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    Paolo Cacciari: siamo indietro anni luce rispetto agli altri paesi europei

    «Ma pochi si impegnano davvero»

    14 settembre 2007 - Guglielmo Ragozzino
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Paolo Cacciari, a detta dei benpensanti, è il Cacciari cattivo. Ha pubblicato di recente un libro di ambientalismo militante «Pensare la decrescita», pubblicato da Intramoenia e da Carta. E' stato sindacalista e anche vicesindaco di Venezia. Attualmente è deputato di Rifondazione. Alla Conferenza sui cambiamenti climatici appariva piuttosto deluso.
    Non ti ha convinto Pecoraro? E Mussi?
    Pecoraro ha fatto fin troppo con le forze che aveva. Mussi è stato molto bravo, con una dichiarazione forte sull'incompatibilità tra questo capitalismo e la difesa dell'ambiente. Ma il resto?
    Il resto non era poi male....
    L' Italia è piuttosto arretrata, a essere buoni, in materia di ambiente. Si può dubitare che come paese si abbia una comprensione effettiva del problema. La comunità scientifica nazionale ha un atteggiamento disperante rispetto all'elaborazione necessaria, quella che esiste a livello mondiale. Ti pare ammissibile che la partecipazione italiana alle ricerche dell'Ipcc, l'insieme degli scienziati che lavorano per conto dell'Onu in tema di cambiamenti climatici, sia tanto modesta? Che i migliori scienziati non siano ancora entrati in sintonia? Alla Conferenza non c'erano i presidi delle facoltà scientifiche e ambientali; e anche il Cnr, il Comitato nazionale per le ricerche, era rappresentato da giovani di buona volontà. Per non parlare dell'assenza assoluta degli economisti.
    Meglio giovani e impegnati che parrucconi...
    La platea è piena di giovani che non incidono sulle scelte. Sono spesso fragili, soprattutto quando manca una politica cui fare riferimento. Pensa al rapporto Stern, presentato al governo inglese, con tutta descritta l'economia dei cambiamenti climatici. Da Londra arrivano in questi giorni segnali di uno scontro tra conservatori e laburisti, tra David Cameron e Gordon Brown sulle tasse ambientali. Quanto a metterle, sono d'accordo entrambi, ma disputano sull'idea di Cameron di tassare patrimonialmente la casa, qualora non si mette a norma la coibentazione. Pensa alla discussione a livello italiano. Emma Marcegaglia, parlando per conto di Confindustria, ha raccontato la sua esperienza di industriale avanzato: prevede di avere un po' di capannoni con tetti fotovoltaici, tra un anno e mezzo. In Spagna tutto ciò era obbligatorio, già con il vecchio governo di José Maria Aznar. Siamo anni luce in ritardo, sul piano ambientale e nella comprensione dei problemi. Per architetti e urbanisti delle nostre facoltà, la bioedilizia è sconosciuta.... Oppure pensa all'agricoltura: è tutta in sofferenza. Ovunque, nella pianura padana le colture estensive sono in crisi. Si salva invece l'uva che dopo il disastro del metanolo si è riconvertita e bada ormai alla qualità.
    Cosa prevedi per il futuro?
    Mi sembra che sia sintetizzato molto bene in un fatto. Il nostro governo è l'unico che non ha ancora preso davvero sul serio la faccenda. In parlamento, l'ottava commissione della Camera ha preparato un buon documento che verrà discusso nella prossima settimana. Voglio fare una scommessa con te. Saranno presenti dieci deputati, o venti, compresi quelli incaricati dai partiti di intervenire. Nel resto d'Europa, una Conferenza sui mutamenti climatici non sarebbe stata affidata al ministro del clima, degnissima persona nel nostro caso, ma privo di veri poteri. In Germania chi fa l'appello ambientale è Angela Merkel, nel Regno unito Tony Blair o il suo successore, in Francia, dopo Jacques Chirac, è la volta di Nicolas Sarkozy. In Italia nessuno che mostri di capire sul serio che il problema, politico, è di sistema: energia, trasporti, agricoltura, fanno parte del clima....

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