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    "Noi conviviamo con la fine del mondo. Solo che non ce ne accorgiamo, o non vogliamo pensarci".

    "Guida alla fine del mondo"

    Bill McGuire Ed.Raffaello Cortina Editore, 2003, pagg. 170, euro 17,50
    10 aprile 2004 - Silvia Del Vecchio


    Dove finirà tutto? Questo si chiede Bill McGuire, vulcanologo di fama mondiale, nella prefazione della sua Guida alla fine del mondo, pubblicata da qualche tempo da Cortina. Si tratta di una ragionata e documentata ricognizione dello stato attuale della Terra, che si basa su quanto è avvenuto in passato, e su quanto potrebbe avvenire in futuro. Bill McGuire, del resto, è professore di Geofisica all'University College di Londra, collaboratore del Guardian e di fortunate trasmissioni della Bbc sui rischi di catastrofi naturali.
    Le sue pagine rispondono con pacata lucidità ed estrema chiarezza a tutti i più frequenti interrogativi sulla fine del mondo, suggerendo in coda ad ogni capitolo i fatti principali su cui meditare. Sono pagine che tutti possono, anzi dovrebbero, leggere, semplici ma avvincenti anche per chi non sa nulla di sistemi solari e galassie. Il professore parte da una breve biografia della Terra, mettendo a fuoco fin dall'inizio quattro possibili catastrofi. La natura, a torto giudicata benigna, è invece un nemico terribile per il genere umano, vendicativo, silenzioso e peggio ancora improvviso. In realtà, scrive McGuire, «noi conviviamo con la fine del mondo. Solo che non ce ne accorgiamo, o non vogliamo pensarci».

    Se è vero che fino ad ora siamo stati abbastanza fortunati, il quadro che si prospetta è ben poco incoraggiante. Nei prossimi decenni, innalzamenti bruschi della temperatura e del livello dei mari causati dall'effetto serra e dalla crescita della popolazione, daranno vita a innumerevoli disastri naturali. Di contro, alcune zone del pianeta come Irlanda e Gran Bretagna, potrebbero subire una glaciazione nell'arco di uno o due secoli e diventare simili al Polo. Ci sono poi eventi geologici, sia extraterrestri che terrestri, di ampio impatto, tali da rovinare l'intera nostra società. Prima di tutto la minaccia, sempre più seguita e monitorata dagli scienziati e dai governi, della collisione della Terra con comete e asteroidi. Basterebbe che un oggetto con un diametro di un chilometro colpisse il nostro globo, per spazzare via un quarto della popolazione mondiale. Per non parlare dei tre eventi epici che ci aspettano dietro l'angolo. Si sono già fatti conoscere nella preistoria, ma non ancora nei tempi moderni: una supereruzione vulcanica, come quella che 73 mila anni fa gettò la Terra in un gelido inverno, una serie di onde giganti come quelle che centomila anni fa travolsero la costa pacifica, e una tempesta di terremoti capace di radere al suolo intere aree e città.
    In realtà, vivendo su uno dei corpi più attivi del sistema solare, esistiamo ancora solo per miracolo. E non è semplice allarmismo, perché recenti studi sul Dna umano hanno dimostrato che abbiamo sfiorato l'estinzione con la passata supereruzione vulcanica e che, se fossimo vissuti 65 milioni di anni fa insieme ai dinosauri, saremmo scomparsi con loro quando un asteroide dal diametro di dieci chilometri colpì la Terra.
    Ma come mai l'uomo sembra non preoccuparsene? Eppure ogni anno, nel Missouri e nel Tennessee, milioni di americani aspettano il tornado che puntualmente minaccia case e persone. Nel Bangladesh e nelle Filippine le inondazioni spazzano via paesi e città, mentre in alcune zone fortemente sismiche come la Turchia e il Cile, i terremoti non lasciano traccia di interi villaggi. Ciononostante, Bill McGuire fa notare che «un omicidio nella telenovela preferita o il goal della squadra del cuore cattura ben più interesse dei 50.000 morti per una valanga di fango in Venezuela». E questo atteggiamento si ritrova anche in quei paesi altamente a rischio di eruzioni vulcaniche e terremoti. Si preferisce rimuovere siffatte eventualità piuttosto che accettare che ciò possa accadere proprio a noi o a nostri diretti discendenti.
    Quello che il vulcanologo docente di Geofisica vuole dirci, è che non si tratta di fenomeni "da scienziati" né di semplici casi oggetto di studi per il progresso dell'umanità, ma di rischi tangibili verso cui attivare fin da subito delle contromosse da parte nostra. L'uomo può ancora fare qualcosa, anche se non può pretendere la soluzione a questi gravi problemi, partendo innanzitutto dal rispetto ossequioso per la natura.

    Insomma, tutto quello che non avremmo mai voluto sapere e che invece incombe, è scritto nero su bianco nelle 170 pagine della guida di Bill McGuire. Con i numeri alla mano c'è poco da fantasticare: negli ultimi tre decenni, almeno un miliardo di persone è stato annientato da calamità naturali, circa 1.400 terremoti scuotono ogni anno il globo terrestre e i Tropici sono colpiti da 40 o più tra cicloni, uragani e tifoni. E se la soluzione a tutto questo ovviamente non esiste, ci sono però dei suggerimenti. Per esempio, secondo lo studioso, è scongiurata qualsiasi crisi globale della "fine del mondo" in senso stretto e l'umanità, che ha buone speranze di sopravvivenza, può attrezzarsi e muoversi verso lo spazio. La corsa ai pianeti fratelli e alle stelle non è un'ipotesi troppo lontana e certamente avverrà, sentenzia McGuire, perché è l'unica risorsa dell'uomo per sfuggire ad una lenta e completa estinzione. Non ci resta che riflettere sulla nostra concezione del mondo, e partire, per "ereditare le stelle".

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