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    Artico,sotto i ghiacci il petrolio. Che li scioglie

    7 settembre 2007 - Marinella Correggia
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Continuerà l'umanità a ballare incosciente sulla tolda del Titanic, nella fattispecie sugli scricchiolanti ghiacci artici finché fra 23 anni non si saranno del tutto sciolti? Gli scienziati dell'US National Snow and Ice Data Centre dell'Università del Colorado, lanciano l'ennesimo allarme, più preoccupato che mai. Lo riporta il quotidiano britannico The Guardian. Insomma quest'estate i ghiacci artici si sono fusi a un ritmo senza precedenti e i livelli del ghiaccio marino nella regione registrano ora un record negativo. Gli esperti sostengono di essere sorpresi dalla rilevanza di questa perdita; un'area almeno due volte più grande della Gran Bretagna è scomparsa in un breve periodo. Addirittura, il passaggio canadese a Nord-Ovest è del tutto navigabile, e il passaggio a Nord-Est lungo la costa russa potrebbe aprirsi nelle prossime settimane.
    Andando negli inquietanti dettagli, l'estensione del ghiaccio artico è attualmente stimata a 4,4 milioni di chilometri quadrati; nel settembre 2005 era a 5,3 milioni, il precedente record negativo. Fra il 1979 e il 2000 la media era intorno ai 7,7 milioni. Se continuerà così, entro il 2030 l'Artico estivo sarà «libero dai ghiacci». Da quando sono iniziate le misurazioni via satellite l'Artico ha perso un terzo dei suoi ghiacci, ma dopo il 2002 il ritmo ha avuto un'accelerazione evidente. Uno dei ricercatori del Centro statunitense, la dottoressa Serreze, ha dichiarato: «Se un paio di anni fa mi avessero chiesto quando l'Artico avrebbe perso tutto i suoi ghiacci, avrei parlato del 2100 o al massimo del 2070. Adesso ritengo il 2030 è una stima ragionevole. Nello spazio della nostra generazione e certamente di quella dei nostri figli, quel luogo sarà molto diverso». Ogni anno i valori minimi si collocano a fine settembre; poi l'inverno artico comincia a mordere e riconsolidare. Ma Serreze teme che quest'anno sarà dura per il ghiaccio ricrescere: «Quest'estate si è aggiunto calore all'oceano. Ma ciò getterà le basi per un prossimo anno anche peggiore». Effetto valanga, anzi il contrario.
    Fattori come i cambiamenti nei venti e negli oceani possono aver contribuito a questa situazione, ma indubbiamente il maggior colpevole è il riscaldamento climatico causato da fattori umani.
    E tuttavia, a chi ragiona con un'ottica di breve periodo, può trovare qualcosa di positivo in questo pessimo segnale. L'allarme lanciato dagli scienziati del Colorado farà crescere gli interessi politici sull'Artico. Diversi paesi stanno pensando di sfruttare le riserve di petrolio e gas, ritenute abbondanti sotto l'oceano; e certo se i ghiacci si tolgono d'impiccio, sarà molto più facile mettere le mani su quei fossili la cui combustione è alla base dei cambiamenti climatici e dunque dello scioglimento dei ghiacci stessi. Il mese scorso la Russia ha reclamato la sovranità su un'ampia area intorno al Polo Nord. Danimarca e Canada si preparano a fare lo stesso dando la prova del nove: una catena di montagne sottomarine che corre intorno alla regione sarebbe collegata ai rispettivi rilievi continentali.
    Del resto è sempre maggiore la sete di combustibili fossili da parte della fossile economia mondiale. Malgrado anni di prezzi elevatissimi e allarmi climatici a non finire, un recente rapporto dell'International Energy Agency ci dice che la domanda di petrolio crescerà del 2,2 per cento all'anno fra il 2007 e il 2012: più di quanto previsto nei prossimi cinque anni. E poiché la produzione segna il passo, c'è da «temere» una crisi dell'offerta. La quota dei paesi «in via di sviluppo» nel consumo petrolifero totale crescerà dal 42 per cento di adesso al 46 per cento nel 2012. Ma i dati incrociati indicano che i paesi «sviluppati», fra l'altro non interessati dalla crescita demografica e non certo bisognosi di crescita economica, non faranno grandi passi avanti in quello che è cruciale: il risparmio e l'efficienza energetici, oltre allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Meglio puntare sulle prospezioni artiche!

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