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    Il panico è ormai all’ordine del giorno.

    Un manuale di sopravvivenza per la crisi energetica

    15 ottobre 2005 - Jeremy Rifkin

    . George Bush dovrebbe scaricarsi e prendere visione della ‘European Union Green Paper on Energy Efficiency’, un “manuale di sopravvivenza” appena pubblicato, una vera e propria roadmap per ogni individuo, famiglia, comunità e paese deciso ad ammortizzare lo shock dei rialzi petroliferi
    Il panico è ormai all’ordine del giorno.

    Il prezzo del petrolio nei mercati internazionali ha superato i sessanta dollari al barile. Le previsioni ci dicono che presto, a seguito della contrazione delle riserve mondiali, si giungerà alla fatidica cifra dei cento dollari: i politici e i businessman – quelli degni di tali nomi – non stanno passando notti tranquille.

    L’economia mondiale comincia a rallentare, lo scenario è quello di una nuova recessione internazionale di lungo termine – diversi economisti parlano addirittura di depressione globale – che potrebbe protrarsi per decenni.

    Ci stiamo bruscamente destando dalla convinzione che il mondo intero possa fondarsi ancora a lungo sul petrolio. Siamo la civiltà dell’oro nero. Produciamo cibo grazie ai fertilizzanti e ai pesticidi petrolchimici. La nostra plastica, i nostri prodotti farmaceutici e i nostri vestiti sono costituiti per la maggior parte da derivati del petrolio. I trasporti, l’energia, i riscaldamenti, la luce elettrica di cui quotidianamente facciamo uso dipendono completamente dal petrolio.

    George Bush ha recentemente sollecitato i cittadini americani a utilizzare meno spesso le proprie vetture – il 52% dei veicoli circolanti negli Stati Uniti sono vetture SUV [Sport Utility Vehicles, NdT], che vomitano nell’atmosfera quantità record di CO2 – per risparmiare carburante prezioso. La Casa Bianca ha chiesto anche ai dipendenti federali di limitarsi agli spostamenti essenziali, di viaggiare in vetture dove sono presenti più viaggiatori, di fare uso dei trasporti pubblici. In più, il presidente ha ordinato di regolare i termostati della Casa Bianca sui 72 gradi Fahrenheit [28,8 gradi Celsius, NdT], non un grado di più.

    Incredibilmente, allo stesso tempo Bush proclama la sua nuova portentosa strategia di efficienza energetica, la Casa Bianca e i Repubblicani al senato dietro le quinte stanno silenziosamente gettando sul lastrico i rimanenti sei centri regionali del Dipartimento dell’Energia Usa – istituiti per sostenere le famiglie a basso reddito, la comunità degli affari e il governo federale e per implementare i provvedimenti sull’efficienza energetica – tagliandone i fondi previsti.

    Sembra proprio che George Bush e il suo team non abbiano realizzato per nulla l’entità dell’enorme crisi energetica che gli Usa e il mondo intero si trovano di fronte. La Casa Bianca ha chiaramente bisogno di una guida.

    Bush per primo farebbe una buona cosa se si scaricasse e prendesse visione della ‘European Union Green Paper on Energy Efficiency’ (europa.eu.int/comm/energy/efficiency/index_en.htm), appena pubblicata. Il documento si dimostra un “manuale di sopravvivenza” ben dettagliato, una vera e propria roadmap per ogni individuo, famiglia, comunità e paese – tra cui gli Stati Uniti d’America – che sia deciso ad ammortizzare lo shock dei rialzi petroliferi.

    Secondo il report, se ogni Stato dell’Unione Europea attuasse il proprio programma di conservazione energetica, l’area UE potrebbe da sola potrebbe ridurre di almeno il 20% l’attuale consumo totale di energia – nelle abitazioni, negli edifici commerciali, nelle fabbriche, nel settore dei trasporti – per un risparmio netto di 60 miliardi di euro all’anno. Nel documento si legge inoltre come gli Stati Uniti allo stato attuale potrebbero risparmiare molta di più: infatti, è stato calcolato che, per la produzione di una singola unità di prodotto interno lordo, gli Usa sprecano circa il 50% di contributo energetico in più rispetto all’Europa.

    Uno studio della Commissione Europea rivela che ogni unità familiare di Usa e Ue, tramite il ricorso a pratiche energetiche sostenibili, potrebbe ridurre di almeno 1.200 dollari all’anno il proprio consumo energetico, controbilanciando così i rincari petroliferi. La Carta Verde Europea è ricca di indicazioni particolareggiate su come considerare ogni momento della nostra giornata un’occasione utile per poter contribuire al risparmio energetico complessivo.

    Tra le proposte ci sono quelle relative all’acquisto di auto efficientemente energetiche, la riduzione dei limiti di velocità a 55 miglia orarie, all’adozione di nuovi comportamenti sociali nelle case e negli edifici commerciali – come l’installazione di speciali materiali isolanti e “finestre efficienti”, l’utilizzo di lampadine elettriche permanenti, l’introduzione di software per l’applicazione di tecniche di risparmio energetico, consigli pratici per i proprietari immobiliari – con l’obiettivo di fare della società attuale una società realmente sensibile alla necessità del risparmio energetico.

    L’investimento generale di governi, settori industriali e consumatori per tradurre in realtà le migliaia di ‘migliori strategie di conservazione energetica’ [come indicato nella Carta Verde, NdT] rilancerebbe le economie interne dei singoli paesi, creando milioni di nuovi posti di lavoro. Inoltre, i risparmi energetici consentirebbero di investire in altre forme redditizie di sviluppo economico sostenibile.

    Quale paese meglio degli Stati Uniti potrebbe spianare la strada e dichiarare una volta per tutte lo stato di “emergenza nazionale”, predisponendo un piano quinquennale per rendere esecutive le indicazioni contenute nella Carta Verde dell’UE?

    Dopo tutto, gli Usa da soli consumano più del 25% del totale dei combustibili fossili mondiali, anche se rappresentano solo il 5% dell’intera popolazione terrestre. Gli Usa portano giustamente l’etichetta di “paese più sprecone del mondo”. Sarebbe ora che cogliessero quest’opportunità per diventare invece il paese leader del risparmio energetico.

    E per diventare finalmente un esempio da seguire.

     

     

    Note:

    Jeremy Rifkin è autore di 'The Hydrogen Economy: The Creation of the World Wide Energy Web and the Redistribution of Power on Earth' e consigliere del parlamento europeo per le politiche di energia rinnovabile e per l'economia dell'idrogeno. È presidente della Foundation on Economic Trends di Washington

    Fonte: http://www.boston.com/news/globe/editorial_opinion/
    Tradotto da Luca Donigaglia per Nuovi Mondi Media

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