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    Una valanga di IPA ora è certificata dall'AIA

    Il comunicato stampa di Peacelink sugli ultimi report dell'Ilva di Taranto
    24 settembre 2014 - Redazione Peacelink

    il quartiere tamburi e l'ilva di taranto

    Sul sito del Ministero dell'Ambiente sono stati pubblicati dati inediti di monitoraggio degli inquinanti sugli impianti ILVA, frutto dei controlli trimestrali previsti dall'AIA.

    Si tratta di documenti relativi ai report del gestore (Ilva) per l'attività di vigilanza e controllo.

    Tali dati sulle emissioni inquinanti hanno rivelato una situazione preoccupante e talvolta drammatica che testimonia di un grave e persistente malfunzionamento degli impianti dello stabilimento siderurgico.

    Ad esempio un dato importante è collegato alla violazione della famosa prescrizione nr. 49 che segna il limite di 25 g/t coke dalle torri di spegnimento della cokeria.

    Dall'ultimo riepilogo pubblicato dal Ministero dell'Ambiente e dai report singoli si notano gli sforamenti (in cokeria) della torre di spegnimento numero 4. I dati rilevati vanno oltre il limite. Ciò avviene nei mesi di maggio e giugno 2014 rispettivamente con 33,42 e 32,42 g/t coke.

    Lo sforamento di questo parametro è stato segnalato da Ispra nel corso dell'anno 2013 come violazione notificata ad ilva da parte del Ministero.

    Questa ed altre informazioni sono state da PeaceLink prontamente comunicate alla Commissione Europea, al fine di sottolineare - con dati certi alla mano - che la situazione all’ILVA di Taranto è molto lontana dall’essere stata risolta.

    Il Governo Italiano, la cui preoccupazione maggiore al momento è quella di vendere lo stabilimento e sbarazzarsi del problema, continua a non considerare la gravità di ciò che avviene a Taranto e che si abbatte quotidianamente sulle vite dei tarantini e degli operai ILVA.

    Nonostante le rassicurazioni di facciata e lo spegnimento in cokeria di 6 batterie su 10, il Governo e la struttura di Commissariamento ILVA non sono attualmente in grado di tenere sotto controllo le emissioni delle restanti quattro batterie della cokeria ILVA, come i dati dimostrano chiaramente.
    La gestione ILVA è fallimentare e il Governo, insieme alla Regione, continua a raccontare una situazione ottimistica che non corrisponde alla realtà.

    I numeri parlano da soli. In data 6 maggio 2014, le emissioni totali di IPA hanno toccato la cifra esorbitante di 4864 nanogrammi a metro cubo, con una concentrazione di benzo(a)pirene di ben 640 nanogrammi. Valori inaccettabili e il cui effetto alla lunga sugli operai e la popolazione è potenzialmente drammatico, se si considera che il valore di 20 nanogrammi a metro cubo di IPA è la media del 2010 nel quartiere Tamburi. Simili picchi emissivi, in condizioni meteo particolari, possono avere effetti non trascurabili.

    Per quanto riguarda il benzo(a)pirene, infatti, siamo 640 volte oltre i limiti di accettabilità per l'aria-ambiente di città e oltre 4 volte oltre i limiti fissati per i lavoratori delle cokerie dalla Francia (150 nanogrammi a metro cubo). L'Italia - che si pone come obiettivo il raggiungimento dei valori più bassi tecnicamente possibili - non può considerare questi numeri come indicativi di un buon funzionamento degli impianti.

    In cokeria solo nell'ultimo trimestre i valori elevati consultabili variano da 1000 a 3000 nanogrammi a m3 per gli  ipa sino ad arrivare al picco già citato.

    A maggio il valore più basso sempre in area cokeria è di 391 ng/m3 di IPA, che per noi è già un valore da allarme sociale. Nel primo trimestre gennaio/marzo 2014 la situazione non era migliore, anche in questo periodo leggiamo valori tra i 1000 e i 2000 nanogrammi a m3 di IPA

    Stiamo parlando di IPA, potenzialmente cancerogeni e per i quali non esiste una soglia sotto la quale è garantita l'innocuità.

    Non possiamo tacere l'enorme divergenza di questi dati rispetto a quelli molto "tranquillizzanti" pubblicati sul sito dell’ARPA.

    Ad esempio proprio nel giorno (6/5/2014) in cui venivano misurati sul piano di caricamento ben 4864 nanogrammi a m3 in cokeria, sul sito Arpa apparivano solo 5 nanogrammi a metro cubo di IPA per la cokeria stessa!

    Il contrasto è evidente: dalla cokeria ILVA si è sprigionata una concentrazione di IPA (idrocarburi policiclici aromatici) che è 972 volte superiore a quella misurata dalla centralina degli IPA che fornisce i dati al sito ARPA. La cosa, ad essere sinceri, ci sconcerta al di là di tutte le disquisizioni tecniche che saranno portate per spiegare questa abnorme discrepanza.

    Ancora più sconfortante è constatare che in quel giorno (6 maggio 2014) le centraline poste dentro ILVA davano valori di IPA talmente rassicuranti da far apparire la cokeria come il punto migliore dello stabilimento, come si può notare di seguito.

    Ecco la sintesi dei dati IPA (ng/m3 sta per nanogrammi a metro cubo) per il 6/5/2014:

    Cokeria piano coperchi: 4864 ng/m3 (sito Ministero Ambiente)
    Cokeria ILVA: 5 ng/m3 (sito ARPA)
    Direzione ILVA: 11 ng/m3 (sito ARPA)
    Parchi minerali ILVA: 8 ng/m3 (sito ARPA)
    Portineria ILVA: 7 ng/m3 (sito ARPA)
    Riv1 ILVA: 7 ng/m3 (sito ARPA)
    Taranto Quartiere Tamburi: 16 ng/m3 (sito ARPA)

    Queste misurazioni più elevate di IPA sono state effettuate in quello che è uno dei punti più critici della cokera: il piano coperchi (il cosiddetto "top side").

    Questo che cosa significa?

    Significa che se fossero stati piazzati sul "top side" della cokeria gli analizzatori IPA (che forniscono quotidianamente i valori di inquinamento della cokeria sul sito dell'ARPA) i valori sarebbero risultati molto più alti di quelli che oggi appaiono sul sito dell'ARPA e che sono frutto di centraline mal posizionate. Perché ARPA non li ha fatti piazzare lì? Per trovare gli IPA bisogna cercarli.

    Ciò che emerge dal quadro delle emissioni certificate nell'ambito del piano di monitoraggio trimestrale dell'AIA smentisce ogni ottimismo politico e contraddice l'immagine rassicurante di un'ILVA ormai innocua e virtuosa, capace di contendere ad altre industrie mondiale il podio delle migliori prestazioni ambientali.

    La divergenza tra le illusioni della politica - alimentata da dati sottostimati - e la realtà dei dati è abissale. Testimonia di una fabbrica obsoleta, che produce non rispettando gli standard emissivi che le migliori tecnologie disponibili (obbligatorie per legge) dovrebbero assicurare.

    In particolare colpiscono le elevate misurazioni trimestrali pubblicate riguardano le polveri e gli Ipa nella zona cokerie dell'Ilva nel periodo gennaio-aprile 2014. Si possono osservare i valori abnormi a 3 e 4 cifre degli Ipa in cokeria, così distanti da quelli a cui ci aveva abituati il sito dell'ARPA. Per ogni documento c’è una tabella riassuntiva e poi i singoli rapporti di prova. L'elemento importante di queste analisi è la scomposizione che il rapporto di prova fa degli Ipa totali e le quantità di benzo(a)pirene e di tutti i componenti singoli della famiglia degli Ipa.

    Dai nuovi dati pubblicati sul sito del Ministero dell'Ambiente i valori del benzo(a)pirene in cokeria risultano più elevati di quelli degli IPA in cokeria pubblicati sul sito dell'ARPA. La cosa è assurda e paradossale. Infatti gli IPA dovrebbero essere sempre più alti del benzo(a)pirene in quanto gli IPA contengono il benzo(a)pirene.

    Siamo nel pieno caos dei numeri.

    Non possiamo accettare che il punto più pulito dell'Ilva sia la cokeria e che l'inquinamento da Ipa si impenni una volta varcato il muro di cinta e aver messo il naso nel quartiere Tamburi (qualcuno potrebbe ironizzare che è il quartiere che inquina l'Ilva).

    Non lo possiamo accettare perché i nuovi dati da poco pubblicati sul sito del Ministero dell'Ambiente pongono finalmente fine a questa assurdità.

    Oggi - con nuovi dati - viene confermata tutta la potenza emissiva della cokeria. Con i dati del controllo trimestrale aggiornato sappiamo finalmente che la cokeria inquina con numeri a tre e a quattro cifre e non con numeri a uno o due cifre (come leggiamo sul sito dell'ARPA).

    La questione dell'errato posizionamento delle centraline dentro l’Ilva, più volte sottolineato, non è mai stato risolto e tutto questo ci porta ad avere dati non rappresentativi che entrano in conflitto con quelli delle rilevazioni trimestrali le quali vengono effettuate proprio sui punti critici e rappresentativi delle aree di emissione, quelli cioè su cui chiedevamo di piazzare le centraline che forniscono ogni giorno di dati al sito ARPA.

    Per PeaceLink
    Alessandro Marescotti
    Antonia Battaglia
    Luciano Manna

     

    I dati citati in questo comunicato sono estratti da un dossier analizzato e studiato da Peacelink e che è composto da numerosi documenti, tutti reperibili al seguente link http://aia.minambiente.it/Ilva.aspx

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