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    Cementificazione Made in Italy

    Ecomostri sull'isola di Giftun

    Mubarak disposto a vendere una delle più pregiate riserve naturali del Mar Rosso.
    Il progetto edilizio da 2 miliardi di dollari prevede la costruzione di due ponti, decine di alberghi e novanta ville. A firmarlo sarebbe la Domina Spa. La protesta degli ambientalisti locali
    19 maggio 2004 - Noha Omar
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    19.05.04

    Mahmya, Giftun Island National Park Hurghada, Red Sea
    E' un mare di ogni tonalità di blu, azzurro, verde: ma si chiama Mar Rosso. Perché al tramonto le montagne di granito rosa che lo circondano, dal Sinaifino all'Arabia Saudita, si riflettono sulle onde e lo colorano. Tanto che gli egiziani il Mediterraneo lo chiamano mare bianco (bahr el abiad). Delle 36 isole del Mar Rosso, 22 sono territorio protetto. Nelle acque che lambiscono le riserve naturali delle due isole Giftun, a un'ora di navigazione da Hurgada, vivono 196 coralli e 794 specie di fauna marina. Una folla di pesci, adornati a festa, vestiti di seta, colorati, eleganti. Le Giftun sono il posto preferito della tartaruga verde, in via d'estinzione, che cova le uova tra i coralli. Sulla riva, il gabbiano dall'occhio bianco, specie protetta, saluta sornione gli uccelli migratori che dall'Africa lo sorvolano. Insomma, un paradiso. Un paradiso in vendita: il governo egiziano avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di vendere l'isola grande di Giftun a Ernesto Preatoni, del Gruppo Domina Vacanze spa, un impero italiano di 65 strutture tra alberghi, agenzie di viaggi, case vacanze. Fonti riservate affermano che il progetto prevederebbe 2 ponti per collegare l'isola alla terra ferma e la costruzione, sui 12 chilometri della costa nord-est, di 10 mila camere e 90 villette. Un investimento di 2 miliardi didollari, hanno scritto giornali egiziani. Alla Domina negano. «Non c'è nessun progetto. Ci è stata richiesta una consulenza dal governo egiziano», sostengono. Detto fatto: lo studio ha identificato le Giftun come «nuove mete appetibili». Nega anche l'Egitto (qui si preferisce il termine privatizzazione a vendita): il portavoce del presidente Mubarak ha anzi dichiarato che le riserve naturali non sono in vendita. Salvo poi precisare che esiste un'eccezione alla regola: il territorio può essere svincolato dai divieti di edificabilità se ciò è a favore dell'interesse pubblico. Sarà che le acque della politica non sono limpide come quelle amate dalle tartarughe di Giftun ma qualcosa non quadra. Agli ambientalisti non è sfuggito. «Giftun non è in vendita», si leggeva sulle magliette di duemila persone che nella giornata mondiale della terra, il 22 aprile, si sono immerse con i delfini, coordinate dall'associazione del Mar Rosso per le immersioni e da quella per la protezione dell'ambiente di Hurgada e sostenute da Greenpeace-Germania.
    La petizione per salvare Giftun ha raccolto a oggi 9.051 firme(www.petitiononline.com/GIFTUN/petition.html).«E' assurdo, ancora stento a crederci», dice il direttore del protettorato del Mar Rosso, Mahmoud Hanafi. «Da un punto di vista legale, afferma, se si vuole vendere o privatizzare l'isola di Giftun, occorre il consenso di 70 milioni di cittadini egiziani. Solo loro hanno il diritto di vendersi il territorio. Ma se a qualunque investitore straniero è permesso di prendere di mira un parco nazionale del Mar Rosso, allora vuol dire che non esistono più principi, che l'intero paese è crollato». O che l'avidità ha la meglio sui principi. Passa per Giftun il 33% del turismo egiziano. Un milione di visitatori che negli ultimi due anni, per altro pessimi per il turismo, ha generato 800 mila dollari al ministero dell'ambiente e 107 milioni al governatorato del Mar Rosso. Briciole, contro 2 miliardi. Dalla privatizzazione di Giftun ne perderebbero soprattutto le piccole industrie del turismo, gli egiziani che portano i turisti in barca, le scuole di immersione. Gente che ha capito che i coralli del Mar Rosso e le oasi del deserto sono la vera ricchezza del paese, e che vanno conservate. «Proteggere la natura è l'unico vero beneficio, per l'Egitto e per l'umanità tutta», afferma Moussa. L'ambiente ha logiche di mercato tutte sue, che nulla hanno a che vedere con quelle dell'industria turistica. Investire nell'ambiente vuol dire guardare al futuro, altrimenti si ottengono effimeri guadagni e ingenti perdite alla lunga.
    Le cementificazioni di paradisi naturali sono errori che si pagano con gli interessi, e finiscono col costare ben di più di quanto producano alberghi a 5 stelle pieni di turisti. Pare che il gabbiano dall'occhio bianco sia particolarmente suscettibile. Le tartarughe, poi, gli errori non li perdonano. Anzi, contrattaccano e minacciano di non riprodursi più. Gli oltre 2000 chilometri del Mar Rosso sono del resto già stati riempiti da detriti industriali, scarichi di navi e di petrolio. In Egitto, negli ultimi 20 anni, circa 3 milioni di metri cubi di mare sono stati coperti di sabbia. «Poiché la barriera corallina arriva fino alla riva, le soluzioni per costruire erano due», ha dichiarato al mensile Egypt Today Mohamed el Kaissouni, direttore del comitato per l'ecoturismo egiziano. «O riempire la barriera di sabbia (...) o disintegrare i coralli con gli esplosivi. Entrambe le tattiche sono state usate regolarmente». «Il fatto che la Giftun sia parco nazionale è un problema del governo egiziano», affermano alla Domina spa. «Non vorrei sembrare estremista», ribatte Sayed Moussa, professore di turismo, qui una vera e propria facoltà. «Ma basta un solo essere umano per inquinare: almeno il cosiddetto ecoturismo limita l'inquinamento, restringendo l'accesso».
    Le Giftun si possono visitare al massimo da 100 persone al giorno e solo dall'alba al tramonto. Alle barche è consentito attraccare in un'unica baia sabbiosa. Non sono permesse costruzioni fisse. «L'ecosistema lì è fragilissimo», spiega Moussa. «Ci sono molte specie rare che devono essere lasciate in pace».

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