I Senza-Terra sono colpevoli
Sebastião Salgado li ha fotografati. Chico Buarque li ha cantati. José Saramago li ha scritti: cinque milioni di famiglie di contadini senza terra camminano, «vagando fra il sogno e la disperazione» per le spopolate immesità del Brasile. Molti di loro si sono organizzati nel Movimento dei Senza-Terra. Dagli accampamenti, improvvisati ai margini delle strade, sorge un fiume di gente che avanza in silenzio, durante la notte, per occupare i latifondi abbandonati. Spezzano i lucchetti, aprono il cancello ed entrano; a volte sono ricevuti dalle pallottole dei pistoleros e dei soldati, gli unici che lavorano in queste terre non lavorate. Il Movimento dei Senza-Terra è colpevole; oltre a non rispettare il diritto di proprietà dei parassiti, arriva al colmo di non rispettare il dovere nazionale: i senza-terra coltivano alimenti nelle terre che conquistano, nonostante la Banca mondiale stabilisca che i paesi del sud non devono produrre il loro proprio cibo e devono restare mendicanti sottomessi al mercato internazionale. Eduardo Galeano
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