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    Petrolio, gas? C'è un'alternativa

    Le energie diverse da quelle fossili attraversano un periodo di grande slancio, pur coprendo solo il 2% della produzione e raccolgono investimenti crescenti. Un recente rapporto dell'Onu tramite l'Opec, ne riporta le cifre
    20 luglio 2007 - Claudio Mezzanzanica
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Secondo il rapporto dell'Unep, United Nation Enviromental Program, pubblicato le scorse settimane siamo, forse, entrati nella fase post petrolio. Almeno a guardare l'andamento degli investimenti che sono diventati importanti nel settore delle energie rinnovabili.
    A livello mondiale, lo scorso anno sono stati investiti cento miliardi di dollari per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Nel 2005 gli investimenti erano pari a ottanta miliardi, nel 2004 solo cinquanta. Di questi cento miliardi, settanta sono andati per gli investimenti veri e propri: ricerca, nuovi impianti o interventi per il risparmio e per migliorare il rendimento di quelli esistenti. Trenta miliardi sono stati investiti per acquisizioni di compagnie minori presistenti. Questa attività di acquisizione si è intensificata nell'ultimo semestre dello scorso anno e vede partecipare soprattutto fondi di investimento, fino ad oggi estranei al mercato energetico. E' un interesse frenetico che sta cambiando anche la geografia della raccolta finanziaria.
    Ad oggi, la produzione di energia da fonti rinnovabili copre solo il 2% del fabbisogno mondiale ma, negli ultimi due anni, gli investimenti hanno raggiunto invece il 16% di quelli nel comparto energetico. Insomma crescono assai più rapidamente degli altri comparti. Per l'anno in corso si prevede un ulteriore incremento. Per impianti e ricerca si stimano investimenti per 81 miliardi, dieci in più, mentre la raccolta finanziaria dei fondi specializzati negli investimenti nelle energie rinnovabili, nei primi quattro mesi dell'anno ha fatto segnare uno sbalorditivo più 64%. Lo scorso anno i venture capital e i fondi di investimento privati, vale a dire compagnie strettamente finanziarie, hanno investito sette miliardi di dollari nelle energie rinnovabili, il triplo dell'anno precedente.
    La spesa pubblica, a scala mondiale, è stata di 10,3 miliardi di dollari. Gli investimenti restanti, circa ottanta miliardi, sono stai effettuati dalle public company. Il capitale investito dalle compagnie finanziarie si dirige verso lo sviluppo di nuove tecnologie, ma non disdegna neppure di intervenire per migliorare le vecchie. Oltre un miliardo di dollari è stato investito dai venture capital per migliorare impianti per la produzione di biodiesel ed energia solare.
    Più debole l'apporto del capitale pubblico, ma non bisogna sorprendersi per lo scarso apporto della spesa degli stati al settore delle energie rinnovabili. Dieci miliardi di dollari sono soltanto il 10 % degli investimenti. Qui è significativo anzitutto lo scarso contributo offerto dal governo di Washington e in genere dalla posizione americana. Per quanto alcuni singoli stati abbiano vincolato enormi risorse alla introduzione dei sistemi di energia rinnovabile, l'amministrazione Bush è invece ferma agli investimenti tradizionali. Il solare, per esempio, ha un fondo per la ricerca statale di soli 159 milioni di dollari. E negli ultimi tre anni sono stati creati 364 gruppi di ricerca con un fondo di 86 milioni di dollari.
    La defezione americana o meglio dello stato americano, perché qui il mercato finanziario delle energie rinnovabili va invece a gonfie vele, potrebbe finire e trasformarsi nel suo opposto, se il progetto di legge democratico, presentato nei giorni scorsi, venisse approvato. Il progetto prevede investimenti statali per oltre un miliardo di dolari, da effettuarsi in tre anni. E', più o meno, la cifra che oggi lo stato cinese spende in un anno per sviluppare solare, biodiesel ed energia eolica. Nel complesso in Cina lo scorso anno sono stati investiti 6 miliardi di dollari, il 9% degli investimenti globali, mentre l'India è stato il paese che ha compiuto le maggiori acquisizioni internazionali di aziende nel settore.
    Per recuperare il ritardo accumulato, l'India ha fatto shopping soprattutto in Europa, acquisendo partecipazioni o intere società per raccogliere il sapere indispensabile e le capacità produttive necessarie alla installazione degli impianti. A fare shopping non è stato il governo indiano, ovviamente, ma le compagnie elettriche. I protagonisti del mercato delle energie alternative sono diversi da quelli che hanno dominato il mercato dei combustibili fossili.
    Gli investimenti su piccola scala stanno crescendo ancora piu velocemente deglio altri.. E' un portato di questo tipo di energie. Nel 2005 ben sette miliardi di dollari sono stati investiti in piccoli impianti, ma lo scorso anno i miliardi sono diventati 9,3. Oggi questi investimenti attraggono i finanziatori molto di più che non i progetti su larga scala e soprattutto attraggono perché sono concentrati su energie come il solare che non creano problemi di approvvigionamento, al contrario di quanto può accadere per il biodiesel o per l'energia eolica.

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