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    terraterra

    Il cotone Bt non riduce l'uso di pesticidi

    2 agosto 1992 - Paola Desai
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    All'inizio sembrava davvero che funzionasse: in Cina il passaggio alla coltivazione di cotone Bt aveva avuto l'effetto di aumentare la produzione e ridurre in modo notevole la quantità di pesticidi, cioè insetticidi agricoli, irrorata sui campi. Ora però anche questo beneficio si rivela effimero: uno studio della Cornell University dice che 7 anni dopo, i coltivatori cinesi di cotone Bt sono costretti a usare altrettanti pesticidi degli altri...
    Bt sta per bacillus thurigensis, bacillo che produce una certa tossina letale per alcuni parassiti e in particolare per la «bolla del cotone», un vermetto capace di distruggere interi raccolti ben noto ai coltivatori di tutto il mondo. Il cotone modificato geneticamente per produrre la tossina Bt, brevettato negli anni '90 dalla multinazionale agrochimica statunitense Monsanto con il nome commerciale Bollgard, è una delle specie «transgeniche» più diffuse. Dal '96 è coltivato in modo massiccio in Usa, Australia e Messico; negli anni seguenti è entrato in altri sei paesi tra cui India e Cina. Nel '97 infatti Pechino aveva autorizzato Monsanto a a produrre le sementi del suo cotone Bt in joint venture con ditte cinesi. Da allora la diffusione è stata velocissima, anche perché intere regioni «cotonifere» cinesi erano in crisi, la «bolla» aveva devastato i raccolti una stagione dopo l'altra e il parassita era diventato ormai resistente ai normali pesticidi, che gli agricoltori spargevano in dosi sempre più massicce. Il cotone resistente al parassita dunque ha avuto un immediato successo tra i coltivatori cinesi. Già nel 2001 era coltivato su 1,5 milioni di ettari; nel 2005 circa 4 milioni di piccoli agricoltori coltivavano il cotone Bt su 3,7 milioni di ettari, circa il 35% dell'area coltivata a cotone in Cina. Nel 2001 il 90% delle sementi Bt usate era il Bollgard della Monsanto, e solo il 10% erano sementi cinesi - non sappiamo se la proporzione sia rimasta uguale.
    Certo è all'inizio il consumo di pesticidi nella coltivazione del cotone era crollato: dopo i primi tre anni, nel 2001, risultava che con il cotone Bt la produzione per ettaro era del 20% maggiore che con quello tradizionale, e che le spruzzate di insetticidi necessarie per ciascun raccolto erano scese da una ventina a meno di 7; in termini di quantità, bastavano circa 43,3 chili di insetticida per ettaro, cioè una riduzione del 70% rispetto alle quantità usate con le varietà tradizionali. Le varietà Bt restavano al centro delle polemiche, in tutto il mondo, per il rischio (poi realizzato) di dare luogo a specie di parassiti resistenti al Bt - ma quanto al consumo di pesticidi, bisognava ammettere che era diminuito. Nei documenti della Fao, il cotone Bt in Cina è descritto come un caso positivo: in tutto ha permesso di ridurre il consumo di pesticidi di 78mila tonnellate, pari a un quarto della quantità totale di pesticidi usati in Cina in un anno. E questo è sempre stato uno degli argomenti dei sostenitori delle varietà agricole «modificate» per essere resistenti a questo o quel parassita: permettono di ridurre l'uso di velenosissimi pesticidi.
    Il punto è che questo non è più vero. Lo studio dell'Università di Cornell una dei più prestigiosi atenei americani (a Ithaca, stato di New York), citato qualche giorno fa dal quotidiano britannico The Independent, mostra che sette anni dopo i coltivatori di cotone Bt devono usare altrettanti pesticidi degli altri. Lo studio è durato vari anni ed è basato sull'osservazione dettagliata di 481 coltivatori di cotone cinesi. Risulta che nel 2004 un coltivatore di cotone Bt usava il 46% in meno di pesticidi specifici per la «bolla» rispetto ai coltivatori di cotone tradizionale; dovevano però spruzzare il 40% in più di pesticidi per altri tipi di parassiti.
    Ovvero: la «bolla» continua a essere un problema minore (benché la resistenza a questo parassita primario non è più totale), ma questo relativo beneficio è quasi completamente vanificato perché nel frattempo sono emersi parassiti «secondari» come un insetto che attacca le foglie ed è chiamato mirids - parassiti che nei campi di cotone tradizionale non sono un problema perché il verme della bolla (e gli insetticidi relativi) li tengono sotto controllo.
    Questo significa che coltivare cotone Bt non è più un vantaggio. Anzi, chi lo coltiva finisce per avere spese di un terzo più alte dei produttori di cotone normale, perché le sementi transgeniche costano parecchio di più. E un altro degli argomenti dei sostenitori del transgenico è venuto meno.

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