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    Sospeso il progetto sul fiume Nu

    Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha deciso di sospendere il progetto per un sistema di 13 dighe sul fiume Nu
    13 aprile 2004 - Marina Forti


    Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha deciso di sospendere il progetto per un sistema di 13 dighe sul fiume Nu, in Cina occidentale. La decisione è stata annunciata con una certa evidenza da tutti i giornali cinesi inclusi quelli di Hong Kong, riferisce il New York Times in una corrispondenza da Pechino: segno che il governo ha voluto dare pubblicità e risalto alla faccenda. E la decisione ha sorpreso non poco i diversi oppositori di quel progetto di dighe, per lo più convinti che il progetto del fiume Nu fosse ormai un fatto compiuto, una decisione ormai irrevocabile. E invece no: in una direttiva scritta il premier Wen ha ordinato alle autorità competenti di rivedere il progetto. «Dobbiamo considerare con attenzione e prendere una decisione scientifica su un grande progetto idroelettrico come questo, che ha sollevato grandi preoccupazioni nella società e su cui non concordano i sostenitori della protezione ambientale», scrive il premier - secondo quanto riferisce il quotidiano Ming Pao, di Hong Kong. Si può capire la sorpresa dei cinesi: nessuno riesce a citare un altro caso in cui un grande progetto di dighe è stato fermato in base a considerazioni ambientali o all'opposizione pubblica. Il Nu è uno dei grandi fiumi che nascono sull'altopiano tibetano, scorre verso occidente tra il Lankang (Mekong) e il Jinsha (Yangtze) nella provincia dello Yunnan e poi piega verso sud, entrando in Birmania dove prende il nome di Salween. Nella parte alta del suo corso, i 2.800 chilometri attraverso il Tibet e lo Yunnan, scorre tra canyon e foreste e gole ripide, in uno scenario selvaggio: è uno degli ultimi fiumi ancora davvero intatti in quella regione, tanto che l'anno scorso l'Unesco l'ha aggiunto alla sua lista dei siti «Patrimonio dell'umanità». Il progetto, annunciato dal governo cinese l'agosto scorso quando già la stampa ne parlava (vedi terraterra, 27 marzo 2004), consterebbe di 13 dighe e servirebbe a produrre energia elettrica da convogliare verso le zone industriali in crescita intorno a Kunming, la capitale dello Yunnan (non per nulla il governo della provincia è tra i maggiori fautori del progetto). Non ci sono stime precise sui costi del sistema di dighe, e non molti dettagli sono noti - salvo che le dighe costringeranno a sfollare e risistemare una popolazione di almeno 50 mila persone, per lo più agricoltori e pastori appartenenti a minoranze etniche. E che i lavori alla prima di queste dighe dovevano cominciare entro quest'anno a Liuku, vicino al confine sino-birmano.
    Bisogna dire che il caso del fiume Nu ha suscitato da subito opposizioni anche all'interno dell'establishment. L'Agenzia di protezione ambientale dello stato aveva annunciato pubblicamente la sua contrarietà al progetto, e già questo rendere pubblica un'opposizione era sembrata una cosa sosprendente. Anche l'Accademia cinese delle scienze aveva detto pubblicamente che il progetto rischiava di causare danni ambientali giganteschi. Di recente, durante l'Assemblea del popolo (l'assemblea legislativa cinese) un certo numero di delegati aveva scritto alle autorità centrali chiedendo che il progetto fosse fermato e riconsiderato, riferisce Ming Pao. Nella corrispondenza da Pechino il New York Times riferisce lo stupore e anche un certo ottimismo tra chi aveva cercato di opporsi alle dighe sul fiume Nu. Ad esempio He Daming, professore all'Università di Yunnan che aveva aiutato a raccogliere l'opposizione: «Sono stato sorpreso nel sentire che proprio il premier ha dato istruzioni di sospendere il progetto», dice, «non era mai successo prima d'ora». E poi Qian Jie, vicedirettrice del Centro per la biodiversità e i saperi indigeni, un gruppo ambientalista cinese: «Ha detto [il premier Wen] che vuole sentire altre opinioni e raccogliere altri punti di vista, specialmente dalla parte della conservazione ambientake che era stata lasciata fuori. Finalmente manda il segnale che i nostri dirigenti si preoccupano dell'ambiente e dello sviluppo sociale, e non solo dell'economia», ha commentato: «Questo ci da un po' di speranza, il fiume può ancora essere salvato».

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