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    Chi crede che una crescita esponenziale possa continuare all'infinito in un mondo finito è un folle, oppure un economista

    Obiettivo Decrescita

    Mauro Bonaiuti Edizioni Emi, Pagg. 160 - Euro 9,00
    19 luglio 2005 - Mauro Bonaiuti. Insegna Istituzioni di Economia all'Università di Modena e Reggio Emilia. T ra i promotori dell'Associazione antiutilitarista di critica sociale e della RES (Rete di Economia Solidale). Ha curato, oltre al presente volume, la raccolta di s

    copertina Intorno alla decrescita - innegabilmente - l'interesse stà crescendo. Il primo segnale evidente di questo interesse si è avuto a Parigi - siamo nel marzo 2002 - in occasione del convegno internazionale Défaire le développement, refaire le monde, (Disfare lo sviluppo, rifare il mondo), voluto da Serge Latouche e da La Ligne d'horizon nella sontuosa cornice del palazzo dell'UNESCO: oltre 500 persone presenti e centinaia rimaste in lista di attesa. Sulla scia di questo inatteso successo è stato organizzato un secondo convegno - nel Settembre 2003, a Lione - dal gruppo di ecologisti che ruota attorno alle riviste Silence, Casseurs de Pub, L'Ecologiste, ed esplicitamente dedicato - questa volta - al tema della "Decrescita sostenibile". In questa occasione è stato anche presentato il volume Objectif Décroissance, dal quale sono tratti i saggi in questo libro tradotti.

    In un certo senso, quello alla decrescita è innanzitutto un appello. Come tale ha il merito di esprimere l'urgenza di una inversione di rotta rispetto al paradigma dominante della crescita, vera spina dorsale dell'immaginario Occidentale. L'invito alla decrescita indica al tempo stesso una prospettiva alternativa rispetto ai diversi modelli di sviluppo realmente esistenti, ed in particolare rispetto all'onnipresente paradigma dello sviluppo sostenibile.

    Decrescita e sostenibilità sono strettamente connesse: la decrescita è necessaria alla sostenibilità, la sostenibilità - e la gioia di vivere - costituiscono, in un certo senso, l'orrizzonte della decrescita. L'idea stessa di sostenibilità viene qui intesa a diversi livelli: ecologico, sociale, ma anche politico e culturale. I saggi presentati nel volume hanno appunto il merito di affrontare il tema della decrescita a questi diversi livelli e da queste diverse prospettive.

    Come emerge dall'analisi dei contributi presentati nel libro, il paradigma della decrescita - se di paradigma si può parlare - sembra trarre le proprie origini dal confluire di due filoni di pensiero: quello della critica dello sviluppo, portata avanti sul piano storico, economico e sociale, in particolare da Serge Latouche e dalla Ligne d'horizon; e quello della critica bioeconomica, rappresentato qui in particolare da Jacques Grinevald e da chi scrive.
    Il contributo di chi scrive - oltre a presentare una sintesi delle principali conclusioni della teoria bioeconomica di Georgescu-Roegen (e quindi del perché l'attuale sistema economico è ecologicamente insostenibile) - introduce in modo semplice, senza alcuna formalizzazione, un nuovo approccio sistemico al processo economico. Tale approccio consente di comprendere a fondo alcuni paradossi della società contemporanea, in particolare il paradosso dell'efficienza (perché, nonostante gli incrementi di efficenza i consumi d risorse aumentano sempre di più) e il paradosso del benessere (come mai, cioè, nonostante gli aumenti continui nei consumi di beni e servizi, il benessere tende a diminuire).

    Jacques Grinevald, allievo di Georgescu Roegen, ci giuda in un percorso accattivante dalla crisi della scienza economica tradizionale (rimasta a suo parere al XIX secolo!) sino al sorgere del nuovo paradigma bioeconomico e alle più recenti controversie in questo ambito.
    I fautori della globalizziazione e dello sviluppo sostenibile, hanno sempre risposto alle critiche degli ecologisti con una pluralità di argomentazioni, secondo cui il progresso tecnico consentirà, come già avvenuto in passato, di oltrepassare i limiti, producendo di più con un minore impiego di risorse e di energia. Il saggio di Schneider - come in precedenza quello di chi scrive - rovescia questa tesi e, con numerosi esempi, giunge a dimostrare come il progresso tecnico dia luogo ad una sorta di effetto rimbalzo, e dunque ad un'inatteso aumento nei consumi dei più svariati generi di beni e servizi.

    La seconda parte del volume è dedicata alle buone prassi. Sono presentate tre esperienze pratiche di decrescita; quella dei Sistemi di scambio locale (SEL) in Francia; la campagna contro l'effetto serra - condotta in 16 paesi europei da un gruppo di associazioni - finalizzata alla riduzione delle emissioni di gas serra, ed infine la liberazione dall'automobile, vero simbolo dell'immaginario della crescita.

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