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    L'uomo? Selvatico per storia e natura

    "La wilderness. La natura selvaggia e l'uomo"

    Massimo Centini ed.Xenia
    4 aprile 2004 - Laura Rangoni


    L'uomo? Selvatico per storia e natura

    Massimo Centini è un antropologo che ha legato il suo nome alla ricerca sulle tradizioni alpine, volgendo un occhio particolare al mito dell'Uomo Selvaggio, a cui ha dedicato vari studi: da quelli orientati verso la divulgazione (edito da Mondadori) a quelli di più alto profilo scientifico (edito da Priuli & Verlucca). Adesso ci propone un saggio di notevole interesse che in qualche modo attualizza il mito del Selvaggio e ne analizza le valenze antropologiche attuali attraverso i riverberi nella cultura contemporanea. Infatti con il suo libro "La wilderness. La natura selvaggia e l'uomo", appena mandato in libreria da Xenia Edizioni, Centini analizza i nostri rapporti con la natura allo stato selvaggio, non alterata dall'intervento dell'uomo, con riferimento ad un ambiente indispensabile alla conservazione della biodiversità. Conduce il suo scritto con tutta una serie di riferimenti che vanno dalla filosofia alla storia del paesaggio, dall'etnografia all'antropologia applicata.
    La Wilderness intende operare per conservare la natura così com'è, andando però oltre le problematiche esclusivamente ecologiche (sempre facile preda per le ideologie e la politica) e cercando di recuperare il rapporto uomo-natura, anche tenendo conto delle implicazioni antropologiche e filosofiche che tale impegno determina.
    Quindi la Wilderness non va intesa solo come impegno per la conservazione e la difesa dell'ambiente naturale, ma anche come occasione per conoscere e amare il mondo selvaggio dal quale la nostra specie deriva e non può prescindere. Inoltre, attraverso questo tipo di approccio alla natura, che come si vedrà in seguito non è una "scoperta" della cultura ecologista contemporanea, l'uomo ha modo di percepire le istanze poetiche ed estetiche che l'ambiente naturale offre a chi abbia voglia e soprattutto la sensibilità per coglierle.
    "Come i venti e i tramonti, la vita selvaggia era data per scontata fino a che il progresso non ha cominciato a portarsela via. Ora ci troviamo di fronte al problema se un ancora più alto tenore di vita valga il suo costo in cose naturali, libere e selvagge". Il degrado prodotto dagli interventi sull'ambiente è tale da generare il più profondo pessimismo in ogni uomo che abbia un po' a cuore lo stato di salute del pianeta in cui vive.
    Oggi, inoltre, l'attenzione per l'ambiente è spesso contrassegnata da una visione antropocentrica: la salvaguardia della natura risulta subordinata ai bisogni dell'uomo. Constatiamo i danni prodotti sull'ambiente dall'inquinamento, avendo come unico referente la nostra specie e i nostri modelli culturali. Questa è una visione non aderente alla filosofia Wilderness, che propone invece il rispetto e la conservazione della "natura in sé", senza tener conto delle relazioni connesse all'esclusivo interesse umano. Nel processo dinamico della natura ogni specie svolge un proprio preciso ruolo che va rispettato, anche se non riusciamo a comprenderlo o "non ci piace". Noi siamo parte di questo processo dinamico e non gestori dell'ambiente secondo le prerogative che fanno più comodo.
    «Il nostro allontanamento dalla natura è evidente da molti punti di vista, salvo poi "ri-scoprirlo" con innamoramenti irrazionali e momentanei. Il turismo di massa nei parchi nazionali, o fotografare gli orsi in Alaska, o catalogare gli escrementi e le impronte delle marmotte, non è Wilderness. Come non lo è scattare centinaia di fotografie avendo l'illusione, attraverso il gioco della copia, di aver portato via qualcosa dalla natura senza danneggiarla», scrive Centini.
    Infatti, bisogna pensare che per andare a scattare quelle fotografie abbiamo percorso strade che hanno devastato la montagna, abbiamo usufruito di servizi che hanno ridotto drasticamente lo spazio vitale degli animali. Fino a quando perdurerà la visione antropocentrica, la filosofia wilderness non riuscirà ad oltrepassare le barriere della nostra unilaterale ricerca di benessere sorda e cieca alle necessità di un ambiente in cui siamo, comunque, solo degli ospiti.
    La Wilderness, in apparenza, si pone come un'opportunità di approccio alla natura in diretta opposizione al modus vivendi attuale, basato sulla velocità e sulla quasi totale assenza di contemplazione dell'ambiente circostante.

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