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    terraterra

    Che sapore ha il pomodoro transgenico?

    1 agosto 2007 - Patrizia Cortellessa
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    «È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un paesaggio fondamentale dell'alimentazione umana», scriveva Manuel Vàzquez Montalbàn nelle sue Ricette immorali del 1992. Ma il pomodoro che stiamo mangiando è ancora «quel» pomodoro di cui tesseva le lodi Montalbàn - o il familiare «pomo rosso» potrebbe sbarcare sulle nostre tavole in nuove versioni geneticamente manipolate? Chissà poi se esiste, il pomodoro «di una volta»: l'ortaggio che conosciamo oggi non assomiglia più al frutto piccolo, tondo e giallo-oro (da cui il nome) che arrivò in Europa dalle Americhe. Solo nell'ultimo secolo l'umile pomodoro è diventato il maggiore prodotto alimentare coltivato nel mondo. La sua popolarità a livello globale è cresciuta in tempi recenti, e così anche i giri d'affari generati dalla coltivazione del pomodoro. Nuove varietà hanno raggiunto il mercato, altre sono scomparse. Così non c'è da stupirsi se i pomodori sono stati il primo alimento geneticamente modificato ad entrare nei negozi.
    Ora la notizia che arriva da un gruppo di ricercatori israeliani suscita molte preoccupazioni. Il fatto era riportato qualche tempo dalla rivista britannica Nature Biotechnology: un'equipe del centro di ricerca Newe Yaar, diretta da Efraim Lewinsohn ha sperimentato un pomodoro, geneticamente modificato, aromatizzato al gusto di limone, rosa, geranio. Dal colore un po' meno rosso, in quanto le nuove creature hanno più terpenoidi, (composti organici che ne allungano la conservazione) e, soprattutto, con un fattore antiossidante sensibilmente ridotto. Pare che la «nuova creatura» abbia incontrato - sempre secondo quanto riferito da Nature Biotechnology - il gusto dei consumatori. Degli 82 volontari, scelti per comparare questi pomodori transgenici con altri normali, 49 lo avrebbero trovato migliore del «tradizionale» mentre 29 hanno preferito i pomodori di sempre.
    L'annuncio ripropone la questione, sempre più aperta, dei cibi trasngenici. Vero è che il pomodoro «alla rosa» ancora non è in vendita, se mai lo sarà. Ed è altrettanto vero che le Regioni, proprio in questi giorni, hanno accolto il decreto che ripristina la soglia dello 0,1% di contaminazione Ogm nell'agricoltura biologica. Ma anche in Italia, quarto paese in termini di produzione biologica (che con i suoi 1,1 milioni di ettari copre il 17% dell'area europea destinata al settore) esiste una lobby biotech molto forte. L'annuncio dei ricercatori israeliani ha suscitato reazioni. Ribadisce il suo fermo «no agli organismi biotech» la Confederazione Italiana Agricoltori (Cia). «Con l'uso del «biotech» si stravolgono le qualità naturali e organolettiche dei cibi, ingannando i consumatori», hanno commentato. «Il pomodoro è un alimento povero di calorie (solo 17 kcal/100 g) mentre è, al contrario, ricco di sostanze antiossidanti importanti per la salute, come il licopene, il beta-carotene (vitamina A) e la vitamina C. I pomodori e i prodotti lavorati, quali la passata, la polpa, i pelati, il concentrato, il succo, il sugo, sono buone fonti di licopene e rappresentano circa l'85 per cento del licopene ingerito con la dieta. Il licopene è uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura e sembra contribuisca a prevenire la carcinogenesi e l'aterogenesi proteggendo dalla degradazione lipidi, lipoproteine Ldl, proteine e Dna.
    Altro no agli Ogm, altrettanto convinto, è quello che viene dalla Coldiretti, che tiene a sottolineare che «tutte le indagini effettuate a livello nazionale e comunitario concordano nel rilevare un elevato grado di sfiducia dei consumatori nei confronti dei cibi geneticamente modificati. Soprattutto in Italia, che detiene la leadership europea nella qualità e tipicità alimentare». E fa parlare i dati. Secondo un'indagine svolta sulle abitudini alimentari nostrane sembra che tre italiani su quattro (74%) non vedano di buon occhio gli Ogm. Anzi, pensano anche che facciano male alla salute. Anche se sanno di geranio.

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