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    Cina e India esortate a evitare gli sprechi occidentali

    Il rapporto annuale 'State of the World' del Worldwatch Institute, pubblicato il mese scorso a Washinghton, afferma: “È incoraggiante notare che sempre più autorevoli analisti cinesi e indiani si stanno rendendo conto che il modello di crescita economica resource-intensive nel 21esimo secolo non può funzionare”
    7 febbraio 2006 - Emad Mekay (Inter Press Service)
    Fonte: www.nuovimondimedia.com
    http://www.nuovimondimedia.com/sitonew/modules.php?op=
    modload&name=News&file=article&sid=1705&mode=thread&order=0&thold=0
    7.02.06

    Secondo due studi pubblicati da Inter Press Service, nel caso in cui Cina e India – potenze economiche in grande espansione e affamate di materie prime – mancassero di seguire un modello di sviluppo basato sul risparmio energetico, potrebbero costituire le “più gravi minacce” alla salute ecologica del pianeta. Come afferma l’ultima edizione del rapporto annuale 'State of the World' del Worldwatch Institute, pubblicata il mese scorso a Washinghton, i due giganti asiatici, con le loro enormi popolazioni, stanno rapidamente raggiungendo gli Stati Uniti e l’Europa nella posizione di superpotenze; e la loro vorace domanda di risorse presto supererà quella delle nazioni sviluppate.

    Sebbene il loro consumo pro-capite di risorse sia ancora basso, entrambi i paesi (ma specialmente la Cina) stanno esercitando una notevole pressione sulle risorse a causa delle loro attività manifatturiere ad alto consumo di prodotti di base. È necessario, secondo il rapporto 2006 dell’Institute, che le scelte politiche ed economiche di entrambe le nazioni vengano monitorate con estrema attenzione. Al momento della pubblicazione della ricerca, Christopher Flavin, presidente del Worldwatch, ha dichiarato che “la crescente domanda di energia, cibo e materie prime da parte di 2,5 miliardi di cinesi e indiani sta già avendo effetti destabilizzanti a livello globale”.

    Come molte altre recenti pubblicazioni apparse nei paesi industrializzati, volte a mettere in guardia dalla crescita economica indiana e cinese, similmente questa relazione afferma che gli ultimi due anni hanno costituito una preoccupante anteprima di quanto accadrà in un prossimo futuro, se Cina e India continuassero a seguire il modello economico occidentale e i suoi famigerati patterns di consumo incontrollato.

    L’economia della Cina ha avuto in media un tasso di crescita del 9,5%. L’anno scorso il paese ha consumato, su scala mondiale, il 26 percento dell’acciaio grezzo, il 32 percento del riso, il 37 percento del cotone e il 47 percento del cemento. Il rapporto, inoltre, sottolinea come l’aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio e di altre materie prime renda evidenti le tensioni sulle risorse, a causa proprio della domanda di India e Cina.

    In India, invece, è in crescita il numero di persone che possiedono un’automobile e le autostrade sono in espansione, mentre si investe pesantemente nella costruzione di strade, porti e aeroporti. Il consumo di petrolio è raddoppiato dal 1992; mentre da parte sua la Cina, che a metà degli anni ’90 era autosufficiente dal punto di vista petrolifero, nel 2004 è diventata il secondo importatore mondiale di petrolio.

    Gli autori della relazione puntano poi il dito contro le due nazioni per la crescente domanda dalle foreste e zone di pesca africane, per aver fatto fiorire le esportazioni di soia e minerali grezzi dall’America del Sud e dal Sudest asiatico e per aver causato un calo nei lavori manifatturieri semi-qualificati nell’America centrale e ancora nel Sudest asiatico.

    Le risorse mondiali non possono sostenere contemporaneamente la domanda delle nazioni occidentali che quelle dei due giganti asiatici, specialmente perché il modello economico dominante a livello globale è quello resource-intensive.

    Oggi la Cina è la nazione più popolata del mondo con oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone, seguita dall’India in seconda posizione (1,1 miliardi), ma si calcola che entro il 2030 l’India possa raggiungere quota un miliardo e mezzo, superando la stessa Cina. Un’altra previsione presente nel rapporto riguarda il consumo di generi alimentari, energia e materie prime: considerati i redditi crescenti di entrambi i paesi, esso non potrà che continuare a salire.

    Il mese scorso, l’Earth Policy Insitute (EPI), un altro gruppo di ricerca di Washington che ha recentemente concentrato i suoi studi sui modelli di consumo crescente in Asia, ha affermato che se l’economia della Cina continuerà a espandersi al solito tasso (8% all’anno), nel 2031 il suo reddito pro-capite raggiungerà l’attuale livello di quello statunitense. Dal calcolo dell’EPI, se un giorno la Cina avrà tre auto per ogni quattro persone (come è oggi negli Stati Uniti) avrà un totale di 1,1 miliardi di auto. Oggi, l’intero pianeta ne conta in tutto 800 milioni.

    Lester Brown, ricercatore ambientale e presidente dell’EPI, ha sottolineato come – per fornire strade, autostrade e aree di parcheggio – la Cina dovrebbe lastricare un’area equivalente a quella che oggi è impiegata per la coltivazione del riso. Poi ha aggiunto: “Il modello economico occidentale – l’economia usa-e-getta auto-centrica e basata sui combustibili fossili – non funzionerà in Cina. E se non funzionerà per la Cina, non funzionerà neanche per l’India, che entro il 2031 si pensa avrà una popolazione ancora più vasta di quella cinese”.

    In un libro pubblicato la settimana prima, lo stesso Brown ha affermato che il modello economico di Stati Uniti e Europa, se ripetuto in Cina e India, non funzionerà neppure per gli altri tre miliardi di persone dei paesi in via di sviluppo.

    In ogni caso, il Worldwatch Institute riconosce che le nazioni europee e gli Stati Uniti sono ancora di gran lunga i più grandi consumatori di risorse globali: gli Stati Uniti consumano tre volte tanto grano quanto una persona in Cina e cinque volte quanto una in India; e ancora negli Stati Uniti il tasso pro-capite di emissioni di diossido di carbonio è sei volte più elevato di quello cinese e addirittura di venti volte quello indiano. Ma avverte: “Se Cina e India consumassero risorse e producessero inquinamento quanto il livello pro-capite attuale negli Stati Uniti, ci sarebbe bisogno di due pianeti Terra solo per sostenere le loro due economie”.

    L’istituto conclude l’analisi con una considerazione più ottimistica. Secondo Flavin, gli opinion leader di Cina e India, difatti, sembrano essere consapevoli dei problemi che le loro nazioni si troverebbero ad affrontare, nel caso persistessero nell’applicazione del modello occidentale: “È incoraggiante notare che sempre più autorevoli analisti cinesi e indiani si stanno rendendo conto che il modello di crescita economica resource-intensive non può funzionare, nel 21esimo secolo”.

    Note:

    Fonte: http://www.ipsnews.net/news.asp?idnews=31740
    Tradotto da Barbara Redditi per Nuovi Mondi Media

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