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    Clima o cancro?

    Nel dicembre 1971, l'allora presidente USA Richard Nixon, già impegnato nella guerra in Vietnam, dichiarava anche la guerra contro il cancro che avrebbe dovuto portare, entro il 1990, alla sconfitta di questa malattia,
    22 marzo 2004 - Adriana Pagliai/Michelangelo Bolognini
    Fonte: ATTAC - http://attac.org/

    Nello speciale dedicato all'ambiente del GR Parlamento di Radio RAI trasmesso il giorno di Ferragosto del 2003 Fulvia Bandoli, la maggiore esponente della linea ambientalista dei Democratici di sinistra, si definiva "ecologa scientifica" mentre si faceva portavoce di una linea di politica ambientale senza "no a priori", proprio perché guidata dalla scienza e, conseguentemente, elencava le varie emergenze ambientali a partire dalle modifiche climatiche e del dissesto idrogeologico. I redattori della "Enciclopedia delle Nocività" nell' "Indirizzo a tutti
    coloro che non vogliono gestire le nocività ma sopprimerle", pubblicato a Parigi nel 1990, nel rivendicare una politica antieconomica ed antistatale, denunciavano il catastrofismo interessato dei padroni della società che utilizzano lo "stato di emergenza ecologica" da loro decretato, utilizzando gli scenari di vari disastri ipotetici, in settori nei quali le popolazioni non hanno alcun mezzo di azione diretta, per occultare i disastri reali, più vicini ed immediati. Nello stesso tempo si individuavano, quali principali avversari, gli "ecolocrati" i nuovi burocrati al servizio di questa politica, che incrementa sia le nocività, che il reale e costante impoverimento causato oramai da questo sistema economico. Nel dicembre 1971, l'allora presidente USA Richard Nixon, già impegnato nella guerra in Vietnam, dichiarava anche la guerra contro il cancro che avrebbe dovuto portare, entro il 1990, alla sconfitta di questa malattia, il Governo USA puntava tutto sul potenziamento della ricerca nel campo della diagnosi e della terapia, da allora le spese pubbliche statunitensi nella ricerca biomedica sarebbero costantemente cresciute sino a diventare, nel corso degli anni seguenti, seconde solo a quelle militari, con settori sempre più ampi dove le due ricerche, biomediche e militari, sono di fatto indistinguibili. Nello stesso anno, il 1971, lo studioso USA Barry Commoner illustrava in un testo fondamentale, "Il cerchio da chiudere" la crisi ambientale, biologica, sociale e sanitaria causata dalle tecnologie allora prevalenti e dal sistema economico industrialista, in Occidente come in Oriente. L'anno dopo, nel 1972, le Nazioni Unite organizzavano a Stoccolma la prima Conferenza sull'"Ambiente Umano" . Negli stessi anni Giulio Maccacaro, il fondatore della biostatistica e dell' epidemiologia italiana, identificava, in modo mirabile, la difesa della salute, dell'uomo e dell'ambiente, con l'eliminazione degli agenti nocivi, a partire dai cancerogeni, nei luoghi dove vengono prodotti, mettendo così in discussione le modalità di produzione di merci e servizi. Come è finita, per ora, è noto. Nonostante che la guerra al cancro, combattuta con la strategia iniziata da Nixon, si sia rivelata essere completamente fallimentare: il numero di malati di cancro è in costante aumento, ed il miglioramento dei mezzi diagnostici e terapeutici non riesce a ridurre, in modo significativo, il numero dei morti causati da questa malattia, l'operazione di mistificazione operata dagli interessi economici legati al Capitale globalizzato è risultata egemone e vincente. Un suo strumento efficace è l'"Ambientalismo del capitale", quello che distoglie l'attenzione dai danni gravi ed immediati causati dall'attuale sistema economico dando come priorità di intervento problematiche distanti dalle reali possibilità di intervento delle popolazioni, come i cambiamenti climatici, l'effetto serra, un generico inquinamento atmosferico causato soprattutto dalle "viziose" abitudini di chi utilizza i mezzi del trasporto individuale; ed è già accaduto nel passato che l'enfatizzazioni delle modifiche climatiche siano state utilizzate per nascondere gli "effetti collaterali" del primo liberismo globale, le decine di milioni di morti delle carestie indiane di fine ottocento, in alternativa alle prime analisi teoriche della rapina capitalistica del Sud del Mondo, come ci ha mirabilmente raccontato Mike Davis nel capitolo "Macchie solari contro socialisti" del suo libro "Olocausti tardovittoriani". Questo è anche l'ambientalismo compatibilista con i potenti e colpevolizzante con i deboli, delle agende 21, utilizzate per concertare e consentire l'inquinamento, degli incentivi pubblici alle imprese perché siano più efficienti e forse meno inquinanti, degli autocontrolli gestiti dagli inquinatori, perché ci si deve sempre fidare delle imprese, delle etichette etiche ed ecologiche, che dovrebbero risolvere tutti i problemi dell'umanità; l'ambientalismo che lega lo sviluppo capitalista globale al futuro con la magica parola "sostenibilità", quello che ha tolto, nella Conferenza di Rio, venti anni dopo Stoccolma, il termine "umano" all' ambiente.ì L'ambientalismo degli ecolocrati che trasformano gli inceneritori, una delle maggiori fonti di nocività, in termovalorizzatori che, per loro, rispettano e mettono in pratica il protocollo di Kyoto, in modo anche migliore rispetto all'energia solare o a quella eolica; amministratori e manager di aziende municipali privatizzate, sostenitori di biciclette e piste ciclabili accanto agli indisturbati camini fumanti degli inquinatori, dei centri cittadini diventati, per chi non ha abbastanza soldi, città proibite, il sogno di ogni vero reazionario. Contrapposto all'"ambientalismo dei padroni" abbiamo l'oscena verità della malattia e della morte che cerca e trova le sue cause nelle nocività subite dove si è lavorato e si lavora, dove si vive e si è vissuti, verità contraddetta e contrastata dalle miriade di esperti e portatori della "scienza del capitale": abbiamo visto la bravura di tanti accademici, a Porto Marghera, a difesa dei padroni; epidemiologhi pronti a riconoscere tutti i limiti della loro disciplina per rendere indimostrabili le cause di danni e morti, tossicologhi e medici del lavoro che criticano addirittura le normative USA, per loro troppo garantiste sui rischi e quindi scientificamente infondate; il danno però resta in quei luoghi, nei nostri territori, vero ed osceno, come chi l'ha causato. L'esempio emblematico della divaricazione delle prospettive, e della contrapposizione nel campo dei saperi e delle consapevolezze , si è avuto l' ultima giornata del Social Forum Europeo di Firenze con l'intervento di Luigi Mara di Medicina Democratica, da una parte, che portava alla conoscenza dei presenti - che in larga parte non avevano probabilmente mai avuto diretta esperienza di lavoro operaio - la concretezza, mai detta ed illustrata dall'ambientalismo egemone, della nocività nei luoghi di lavoro e nei territori, con il racconto delle dure lotte contro un apparato formidabile che si avvale di tanti autorevoli esponenti, anche sedicenti progressisti che, mentre teorizzano seducenti concetti intellettuali, offrono concretamente la loro opera a difesa di chi ha ucciso ed inquinato, nel passato come nel presente. Dall'altra parte avevamo Wolfang Sachs, ecologista di grido, che prospettava le meraviglie, nell'ambito della realtà, così come esiste, dei miglioramenti
    di efficienza e di riduzione di alcuni inquinanti, al fine di ottenere, in tal modo, il permanere del benessere economico con la riduzione dei correlati effetti collaterali negativi, effetti negativi che, come si è visto, ci vengono presentati sempre distanti dalla concreta esistenza degli
    esseri umani, che si parli di riduzione dell'anidride carbonica o dell' inefficienza dei sistemi energetici di trasporto. Entrambi gli interventi furono molto applauditi, anche questo a
    dimostrazione sia della mancanza di consapevolezza della posta in gioco, sia di quali sono le priorità e i paradigmi di riferimento. Prospettive, paradigmi, priorità: clima o cancro? La scelta è brutale nella sua semplicità. Non si vedono terze soluzioni, ogni compromesso risulta vano e soggetto all' egemonia del potere del capitale, in ogni caso, si sconterà, prima o poi, con la testarda realtà che esiste e resiste oltre lo spettacolo quotidiano organizzato da mezzi di comunicazione di massa arruolati, nella quasi totalità, a supporto propagandistico della guerra totale dichiarata dal neoliberismo. L'ambientalismo del capitale è, da una parte, messo in opera per difendere il nucleo duro del sistema economico del capitalismo classico, che mostra però le sue crepe nell'incapacità ad adattarsi al nuovo modello selvaggio della "guerra infinita", degli "idealisti" neoconservatori USA, che nega l' esistenza stessa di una problema ambientale. L'ambientalismo delle origini dall'altro, basato sulla lotta alle nocività, sull' "umano" dimenticato dall'ambientalismo del capitale, su come l'essere umano concreto vive, produce, trasforma il mondo e da questo viene trasformato, può portare avanti il messaggio originale dell'insostenibilità di questo sistema economico, un messaggio originale così potenzialmente antagonista e sovversivo che apre la prospettiva ad altri mondi possibili, che abbatte il paradigma consolidato del "non è possibile fare in altro modo".Questa è, qui ed adesso, la posta in gioco.

    Note:

    Il testo è estratto da un lungo contributo intitolato: "Dall'insostenibilità alla lotta alle nocività", presentato dagli autori all'assemblea nazionale del Forum Ambientalista.

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