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    "La comune degli Ufo e altri eco-villaggi"

    Manuel Olivares Ed.Malatempora
    4 aprile 2004 - Paola Springhetti
    Fonte: www.avvenire.it
    19.12.03


    L'Italia è disseminata di ecovillaggi. Sono realtà molto diverse tra loro, sia sul piano organizzativo e numerico (si va dagli 850 membri della Comunità di Dahmanhur ai 3-4 membri delle microcomuni ecologiche), sia su quello della cultura cui si ispirano. Manuel Olivares, nel volume Comuni, comunità ed ecovillaggi (Malatempora, tel. e fax 06/68804321), ne cita una settantina, sparsi nell'Italia Centro-settentrionale, ma probabilmente sono di più.
    E, a proposito di cultura, si possono trovare per queste esperienze diverse radici: l'antico comunitarismo cristiano, quello socialista del XIX secolo, la più recente controcultura degli anni Sessanta e Settanta con i fenomeni beat e poi hippy. Oggi però anche le comunità sono deideologizzate e fanno piuttosto riferimento a valori post-materialisti: la difesa della natura e il desiderio di rapporto armonioso con essa; la ricerca della propria identità e della pace interiore, oltre che esteriore; la costruzione di una qualità della vita complessivamente migliore. Puntano non in alto, all'utopia, ma piuttosto al personale. Come dice Olivares, «il concetto tradizionale di "salvezza" è stato barattato con quello più modesto di "crescita personale"», e non importa se la «salvezza» in questione fosse religiosa, politica o sociale.
    Gli esiti sono, comunque, assai eterogenei. La comune più eccentrica è quella «ufologica» di Valpisa (Civitella di Romagna, Forlì) fondata da un'ex hippy convinta, insieme al suo compagno, di essere venuta da altri mondi milioni di anni fa: l'uomo, infatti, secondo i membri della comunità, non discende dalle scimmie, ma da un progetto di genetisti galattici che vivono presso la stella Vega. Detto questo, sarebbe un errore ridurre tutto il fenomeno a eccentricità e folklore: spesso si tratta di vere e proprie sperimentazioni non solo sul piano ecologico o degli stili di vita, ma anche su quello dei rapporti tra individuo e società.
    Gli ecovillaggi hanno in genere sede in borghi abbandonati o antichi casali recuperati dalla rovina. In essi si cerca uno stile di vita alternativo a quello tecnologico-urbano-consumista, ma alcuni hanno intensi rapporti con l'esterno e progettano attività di lungo respiro. È il caso del villaggio di Torri Superiore, nella zona di Ventimiglia, oggi abitato da 16 persone, tra cui cinque bambini. I membri della comunità hanno recuperato il borgo, che era stato completamente abbandonato, hanno una cassa comune, praticano agricoltura biologica e coltivano ulivi che forniscono non solo l'olio, ma anche la legna per il riscaldamento, la cenere da cui si ricava la lisciva che viene usata per lavare, e le frasche che vengono date alle caprette, che a loro volta forniscono latte e concime per gli orti.
    La ricerca dell'autosufficienza, infatti, è uno degli elementi più ricorrenti in questo tipo di esperienze. Alcuni membri della comunità, però, lavorano al di fuori dell'ecovillaggio, il quale peraltro offre corsi di ceramica e di permacultura (una sorta di agricoltura sostenibile), organizza campi di volontariato internazionale con lo Sci (Servizio civile internazionale) e vuole ampliare le proprie capacità di accoglienza puntando sul «turismo sociale», cioè sull'ospitalità ad utenti di cooperative sociali.
    Su questa linea di apertura al territorio e di imprenditorialità si muove anche l'associazione Lumen (Libera università di medicina naturale). In un antico casale a San Pietro di Cerro (Piacenza) abitano 26 persone, che non ricevono alcun reddito ed evitano di lavorare fuori dalla comunità perché alla «ricerca di una crescita integrale». A Lumen si studia naturopatia e si formano con corsi triennali naturopati olistici, «in grado di utilizzare metodologie naturali per la salvaguardia della salute biologica, emozionale ed eterica dell'individuo». Lumen gestisce, in collaborazione con la provincia di Piacenza e con la Regione, corsi per coppie o per persone in difficoltà (come i tossicodipendenti), ha collaborato con un centro per ragazzi disagiati e attualmente collabora con un albergo a 5 stelle di Sirmione…
    Così come ci sono comunità più chiuse (anche se in genere l'ospitalità è un grande valore) e altre più aperte, ce ne sono alcune in cui lo spazio lasciato ai singoli o ai nuclei familiari è ridotto, e altre in cui invece è più ampio. Se gli elfi, per esempio, si organizzano più per tribù che per famiglie, il Villaggio Upacchi (Anghiari, Arezzo) lascia molta autonomia e privacy ai nuclei. È costituito da 43 persone, per metà tedesche, e ogni nucleo ha acquistato la propria casa e la gestisce autonomamente. Inoltre quasi tutti gli upacchiani lavorano o studiano fuori dal villaggio: vengono gestite collettivamente le infrastrutture e alcuni spazi comuni. L'orientamento religioso è molto vario: ci sono buddisti, atei e cattolici e la comunità coltiva un forte legame con gli sciamani nativi-americani.
    L'ispirazione religiosa caratterizza invece altre comunità, che si rifanno in genere alle spiritualità orientali o a filosofie più o meno New Age. Per esempio, ce ne sono alcune che si ispirano all'insegnamento di Osho Raineesh, il guru indiano fondatore negli anni Settanta di una grande comunità a Poona, in India, e poi negli anni Ottanta nell'Oregon. Tra queste, la comunità di Ananda si trova a Gaifana di Nocera Umbra (Perugia) ed è guidata da Swami Kriyananda, anziano guru (anche se lui non si definisce tale) che è stato allievo di Paramahansa Yogananda e amico di Allen Ginsberg e di Baktivedanta Prabhupada, il maestro degli Hare Krishna (di cui anche, in Italia, esiste una comunità). «Non abbiamo regole, solo abitudini», dicono ad Ananda. Sono proibiti alcol e droghe, il resto si fa per convinzione e perché è bello lavorare insieme. Tre sono i principi fondamentali: meditazione, devozione e servizio. Anche il lavoro viene vissuto in questa chiave.
    Forse può essere interessante sapere che esiste un network, piut tosto informale, che collega un certo numero di comunità: si chiama Rive (Rete Italiana Villaggi Ecologici) ed ha un referente organizzativo in Mimmo Tringale, direttore del mensile Aam Terra Nuova. E, sempre a livello italiano, esiste anche il Conacreis (Coordinamento nazionale Associazioni e Comunità di Ricerca Etica-Interiore-Spirituale). E - a dimostrazione che alcune di queste esperienze sono meno volatili di quanto possa sembrare - in un altro ecovillaggio, quello di Bagnaia, si sta studiando il modo di proporre e far approvare dal Parlamento una figura legale per le comuni.

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