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    L'uomo non si rende conto dei danni che provoca

    "Natura a rischio di gravi rovine"

    Intervista a Vittorio Lanternari, l'ultimo grande maestro dell'etnologia italiana
    18 marzo 2004 - Caterina Caravaggi


    A 86 anni qualcuno potrebbe essere tentato di non prendersela più troppo per tutto ciò che nel mondo non va come dovrebbe andare. Non è così per Vittorio Lanternari, il decano, l'ultimo grande maestro dell'etnologia italiana, che rispondendo ad alcune nostre domande sul
    rapporto che l'uomo ha con l'ambiente e la natura - argomento di cui verrà a parlare domani sera alle 21 a Sant'Ilario come ultimo ospite del ciclo di incontri “Natura Uomo Cultura” - si è infervorato con l'energia e la passione di un ventenne.

    Professor Lanternari, il tema della rassegna per la quale è invitato a Piacenza è precisamente quello del suo ultimo libro, “Ecoantropologia. Dall'ingerenza ecologica alla svolta etico-culturale”, ovvero il problematico rapporto tra il pianeta e l'universo umano. Qual è, oggi, la dinamica di questo rapporto?

    "Il rapporto tra uomo e natura ha una dinamica che tocca direttamente l'intero pianeta, tutti gli uomini di tutti i Paesi del mondo, e in particolare, per primi, quelli che appartengono all'Occidente, perché è l'Occidente che sta determinando crisi gravissime a scapito della natura nel suo insieme. Tutta la natura è sotto il rischio di gravissime rovine, è come se l'uomo stesse facendo un dispetto alla natura, senza pensare al fatto che questi sistematici interventi distruttivi contro la natura porteranno i loro più gravi effetti all'umanità. Basti pensare, tanto per fare un esempio, al clima tremendo che abbiamo avuto quest'estate, un clima torrido, che non si poteva umanamente sopportare... nessuno si è dato la pena di ragionare su questo, neanche in termini elementari".

    Ma l'uomo non si rende conto di quello che sta accadendo?

    "L'uomo non si rende ancora conto in modo consapevole e critico (o fa finta di non capire) che il danno portato alla natura è un danno portato all'umanità. Ed è un danno transgenerazionale, nel senso che i suoi effetti non riguardano solo il presente, l'immediato futuro, o il futuro prossimo, ma toccheranno anche tutti gli uomini che si presenteranno al mondo cinquanta, cento anni dopo di noi. Veramente non so dove andremo a finire di questo passo, dove andranno a finire gli uomini..."

    Che cos'è l'ecoantropologia e perché rappresenta la soluzione del conflitto tra uomo e natura?

    "L'ecoantropologia dovrebbe portare gli uomini, attraverso la scienza, o le varie scienze che si interessano dei problemi di questo genere, come la geologia, la climatologia eccetera, a un esame attraverso il quale ci si renda conto che certe pratiche sono così dannose che bisogna cambiare il costume ordinariamente usato. L'iperproduttivismo assunto come dovere totale e fondamentale per vivere sempre meglio, l'iperproduttivismo “a tutti i costi” ci ha portato a un punto tale che ci troviamo costretti a entrare in una fase di autocritica. Stiamo commettendo gravissimi errori e più si va avanti più la situazione peggiora... come dimostra la scandalosa decisione degli Stati Uniti di non sottoscrivere il protocollo di Kyoto, ignorando l'invito che esso rivolge all'umanità: “state attenti che state facendo cose non solo dannose, ma addirittura rovinose contro voi stessi e i vostri posteri”".

    Luigina Mortari nello scorso incontro della rassegna ha parlato di etica della cura, della necessità di insegnare ai giovani ad aver cura della vita. Lei parla di etica della responsabilità. Che relazioni ci sono tra questi due concetti?

    "Credo che siano collimanti l'uno con l'altro. La parola “responsabilità” ha un valore etico-morale di prim'ordine perché richiama l'uomo a pensare bene in modo da poter far star meglio non solo lui come soggetto individuale, ma tutta l'umanità. Hans Jonas, il grande filosofo tedesco del quale mi sono nutrito, nel suo libro “Il principio responsabilità” parla di responsabilità, guarda caso, non in senso generico, ma in senso tipicamente ecologico. Egli infatti dice che bisogna essere responsabili di quello che noi facciamo nei confronti della natura, con una responsabilità nei confronti dello spazio e del tempo. Nello spazio, perché non ci si può interessare solo della nostra regione o del nostro Paese, ma si deve seguire una politica di concertazione generale di tutti i Paesi per difendere la totalità del pianeta intero. E nel tempo, perché ci si deve assumere la responsabilità di tutto il tempo che verrà dopo, del tempo che vivranno le generazioni future. Questo perché siamo tutti nei guai, nei guai presenti e nei possibili guai, sempre più crescenti, che si potranno sviluppare in seguito".

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