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    «L'Onu controlli l'ambiente»

    Con l'Appello di Parigi si chiude la Conferenza sulla governance ecologica mondiale«L'ecosistema ha bisogno di una vera agenzia internazionale». E Jacques Chirac accusa «il mito liberista»
    4 febbraio 2007 - Anna Maria Merlo
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    «Noi cittadini di tutti i continenti, responsabili politici, rappresentanti di organizzazioni internazionali o non governative, scienziati, imprenditori, lanciamo un appello solenne per un'ampia mobilitazione internazionale contro la crisi ecologica e per una crescita rispettosa dell'ambiente». Così inizia l'Appello di Parigi, sottoscritto ieri all'Eliseo dai partecipanti alla Conferenza sulla governance ecologica mondiale, voluta da Jacques Chirac e all'apertura della quale il presidente francese, che vuole farne il suo testamento politico, aveva chiamato a una «risoluzione culturale».
    A Parigi è nato un «gruppo pioniere», di 45 stati - tra cui Italia, Germania, Gran Bretagna, Polonia, Cambogia, Senegal e Algeria - che si riunirà per la prima volta in primavera in Marocco per gettare le basi di una Dichiarazione universale dei diritti e doveri ambientali, cioè una carta comune che sarà votata all'Onu per stabilire «il diritto a un ambiente sano e preservato». L'Appello di Parigi chiede di «trasformare il programma delle Nazioni unite per l'ambiente in una vera organizzazione internazionale», cioè di dare vita all'Onue, sul modello dell'Oms (Organizzazione mondiale della sanità), «uno strumento per valutare i danni ecologici e capire come rimediarvi, uno strumento efficace per promuovere le tecnologie e i comportamenti più rispettosi dell'ecosistema, un mezzo per sostenere la realizzazione di decisioni ambientali sulla terra». Un'agenzia Onu per razionalizzare la giungla attuale di 18 organizzazioni internazionali che hanno competenze sull'ambiente e farebbe ordine nei circa 500 accordi multilaterali esistenti.
    Per i firmatari dell'Appello, «bisogna andare più lontano di quanto fatto a Rio, Johannesburg, Montreal e Kyoto» dal '92 al '97, bisogna essere «più efficaci, più rapidi, più coerenti, più ambiziosi». Anche se tutti i delegati esperti presenti al Giec questa settimana - dagli statunitensi ai cinesi passando per i russi e i brasiliani - hanno firmato il documento finale che afferma che l'attività umana è la causa della deregolazione del clima, ci sono fortissime resistenze a livello governativo in molti paesi. Chirac non ha nominato gli Usa, ma il messaggio era rivolto a Bush: «Alcuni grandi paesi, grandi paesi ricchi - ha detto alla conclusione della Conferenza - devono ancora essere convinti», perché «sono ancora chiusi in una specie di mito liberista e rifiutano di accettare le conseguenze dei loro atti».
    L'Appello afferma che «è arrivato il tempo della lucidità». Che bisogna «saper riconoscere che siamo arrivati alla soglia dell'irreversibile, dell'irreparabile. Ammettere che non possiamo più permetterci di aspettare, che ogni giorno che passa aggrava i rischi e i pericoli». L'impegno è di «mettere al centro delle decisioni e delle scelte la preoccupazione dell'ambiente», e «fare la scelta di un'altra crescita»: «tutti i popoli di tutti i continenti devono poter accedere al livello di vita a cui aspirano legittimamente. Ma ricusiamo un modello fondato sullo spreco sfrenato delle risorse naturali e l'inquinamento sempre più grave della terra». L'impegno è a favore della «promozione di tecnologie, di modi di organizzazione e di comportamenti più economi di energia, acqua, risorse naturali».
    L'Appello promette che «trasferimenti tecnologici e finanziari devono amplificati». «Bisogna concepire e mettere in opera - continua il documento - dei meccanismi di finanziamento innovativi per aiutare i paesi più poveri ad adattarsi».
    Ma chi passerà dalle parole ai fatti? Nessuno accetta né stagnazione economica né tanto meno decrescita. L'araba fenice sembrano essere alcune «nuove tecnologie» a basso impatto ambientale, perché nessuno - né i ricchi che ce l'hanno, né i poveri che vi aspirano - sembrano disposti a rinunciare a un modello di consumo equiparato al benessere.

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