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    Allarme Gb: troppo caldo, gravi rischi per il pianeta

    Un rapporto scientifico del governo britannico avverte: il clima si scalda in fretta, conseguenze gravi
    La censura di Bush E negli Usa il massimo climatologo della Nasa denuncia: il governo cerca di togliermi la parola
    1 febbraio 2006 - Marina Forti
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    31.01.06

    James E. Hansen Due notizie che dicono quanto la politica del clima divida Washington e Londra. Negli Stati uniti, uno dei massimi climatologi della Nasa ha denunciato che l'amministrazione Bush sta cercando di togliergli la parola, in particolare da quando ha parlato in una conferenza pubblica dell'urgenza di ridurre le emissioni di gas di serra che alterano il clima. James E. Hansen (nella foto sopra), direttore del Goddard Institute for Space Studies, ha descritto le pressioni subìte al New York Times, che ricostruisce i dettagli domenica (cita anche un addetto alle pubbliche relazioni della Nasa che dichiara, in una riunione interna: «il mio lavoro è far apparire bene il presidente»). Nella capitale britannica invece ieri il governo ha pubblicato un rapporto scientifico secondo cui il cambiamento del clima avrà conseguenze più gravi di quanto si creda - e, soprattutto, abbiamo ormai poche chances di riuscire a mantenere le emissioni di gas di serra sotto i livelli di pericolo.

    Il rapporto Avoiding Dangerous Climate Change («Evitare un pericoloso cambiamento del clima») raccoglie i documenti presentati a una conferenza ospitata nel febbraio 2005 dall'Ufficio meteorologico del Regno unito. Quella conferenza aveva raccolto il meglio dei dati e studi esistenti per rispondere a due domande: qual è la concentrazione di gas di serra oltre la quale il pianeta è in pericolo, e quali opzioni esistono per evitare di raggiungere quel livello. Le due domande danno per assodato che il cambiamento del clima è già visibile e che avrà conseguenze sulla vita del pianeta - si tratta di agire per limitarlo, e prevenire conseguenze più gravi.

    Il rapporto pubblicato ieri a Londra lancia dunque un messaggio di allarme. Per la verità, la risposta alla prima domanda - quale sia il livello di pericolo nella concentrazione dei gas di serra - è quasi impossibile: gli scienziati tendono piuttosto a dire quali rischi sono associati a quali concentrazioni di gas di serra. Il rapporto fa notare che finora l'Unione europea si era data l'obiettivo di prevenire un aumento della temperatura media globale superiore a 2 gradi Celsius: ma anche solo quei due gradi possono portare allo scioglimento della copertura di ghiaccio perenne della Groenlandia; questo porterebbe a un innalzamento del livello dei mari fino a 7 metri nell'arco di un migliaio d'anni. Può sembrare una prospettiva molto lunga, ma la cosa allarmante è che il riscaldamento della superfice terrestre si sta verificando in modo assai più veloce del previsto - e lo si vede proprio dalla regione artica, come ha dimostrato un autorevole studio internazionale pubblicato alla fine del 2004 dal Consiglio Artico.

    Il rapporto britannico ora fa notare che con un aumento della temperatura media globale sopra ai 2 gradi il rischio di scioglimento dei ghiacci artici aumenta «in modo sostanziale», e questo comporterà «potenzialmente un gran numero di estinzioni e il collasso di interi ecosistemi». L'innalzamento del livello dei mari avrà effetti disastrosi in primo luogo su molti tra i paesi più poveri del pianeta, le più basse sul livello del mare.
    «La cosa che forse non suona molto familiare al pubblico... è la nozione che possiamo arrivare a un punto in cui il cambiamento è irreversibile», ha commentato la ministra dell'ambiente britannica Margaret Beckett ieri alla Bbc: «può volerci un migliaio d'anni, ma quello che dobbiamo capire è l'irreversibilità».

    Attualmente l'atmosfera terrestre contiene circa 380 parti-per-milione (ppm) di anidride carbonica, uno dei principali gas che determinano l'effetto serra: due secoli fa, prima della rivoluzione industriale, erano 275 ppm. Per rispettare l'obiettivo di non aumentare la temperatura più dei 2 gradi bisognerebbe stabilizzare la concentrazione di anidride carbonica entro le 450 ppm: ma il capo-consigliere scientifico del governo britannico, Sir David King, ieri ha dichiarato alla Bbc il suo pessimismo: «nessun paese spegnerà una centrale elettrica che dà energia alla sua popolazione per affrontare questo problema, dobbiamo prenderne atto. Credo che l'obiettivo di 450 ppm sia non fattibile».
    Quanto alla seconda domanda - quali opzioni per evitare le concentrazioni pericolose di gas di serra - il rapporto dice che le alternative esistono: ad esempio aumentare l'efficienza energetica o l'uso di energie rinnovabili. Il punto è: i governi hanno compreso l'urgenza?

     
     

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