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    "L'Italia è costellata di scempi. Alcuni sono ancora aperti, eredità di quando si pensava che la crescita si raggiungesse trasformando il bracciante nel latifondo del barone in un operaio del petrolchimico statale."

    "La guerra dell’ambiente. Chi, come, perché"

    Jacopo Giliberto Ed.Laterza 2003
    17 aprile 2004 - Jacopo Giliberto*


    Se l'interesse ecologico fino a pochi decenni fa era considerato proprio di alcuni sognatori un po' utopisti e molto astratti, negli ultimi anni si è attribuito al termine "ecologia" una forte valenza economica tanto che i vertici internazionali sull'ambiente in realtà trattano prevalentemente temi economici e i summit sull'economia vedono sul tavolo dei dibattiti i problemi più scottanti della tutela dell'ambiente. Ma questo cambiamento concettuale da che cosa è nato? Prevalentemente dall'esperienza, da grandi tragedie collettive frutto di un indiscriminato uso del territorio. È stata l'industrializzazione dell'Occidente ad avviare il processo di trasformazione (o distruzione dell'ambiente); l'uomo ha manipolato la natura a proprio uso e consumo, con una spavalderia tratta da una concezione arrogante del potere e della ricchezza giudicata fonte di ogni felicità e benessere. Anche le posizioni più progressiste vedevano nell'industrializzazione "selvaggia", la conquista di nuovi posti di lavoro e quindi non c'era particolare attenzione alla salvaguardia della salute dei lavoratori e tanto meno dell'ambiente circostante. Sono poi venuti Marghera, Seveso, Bhopal, Cernobyl... e la consapevolezza collettiva del rischio mortale a cui eravamo tutti indiscriminatamente sottoposti si è fatta strada.
    Sono poi accaduti tanti e tanti incidenti a petroliere da rendere a lungo alcune zone costiere impraticabili, morie di pesci e di uccelli, immagini drammatiche portate in tutte le case dalle televisioni: e il petrolio è apparso non solo mitico "oro nero", ma fonte di morte. Che cosa c'era dietro a tutto ciò, quali interessi, quale spregiudicatezza? L'autore del saggio lo racconta in modo documentato e senza la durezza della denuncia: è solo informazione, null'altro. Eppure l'effetto sul lettore è davvero forte, sconvolgente a tratti, ma non è negata la speranza di possibilità nuove e di spiragli insperati per un futuro più consapevole e armonico.

    Le prime righe

    Introduzione
    Storie d’ambiente
    Presente storico

    Gianfranco Bologna ha il pass azzurro del delegato poiché è il portavoce del Wwf Italia; e può entrare nella sala stampa al piano -2 del Centro congressi di Sandton, il quartiere degli affari alle porte di Johannesburg. Parla a bassa voce, Bologna, anche se l’immensa rimessa trasformata in sala stampa è una babele di lingue. È un grande frullatore di idee e pensieri, la sala stampa definita Media Center; un frullatore attraversato da giornalisti affannati e da troupe di tutto il mondo con telecamere fari e microfoni, reso azzurro da centinaia di computer e dai maxischermi accesi.
    «Qui a Johannesburg bisognava piegare l’economia ai bisogni della crescita del mondo — dice il portavoce del Wwf — è forse alla scelta comune di non uccidere per sempre la Terra. Sta accadendo il contrario, a ogni proposta di ambiente viene opposto il principio della libera circolazione delle merci. Si sono invertite le parti, la salute e la vita umana sono piegate ai bisogni della produzione».
    È un grande vortice verticale, il Centro congressi di Sandton, a cominciare dal secondo livello sotterraneo del Media Center nel quale si agitano i giornalisti, per arrivare su fino alla terrazza panoramica. Si negozia di ambiente e di economia in modo frenetico al terzo e al quarto piano fino al salone della Plenaria.

    Note:

    *Jacopo Giliberto (Venezia 1961) è giornalista del “Sole 24 Ore”. Si occupa in prevalenza di energia e ambiente. Ha ricevuto diversi riconoscimenti, fra i quali un Premio Enea Energia e Ambiente (1998) e due premi Federchimica. Ha scritto, fra gli altri libri, Le professioni dell’ambiente.

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