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    "Pronto Arpa, l'aggiornamento dati IPA? Non lo sappiamo!"

    ILVA, i dati degli IPA cancerogeni sono vecchi di quattro anni
    4 ottobre 2014 - Alessandro Marescotti
    Fonte: Articolo pubblicato anche sulla Gazzetta del Mezzogiorno

    grafico dati ipa Quanti chili di IPA cancerogeni emette ogni anno l’ILVA?

    La risposta che PeaceLink ha ottenuto dall’ARPA Puglia è sconfortante: il dato delle emissioni di IPA non lo hanno aggiornato dal 2010. Gli IPA sono cancerogeni e genotossici.

    Ritengo sconfortante apprendere di questo ritardo. E’ la sconfitta dell’AIA e di tutti gli altisonanti proclami di controllo globale in tempo reale.

    Se si legge la prescrizione n.28 dell’autorizzazione AIA, ILVA e l’Ente di controllo dovevano avere il dato aggiornato già dal 27 ottobre 2012: “Si prescrive all’Azienda di effettuare un aggiornamento delle emissioni diffuse suddivisa per le diverse aree del ciclo di produzione”.

    (Si veda http://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/aia-e-controlli/tabella-riassuntiva-delle-prescrizioni-aia/ILVAtabellaprescrizioniriesamefinale.pdf)

    PeaceLink da agosto a oggi ha chiesto di conoscere tale aggiornamento.

    Lo ha chiesto ben quattro volte all’ARPA. Tale insistenza era necessaria.

    E ora la risposta è di una franchezza disarmante: non lo sanno.

    Eppure è importante conoscere il dato aggiornato in quanto gli IPA non solo possono causare il cancro ma possono perfino danneggiare il DNA delle future generazioni. Non vi è soglia sotto la quale sono considerati innocui.

    Il 99,8% fuoriesce dall’ILVA, secondo un rapporto Arpa del 4 giugno 2010. Era importante sapere qual è la situazione attuale. Volevamo fare un aggiornamento il più vicino possibile agli attuali livelli emissivi, alla luce anche della riduzione della produzione e del fermo di sei batterie della cokeria su dieci. PeaceLink aveva aggiornato il modello matematico di Arpa del 2010 e – calcolando il fermo di alcuni impianti - aveva stimato le emissioni di IPA dell’ILVA in 3469 kg/anno su un totale di emissioni di IPA a Taranto di 3490 kg/anno.

    Ad oggi quindi all’ILVA si può attribuire ancora il 99,4% delle emissioni complessive a Taranto di IPA.

    “Farneticazioni”, le ha definite sbrigativamente il prof. Giorgio Assennato, direttore Generale dell’ARPA Puglia, in una intervista pubblicata il 29 settembre sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

    E poiché vogliamo andare fino in fondo abbiamo lanciato la sfida: dateli voi i dati corretti, allora. Forniteci i dati aggiornati e calcoliamo le percentuali.

    Ora sappiamo che non hanno aggiornato un bel nulla.

    Faccio un passo indietro e torno a quel 99,8% che fece scalpore. Quel dato impressionante fu frutto di una pressante richiesta del movimento ambientalista tarantino che nel 2010 arrivò a bussare al portone del Sindaco per fermare la cokeria al fine di vedere di quanto sarebbero diminuiti gli IPA. Per non fermare la cokeria, ARPA Puglia fece un raffinato calcolo di attribuzione degli inquinanti alla sorgente e venne fuori quel numero terrificante per gli IPA: 99,8%.

    Troppo bravi. Vendola non la prese bene, da quello che sembra emergere dalle intercettazioni.

    Quel rapporto, datato 4 giugno 2010, causò infatti più di qualche malumore e reazione. Dopo quella data furono intercettate le telefonate fra Archinà, Vendola e altre persone che attualmente sono indagate.

    "Così com’è, l’Arpa Puglia può andare anche a casa perché hanno rotto", è la frase intercettata, da cui emergeva un malumore per le attività "troppo garibaldine" di ARPA del 2010. Quello “spirito ribelle” l’ARPA non sembra averlo più, se si considera appunto che ad oggi proprio quei dati così scottanti non sono stati più aggiornati.

    Perché? Ce lo siamo chiesto.

    PeaceLink ha allora pensato di ricalcolare i dati degli IPA al 2014 con apposite stime, arrivando alla conclusione che attualmente dall'ILVA proverrebbe ancora il 99,4% degli IPA emessi a Taranto.

    La cosa questa volta non è piaciuta al prof. Assennato, che ha reagito rilasciando alla Gazzetta quell’intervista in cui ha stroncato i nostri calcoli come frutto di “farneticazioni”.

    Allora PeaceLink il giorno stesso, ossia il 29 agosto scorso, ha richiesto quali fossero le stime delle emissioni IPA dell'ILVA, sia quelle convogliate sia quelle non convogliate.

    La risposta è che "la versione più aggiornata delle stime emissive è l'IN.EM.AR. Puglia 2010".

    Proprio così: il dato più recente è il 2010.

    Per IN.EM.AR. si intente l'inventario delle emissioni in aria della Regione Puglia.

    "Attualmente - aggiunge la nota dell'ARPA spedita a PeaceLink - sono in corso di acquisizione, organizzazione ed elaborazione i dati di input che porteranno alla redazione dell'inventario regionale al 2013".

    Spiace notare che non sappiamo, dopo l’AIA, di quanto sono diminuite le emissioni di IPA. La stima fatta da PeaceLink è l'unica effettuata, mentre ARPA è ferma ai dati del 2010.

    Non solo: PeaceLink ha anche chiesto il 29 agosto scorso se ARPA stesse facendo controllando e valutando i dati dei sistemi DOAS e LIDAR che consentono di analizzare in tempo reale i nuvoloni di fumo che si innalzano dallo stabilimento.

    Oggi sappiamo che in quella data l’ARPA non aveva la padronanza di tali sistemi di monitoraggio perché non aveva effettuato un apposito corso di aggiornamento su quelle tecnologie. E’ tutto scritto nella lettera dell’ARPA che abbiamo inviato alla Gazzetta.

    Il LIDAR è una tecnica di telerilevamento che permette di determinare a lunga distanza le caratteristiche chimiche e la concentrazione di inquinanti nell'atmosfera; il DOAS è anch'esso un sistema di telerilevamento degli inquinanti molto utile, che da tempo doveva essere funzionante del piano di monitoraggio dell'AIA. Questa rete di monitoraggio in continuo LIDAR/DOAS doveva essere realizzata fin dal 27 aprile del 2013! E invece scopriamo che l'ARPA sta facendo ancora i corsi di aggiornamento per acquisire le competenze necessarie a valutare i dati.

    E dire che - sulla base delle intenzioni dell'AIA - avremmo dovuto sapere tutto sull'ILVA. Oggi scopriamo che l'ARPA ha un evidente ritardo, non dovuto probabilmente a problemi suoi ma al sistema di lentezza complessiva di un’AIA che non ha rispettato impegni e scadenze.

    Dalla risposta di ARPA, giunta anch'essa con imbarazzante ritardo, emerge che PeaceLink sta ficcando il naso in una vicenda che ha del grottesco. Le lancette del tempo per alcuni dati sono ferme a quattro anni fa.

    E per altri controlli non sembrano essersi neppure mosse.

    E ora - senza essere accusati di "farneticare" - possiamo ben dirlo: che delusione quest'AIA!

    Prometteva un controllo globale efficace, prometteva un rinnovamento che non c’è stato.

    Emergono inadempienze, ritardi e ancora troppe lacune. Questo monitoraggio può piacere ad altri. Ma a noi no, assolutamente no.

     

    Alessandro Marescotti
    Presidente di PeaceLink

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