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    L'Ocse liquida i biocombustibili: nocivi all'ambiente

    Il boom ha fatto impennare il prezzo dei cereali
    15 settembre 2007 - Sabina Morandi
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    La notizia è ufficiale: nella speranza di ridurre il prezzo dei cereali la Commissione europea sospenderà i limiti posti alle coltivazioni quindici anni fa, autorizzando la semina nelle terre messe a riposo. Difficile che questa misura possa riuscire ad arginare l'effetto a catena innescato dalle belle pensate degli apprendisti stregoni che siedono a Bruxelles. Sì perché, attirati dalla prospettiva di rimandare ancora il taglio dei sussidi agricoli previsto dal Wto e inseguendo il miraggio di ridurre le emissioni inquinanti senza infastidire la potente lobby dell'automobile, gli europei hanno abbracciato i biocombustibili - le coltivazioni energetiche vendute come un'alternativa "sostenibile" al petrolio - con entusiasmo perfino maggiore dell'amministrazione Bush. Secondo uno studio condotto dall'Ocse e presentato martedì scorso a Parigi, Washington ha speso almeno 7 miliardi di dollari l'anno per sostenere l'industria dell'etanolo e, se gli obiettivi dell'Unione venissero mantenuti, noi potremmo spendere 10 volte tanto.
    Strana cosa i media italiani: di solito basta che l'ultimo impiegato dell'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico starnutisca che te lo ritrovi su tutti i giornali. Quando però non si tratta di tagliare la spesa sociale, l'Ocse perde molto del suo prestigio. Nessuno infatti ha riportato i risultati del rapporto dedicato ai biocombustibili anche se la cosa riguarda molto da vicino il nostro paese che ieri ha registrato la prima giornata di protesta contro l'aumento del prezzo dei cereali. Già da tempo, dalle pagine di questo giornale, avevamo riportato le ragioni di una mobilitazione internazionale contro le coltivazioni energetiche partita dai popoli indigeni allarmati dalla distruzione del loro habitat, in seguito raccolta dagli ambientalisti del nord del mondo che, in brevissimo tempo, hanno visto andare in fumo intere foreste per fare posto alle piantagioni energetiche, e infine rilanciata da numerose agenzie tecniche delle Nazioni Unite che avevano segnalato il rischio dell'aumento dei prezzi delle derrate alimentari. Negli States il boom dell'etanolo, alimentato da copiosi sussidi statali, ha già raddoppiato il prezzo dei cereali nella Borsa di Chicago, il più grande mercato del mondo di frumento dove, ovviamente, le dinamiche speculative regnano sovrane.
    Mancava insomma solo l'Ocse a bocciare i biocombustibili e, soprattutto, l'obiettivo che si è data l'Unione: sostituire almeno un decimo della benzina per autoveicoli con quella vegetale entro il 2020. L'Ocse accusa i politici europei di avere troppo affrettatamente abbracciato una tecnologia mai sperimentata senza considerare né i benefici effettivi rispetto all'abbattimento delle emissioni - un misero 3 per cento - e soprattutto senza avere valutato gli effetti di una simile decisione sul mercato globale. Le parole degli esperti Ocse non potrebbero essere più chiare: «La spinta corrente a espandere l'uso di biocombustibili sta creando tensioni insostenibili che distruggeranno i mercati senza generare benefici ambientali significativi» e questo perché «non essendo i valori ambientali adeguatamente quotati sul mercato, ci saranno potenti incentivi a rimpiazzare gli ecosistemi naturali come foreste, paludi e pascoli, con le coltivazioni energetiche». L'Ocse raccomanda caldamente i governi di eliminare immediatamente i sussidi ai biocombustibili e imboccare invece la strada della leva fiscale per abbattere le emissioni - tassando pesantemente i motori più inquinanti e premiando l'efficienza energetica.
    Davanti al segretario generale Angel Gurria e ai rappresentanti di una dozzina di governi, i ricercatori che hanno redatto il rapporto hanno promosso soltanto tre tipi di biocombustibile: la canna da zucchero brasiliana, facilmente convertibile in etanolo (senza però rosicchiare ulteriormente la foresta amazzonica), i prodotti di scarto della lavorazione della carta e gli olii usati. Insomma: usare terra fertile per produrre roba da bruciare non è proprio una buona idea, nemmeno per l'Ocse.

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