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    Da Torino a Lione passando per Kyoto

    Le emissioni di anidride carbonica necessarie per i cantieri e i lavori di realizzazione del Tav, insieme alle emissioni necessarie per far viaggiare quei treni energivori ad alta velocità/capacità, sono molto probabilmente, per non dire a priori “certamente”, superiori alle emissioni che si risparmierebbero in virtù del minor uso di camion per le merci ed aerei per i passeggeri.
    14 dicembre 2005 - Paolo Hutter

    no tav proteste dicembre 2005 Non sappiamo ancora se ci sarà davvero l’apertura di un dibattito tecnico-economico sul Tav nell’Osservatorio che il governo istituirà, o se si è trattato solo di una promessa per prendere tempo, andare oltre alle Olimpiadi e scaricare la patata bollente al prossimo governo. In ognuno dei due casi bisognerebbe chiarire al più presto in base a quali criteri si giudica l’opportunità e la economicità di una grande opera. Non vorrei infatti che ritornasse troppo spesso come prevalente uno schieramento pregiudiziale tutto ideologico; il che in un’era di esaurimento delle ideologie assomiglia molto a una questione di gusti. E se de gustibus non est disputandum l’analisi termina lì.

    Ora, nel caso in questione, come i lettori forse avranno già sentito da qualche parte, c’è una controversia tra chi giudica l’opera strategica anche se ammette che non è calcolabile in termini economici la sua convenienza e chi la giudica semplicemente antieconomica. In termini economici - premesso che nessun privato si accollerebbe un’opera di questo genere neanche in cambio di una concessione secolare delle tariffe ferroviarie e stradali di passaggio per quel settore delle Alpi - non è finora chiaro su che basi misurare vantaggi e svantaggi di un investimento così ingente . Sulla previsione di quanta competitività acquisterebbero le imprese della Pianura Padana in virtù del Tav? Sul calcolo del valore che avrebbe la riduzione dello smog emesso in quel tratto autostradale se le merci si sposteranno sul Tav? Probabilmente su tutti questi fattori messi insieme.

    Se di questo si è già cominciato a parlare, vorrei introdurre un elemento di novità collegato all’ormai certa stipula di un secondo Accordo di Kyoto. Si tratterebbe di fare un bilancio energetico, o più precisamente un bilancio preventivo delle emissioni di anidride carbonica che la realizzazione della Torino Lione provocherebbe e di quelle che farebbe risparmiare. Mi è capitato di recente in un dibattito radiofonico di affrontare su questo punto Riccardo Illy. Riteneva curioso che un ambientalista facesse obiezioni economiche mentre avrebbe dovuto apprezzare il minor inquinamento del trasporto ferroviario rispetto a quello dei camion. Lì per lì ho risposto che con quei soldi (probabilmente tra i 15 e i 20 miliardi di euro) si possono finanziare misure e provvedimenti di disinquinamento e risparmio energetico ben più significativi, vasti ed efficaci a breve termine.

    Aggiungo ora un elemento emerso con forza in un convegno di due giorni fa a Torino. Le emissioni di anidride carbonica necessarie per i cantieri e i lavori di realizzazione del Tav, insieme alle emissioni necessarie per far viaggiare quei treni energivori ad alta velocità/capacità, sono molto probabilmente, per non dire a priori “certamente”, superiori alle emissioni che si risparmierebbero in virtù del minor uso di camion per le merci ed aerei per i passeggeri. Anche trascurando l’argomento del rapporto con gli euro investiti. Naturalmente potrei sbagliarmi. Ma questo è il cuore del problema e credo che tutte le persone che con onestà intellettuale si occupano della vicenda dovrebbero sentirsi in dovere di indicare i parametri delle valutazioni da fare.

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