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    «L'ecologia e' nelle parole della Chiesa»

    Intervista con Giannozzo Pucci, uno dei più autorevoli ambientalisti italiani: «Culture come quella verde sono inadatte ad affrontare la complessità del problema»
    17 giugno 2004 - .

    Roma - (...) Giannozzo Pucci e' uno dei piu' autorevoli ambientalisti ed autonomisti italiani, (...) aggiungiamo anche che non e' obbligatorio essere d'accordo in tutto e per tutto con lui. Non c'e' da gridare allo scandalo se qualcuno lo considera un sognatore. Ma pone questioni serie, da vera autorita' nel campo ecologico, argomentate con assoluta convinzione, ma con altrettanta pacatezza. E' insomma lontano mille miglia da quanti usano l'ambiente come un randello con il quale bastonare i malcapitati. Qualsiasi riferimento a Pecoraro Scanio e soci, con i quali Giannozzo ha rotto da tempo, non e' affatto casuale.

    Giannozzo, in quali termini si pone la questione ambientale oggi?

    Prima di tutto voglio dire una cosa. Culture come la verde sono inadatte ad affrontare nella sua completezza il problema dell'ecologia, perche' fanno riferimento a una filosofia tipicamente scientista. La crisi ecologica ha dimostrato la verita' di quello che la Chiesa ha sostenuto nel corso dei secoli. Sempre messa in minoranza dai soloni di turno. La Chiesa, per esempio, difendeva i diritti comunitari, della gente, dei popoli, delle parrocchie, delle comunita' locali, che erano diritti atavici, millenari e che sono stati completamente coartati dai principi della rivoluzione
    francese. Questi diritti comunitari sono stati bombardati sia dalla destra sia dalla sinistra. L'unica che li difendeva o che li ha difesi per diverso tempo e' stata la Chiesa. Oggi nella difesa, per esempio, della variabilita' genetica delle popolazioni alle loro sementi, ritornano quei diritti che la
    Chiesa ha difeso per tanto tempo. Molte delle affermazioni di condanna alle filosofie contenute nel Sillabo vengono confermate oggi dalla crisi ecologica, ma i cattolici non se ne rendono conto.

    Perche'?

    Perche' nel frattempo molti cattolici si erano accodati alle filosofie o liberali o marxiste. Oggi che cosa resta dal crollo delle ideologie? I cascami di quei cattolici che andavano dietro o all'una o all'altra filosofia. Invece la crisi ecologica, per prima ma non sola, ha dimostrato l'inconsistenza, il vuoto su cui si poggiavano tutte le ideologie sette-ottocentesche. Invece e' emersa la consistenza dell'architettura filosofica di S. Tommaso, cioe' di una visione della terra incentrata su una fede
    creazionista. Ecco perche' i Verdi sono incapaci di portare avanti una efficace difesa dall'ambiente. Infatti, da quando ci sono i Verdi le condizioni dell'ambiente non hanno fatto altro che peggiorare, nonostante le loro battaglie. Perche' se il popolo italiano e l'Occidente non ritrovano il legame tra la sua fede, la sua morale, e il rispetto della natura, che c'era e che c'e' come fondamento della sua filosofia, non si potra' fare nessuna barriera contro l'egoismo dei grandi gruppi e poi, a cascata, di tutti gli individui. Siamo ridotti ad essere consumatori e basta.

    Che cosa succede se e quando finisce il petrolio? Si torna indietro?

    Chi ha visto solo lo sviluppo industriale, praticamente riesce solo a vedere il ritorno alla candela e non quell'immenso campo di evoluzione che esiste nel settore delle energie rinnovabili. Avendo abbandonato la trazione animale in agricoltura per il trattore, essa non ha avuto piu' alcun progresso. Ma nella trazione animale occorreva una tonnellata di energia per produrre una tonnellata di cibo, oggi per una tonnellata alimentare noi ne consumiamo 60 di energia non rinnovabile. Quindi c'e' stato un arretramento. Nessuno si e' posto con impegno a dire come si fa a produrre una tonnellata con mezza tonnellata di energia impiegata o con un decimo.

    E' questa la strada?

    Questo e' il futuro. Poi occorre che quella mezza tonnellata sia di energia rinnovabile, cioe' di energia che non e' come il petrolio. Per fortuna in questo campo, senza finanziamenti dei governi o dell'universita', senza ricercatori, ma per la necessità e per passione umana, si sono avuti
    sviluppi interessanti, attraverso esperienze di tutti i continenti. C'e' chi ha scoperto nuovi sistemi di trazione animale che moltiplicano la capacita' di trazione, usati soprattutto nel terzo mondo. C'e' chi ha scoperto sistemi di agricoltura che non hanno, ad esempio, bisogno di lavorazione della terra. C'e' un filone enorme di lavoro, anche nel campo delle abitazioni, come ridurre o abolire addirittura le necessita' di petrolio e perfino di gas per riscaldare le abitazioni, ritornando in parte al legno pero' con una efficienza produttiva superiore. Ci sono esperienze di famiglie in America ed altrove che sono riuscite ad abbattere le emissioni di CO2 del 99% nella loro casa.

    Conseguenze?

    Piu' si riduce il petrolio piu' aumentano le lotte, le guerre. In fondo, sulla guerra in Iraq il petrolio grava come un'ombra molto pesante. Perche' questa guerra in Iraq e non nel Sudan, per esempio, dove la gente viene ammazzata tutti i giorni a centinaia oppure i massacri che ci sono stati nell'Uganda e nessuno ha detto nulla? Perche' non c'erano interessi, da parte di paesi o multinazionali. Non e' neanche molto credibile che noi andiamo a liberare gli irakeni, perché allora dovremmo andare dappertutto. E con i ceceni cosa si fa? Se una città come Firenze, una regione come la Toscana, un paese come l'Italia si dedicasse seriamente a liberarsi dal ricatto del petrolio si metterebbe subito all'avanguardia del mondo. Ritroverebbe una coerenza con le sue tradizioni di fondo, anche di fede.

    C'e' la volontà di procedere in questa direzione?

    Mi sembra che non ci sia la volonta'. Questa polarizzazione della politica ha devastato la creativita' del nostro popolo ad impegnarsi in politica. L'unica cosa che resta sono le partite di calcio. Ecco perche' e' stato importante il ruolo della Dc in questi anni: ha tenuto insieme un popolo. Ecco, se non si ritorna al rispetto della proporzionalita' di tante visioni diverse in un'unica comunita' locale, regionale e nazionale, penso che sia molto difficile che queste tematiche prendano il posto che meritino.

    Come uscire da questo bipolarismo selvaggio?

    Ci vogliono dei politici disposti a perdere.

    Hai detto niente!

    Perderanno una volta, due volte, tre volte ma continueranno ad insistere e la gente comincera' a riprendere fiducia e ricomincera' a votarli. Ma finche' non si dimostreranno cocciuti ad andare
    in quella direzione, anche contro tutto e contro tutti, questo non succedera'. Siccome questa polarizzazione fa comodo a tutti, cominceranno a dire il giorno prima o due giorni prima delle elezioni: fascista e comunista. Con una logica di 50 anni fa, che e' obsoleta.

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