con numerosi esperti, (di solito di opinioni diverse riguardo alla stessa questione) ne ascoltano il parere e possono fare domande e chiedere approfondimenti. Nel caso delle conferenze del consenso, tenutesi in vari paesi, gli incontri durano 2-3 giorni.

    Alla fine degli incontri con gli esperti e' la commissione di cittadini che stila un rapporto contenente esplicite raccomandazioni per i decisori politici. Il tutto si svolge 'a porte aperte'.

    Cio' che contraddistingue questa formula da sondaggi e referendum è che i componenti del gruppo di cittadini possono venire a contatto diretto con gli esperti e discutere apertamente e direttamente i loro dubbi. Inoltre, come si notera', cio' e' ben diverso dall' avere qualche rappresentante della societa' civile che sieda allo stesso tavolo di esperti mentre questi conducono una discussione tecnica e dunque spesso oscura per i non addetti ai lavori.

    Risultati fin qui ottenuti mostrano che questioni complicate da molti aspetti possono venire ben comprese e che e' possibile arrivare a decisioni informate

    Questa formula e' stata usata in vari paesi (ad es. Australia, Nuova Zelanda, Danimarca, UK) in conferenze pubbliche denominate Conferenze per il Consenso, aventi come tema gli OGM.

    Analizzando le raccomandazioni cio’ che emerge chiarmente e’ che i cittadini vogliono una legislazione che anteponga l’interesse pubblico a quello delle lobby biotecnologiche, nonche’ la creazione di nuove istituzioni pubbliche indipendenti, i cui esperti siano al riparo dalle pressioni lobbistiche di cui sopra. Tali istituzioni dovrebbero condurre valutazioni basate su evidenza scientifica, con procedure trasparenti. Le decisioni dovrebbero essere prese ‘caso per caso’, evidenziando sia l’ incertezza che i giudizi di valore e tenendo conto, se necessario, delle obbiezioni della societa’ civile. La legislazione dovrebbe essere in grado di integrare – tramite nuove istituzioni - evidenza scientifica, valori etici ed interessi economici.
    Le Conferenze hanno dimostrato di capire che nel prendere decisioni sulle biotecnologie e’ necessario riconoscere che la nostra comprensione dei sistemi biologici e’ ancora scarsa e che la loro introduzione ha implicazioni che richiedono un’ ampia partecipazione e collaborazione tra esperti e non esperti.

    Note:

    http://www.rsc.ca/foodbiotechnology/indexEN.html
    http://www.genewatch.org/Publications/farmers.htm
    http://europa.eu.int/comm/dg06/public/gmo/cover.htm
    http://www.fao.org/FOCUS/E/SOFI/for-e.htm

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