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    Diversità biologica a rischio

    Il declino delle specie

    I dati riguardano la Gran Bretagna, ma il segnale d'allarme è per tutto il pianeta. I risultati di diversi studi sulle popolazioni di farfalle, uccelli e piante del Regno unito - pubblicati questa settimana sulla rivista scientifica americana Science - dicono che le specie declinano, e si estinguono, molto più in fretta di quanto si pensi.
    24 marzo 2004 - Marina Forti


    I dati riguardano la Gran Bretagna, ma il segnale d'allarme è per tutto il pianeta. I risultati di diversi studi sulle popolazioni di farfalle, uccelli e piante del Regno unito - pubblicati questa settimana sulla rivista scientifica americana Science - dicono che le specie declinano, e si estinguono, molto più in fretta di quanto si pensi. Dicono anche che le cause di questa perdita accelerata di diversità biologica sono da cercare nelle attività umane... Per molti aspetti, gli studi recensiti da Science confermano allarmi già noti: non è la prima volta che si parla di declino della «biodiversità». Qui però si tratta dello studio più ampio e completo mai svolto in una regione precisa, in questo caso la Gran Bretagna. Il punto di partenza è stato il lavoro certosino di centinaia di naturalisti e ricercatori - e di circa ventimila volontari, appassionati che si dedicano per hobby (ma con grande competenza) all'osservazione delle farfalle, uccelli o piante, e che per una tradizione tutta britannica corrispondono le proprie osservazioni al Museo di Storia Naturale o altre istituzioni scientifiche del Regno. Le farfalle, ad esempio: nel 1970 un gruppo di naturalisti britannici guidati da Jeremy Thomas, del National Environmental Council Centre for Ecology and Hydrology nel Dorset, Regno unito, ha cominciato a compilare un censimento annuale delle farfalle con un metodo minuziono: immaginate di dividere il territorio del Regno unito in quadrati di dieci chilometri per lato e di usare questa griglia per osservare le singole specie (è qui che l'aiuto dei battaglioni di butterfly watchers è stato prezioso). Più tardi lo stesso Jeremy Thomas ha analizzato i dati di questi censimenti delle farfalle confrontandoli con studi altrettanto minuzioni condotti sulle popolazioni di uccelli e sulle piante. La cosa importante è che le tecniche di censimento per le tre diverse popolazioni erano simili, dunque i risultati confrontabili. Su questa base, Thomas e il suo gruppo possono affermare che negli ultimi venti - trent'anni il 70 percento di tutte le specie di farfalle nel Regno unito sono andate declinando, e così pure il 54% delle specie di uccelli e il 28% delle specie di piante. In altri termini: al contrario di quanso comunemente creduto, le specie di insetti declinano più rapidamente di altri organismi.
    Lo studio sul declino delle specie in Gran Bretagna dice che stiamo sottovalutando l'ampiezza della perdita di biodiversità, evento già reale e non rischio di un ipotetico futuro. Secondo Sandra Knapp, botanica al Natural History Museum britannico, «la Gran Bretagna, in virtù della sua ben studiata biodiversità, è il segnale di allarme precoce per il resto del globo» (lo ha dichiarato al quotidiano britannico The Guardian, che venerdì scorso ha relegato in teglio basso altre notizie mondiali e ha aperto a tutta pagina sul declino delle specie). Secondo l'autore dello studio pubblicato da Science, questi dati rafforzano l'ipotesi già formulata da alcuni scienziati, cioè che il mondo sia sull'orlo di una nuova estinzione di massa, la sesta (per intendersi, l'ultima è avvenuta 65 milioni di anni fa e ha portato alla scomparsa dei dinosauri). Jeremy Thomas fa notare che gli altri episodi di estinzione di massa sono avvenuti per cause fisiche, vuoi cosmiche (l'impatto di un meteorite che avrebbe estinto i dinosauri), vuoi cataclismi terrestri. La prossima sarebbe causata da inquinamento, distruzione di habitat, caccia, agricoltura, crescita della popolazione umana, riscaldamento del clima (in gennaio un altro giornale scientifico di prestigio, Nature, aveva pubblicato uno studio sul prevedibile effetto del cambiamento di clima sulle specie viventi: ne aveva concluso che tra il 15 e il 37 percento di tutte le specie viventi rischiano l'estinzione tra ora e il 2050). «Possiamo dire - dice Thomas (sempre al Guardian) - che questa estinzione è un evento organico: una forma di vita è diventata così dominante sulla Terra che attraverso il suo supersfruttamento e i suoi reflui mangia, distrugge o avveleva le altre».

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