Pannelli solari ai frutti di bosco
Una delle tecniche più promettenti è legata alle celle fotovoltaiche organiche: si tratta di usare materiali a base di carbonio per trasformare la radiazione solare in energia elettrica, al posto di quelli attualmente in uso, a base di silicio. Il vantaggio sarebbe enorme, sia in termini di costi che di impatto ambientale, dato che si può risparmiare fino al 90% sul materiale impiegato. Tuttavia, mentre l'invenzione delle celle al silicio risale addirittura al 1941, questa tecnologia invece è ancora ai primi passi e l'uso pratico del materiale organico è ancora ostacolato dalla scarsa efficienza. L'efficienza, cioè il rapporto fra la potenza ricevuta dal Sole per metro quadro e l'energia effettivamente convertita in potenza elettrica, è del 15% nei materiali ad uso commerciale, mentre sale al 25% in quelli di laboratorio. Invece usando le celle organiche la percentuale scende al 10% in laboratorio. Tuttavia, gli esperti sono convinti che l'intensa ricerca in questo campo porterà in breve tempo a migliorare notevolmente l'efficienza. Fra le tecniche verso cui si orientano gli esperti, una delle più interessanti prevede la miscelazione di diversi elementi. Il ruolo di assorbire la radiazione solare spetta a dei pigmenti, per esempio le antocianine derivate dai frutti di bosco. In pratica si simula il processo della fotosintesi clorofilliana, che è poi la tecnica usata dalle piante per trasformare l'energia solare. Un'ulteriore possibilità è quella delle celle ibride, cioè composte sia da materiale organico che a base di silicio.
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