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    La lista rossa dell'estinzione

    14 settembre 2007 - Marinella Correggia
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Codice rosso. Pericolo di «estinzione globale». Così è definita la situazione della biodiversità mondiale dall'annuale «Lista rossa delle specie minacciate» compilata dall'Iucn, Unione internazionale per la conservazione della natura, la più grande rete protezionista mondiale che mette insieme 83 stati, 110 agenzie governative, oltre 800 organizzazioni non governative e 10 mila esperti e scienziati da 181 paesi. Si assottiglia la vita sulla Terra: ben 16.306 specie animali e vegetali potrebbero presto scomparire per sempre. Erano 16.118 nel 2006. Dunque in un solo anno sono state aggiunte oltre 180 specie.
    La Lista rossa contiene informazioni sullo stato attuale di oltre 41.000 specie (il 12 per cento dei 15 milioni di specie viventi), rispetto alle quali sono a rischio di estinzione un mammifero su quattro, un uccello su otto, un terzo di tutti gli anfibi e il 70 per cento delle piante. Intanto il numero di specie effettivamente estinte è arrivato a 785; esemplari di altre 65 esistono solo in cattività o in serra.
    La lista di quest'anno mostra chiaramente che gli sforzi della comunità mondiale sono inadeguati, malgrado l'impegno degli stati a rallentare l' estinzione della biodiversità entro il 2010. L'Iucn chiama all'azione governi, settore privato e popolazioni. Lo stato della biodiversità è uno specchio dello stato del pianeta e le minacce parlano di noi. Gli uccelli, i mammiferi e gli anfibi più minacciati si trovano nelle regioni con foreste tropicali, concentrato di biodiversità. Australia, Brasile, Cina e Messico guidano la classifica dei paesi ospitanti la maggior quantità di specie a rischio. La Lista rossa registra una sola storia positiva: il parrocchetto Echo delle Mauritius passa dalla lista delle specie «gravemente minacciate» a quella delle specie «minacciate» grazie a una misura di conservazione, cioè l'allevamento in cattività di 139 uccelli poi liberati nell'ambiente selvatico.
    In testa a tutti i minacciati sono i nostri cugini (ma più saggi): gorilla soprattutto, e in generale le grandi scimmie antropomorfe. Il gorilla occidentale (Gorilla gorilla) è passato da specie in pericolo a specie in pericolo critico: la sua principale sottospecie, il gorilla delle pianure (Gorilla gorilla gorilla) è stata decimata dal commercio di carne, dal virus ebola (che ha fatto strage anche fra gli individui che vivono all'interno di aree effettivamente protette) e dai massacri legati agli interessi predatori sulla regione. La sua popolazione è diminuita del 60 per cento negli ultimi 20-25 anni. L'orangutan di Sumatra (Pongo abelii) è specie in pericolo critico e l'orangutan del Borneo (Pongo pygmaeus) è in pericolo: minacciati dalla perdita del loro habitat peculiare, a causa del taglio illegale e legale degli alberi di foresta per far spazio a piantagioni da olio di palma; soprattutto per il biodiesel. Anche lo scimpanzé occidentale, che vive in Africa orientale e centrale, è particolarmente minacciato dalla perdita degli habitat, dal bracconaggio e dalle malattie. Sempre in Africa, la gazzella di Speke è stata decimata dalla caccia, dalla siccità e dall'eccessivo sfruttamento dei pascoli in Somalia ed Etiopia. Dopo un'intensa ma infruttuosa ricerca, il delfino del fiume Yangtzé (Lipotes vexillifer) è stato inserito nella categoria delle specie in pericolo critico, forse estinta. Cause: pesca, traffico fluviale, contaminazione e degrado degli habitat. Per la prima volta sono stati valutati i coralli. Sono state inserite nella Lista rossa dieci specie delle Galapagos; causa: il Niño e i cambiamenti climatici che riscaldano i mari.
    Molte minacce alla biodiversità superstite vengono dalla pesca eccessiva che decima pesci e tartarughe. Fra le migliaia di specie vegetali in pericolo c'è l'albicocco selvatico (Armeniaca vulgaris), albero dell'Asia centrale che è l'antenato diretto di piante coltivate in tutto il mondo. Minacciato dallo sviluppo turistico, dallo sfruttamento del suo legno, dall'estrazione di materiale genetico. Estinzioni ben poco «naturali», dunque.

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