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    Era fonte di vita, oggi è acqua dei nitrati

    In uno degli inni più belli della storia di tutti i tempi, il Cantico delle creature scritto dall’ultimo profeta della tradizione ebraico-cristiana, Francesco di Bernardone di Assisi, l’acqua viene definita «utile, umile, preziosa e casta».
    22 maggio 2004 - Gino Girolomoni
    Fonte: www.avvenire.it
    20.05.04


    In uno degli inni più belli della storia di tutti i tempi, il Cantico delle creature scritto dall’ultimo profeta della tradizione ebraico-cristiana, Francesco di Bernardone di Assisi, l’acqua viene definita «utile, umile, preziosa e casta».
    «Utile», cos’altro potrebbe definirsi così? «Umile», perché è sempre stata tenuta in scarsa considerazione. «Casta», fa pensare ai ruscelli dei tempi di Francesco o ancora oggi a quelli delle alte montagne. «Preziosa», è invece un aggettivo profetico perché oggi è diventata veramente tale. Come abbiamo potuto trasformare un bene così grande in un cadavere racchiuso in bottiglie di plastica, pieno di residui, da conservare con dannosissimi additivi, e per giunta l’abbiamo anche sprecata in quantità tali che oggi non basta più e il suo possesso sta già scatenando guerre?
    In un viaggio in Tunisia, mi ha colpito una scena frequente: l’approvvigionamento di acqua ai pozzi con taniche sulla groppa degli asini, e ragazze e giovani per i quali il pozzo era l’occasione per incontrarsi. Anche Mosè trovò la sua compagna in un’occasione simile. Io stesso fino all’età di vent’anni ho portato alla fonte le vacche ad abbeverarsi, con una slitta trainata da due vacche marchigiane su cui si riempivano una botte e due tini. Un’operazione che si doveva ripetere tutti i giorni. Poi ricordo nella seconda metà degli anni sessanta, nella nostra campagna nei dintorni di Urbino, la grande scoperta che un tubicino di plastica rigida poteva portarci in casa l’acqua di una sorgente a due chilometri posta più in alto della casa.
    Non ha fatto in tempo a passare nemmeno una generazione da quella grande conquista, e ora ci accorgiamo che quell’acqua non è più potabile in molti casi, e che non ce n’è per tutti.
    Di una macchina, lo capiamo tutti che non va se aggiungiamo acqua alla benzina o al gasolio, ma non riusciamo a capire che se ci nutriamo di cibi finti, di aria impestata, di acqua inquinata, a lungo andare perderemo anche l’efficienza  fisica e le capacità intellettive ?
    A Bali, durante la conferenza preparatoria del vertice mondiale di Johannesburg, Kofi Annan espose i dati sull’acqua e i servizi igienico sanitari nel mondo: un miliardo di nostri simili non dispone di acqua potabile, due miliardi non dispone di servizi igienici adeguati, decine di milioni di persone si ammalano e muoiono ogni anno per infezioni contratte per l’uso di acqua inquinata. Ma noi qui nella «civilissima» Europa, ci permettiamo di inquinare le falde con i nitrati disattendendo la direttiva comunitaria del 1991 nei cui confronti la vigilanza della Commissione è di una tolleranza senza paragoni. Una volta assunti con l’acqua, nel corpo i nitrati si trasformano in nitriti, capaci di ossidare l’emoglobina nel sangue convertendola in metaemoglobina, sostanza che non è più capace di trasportare ossigeno ai tessuti. A questa patologia sono esposti soprattutto i neonati fino a sei mesi. I nitrati inoltre sono tra i maggiori colpevoli dell’eutrofizzazione (cioè l’arricchimento delle acque con sostanze fertilizzanti) capace di far riprodurre a dismisura le alghe marine. E nelle falde, vanno a finire solo i nitrati, ma anche i diserbanti, gli antiparassitari e tutte le molecole di sintesi che usiamo in agricoltura. E poi, dopo la «rapina» delle sorgenti per confezionarle, ci ritroviamo arsenico, manganese, nichel, cromo, rame, cadmio, mercurio e decine di solventi clorurati che preferiremmo trovare altrove.
    Suscitò in me un immenso stupore leggere il libro del giapponese Masaru Emoto che riuscì a fotografare i cristalli d’acqua di diverse città del mondo: vedere l’acqua di un fiume inquinato o quella di Lourdes aiuterebbe a capire molte cose, in primis che con l’acqua «casta» abbiamo perduto il fondamento della vita.

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