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    Uno studio dell'Accademia dei Lincei

    Verso l'estinzione di massa

    Centinaia le specie di animali e piante a rischio per le mutazioni ambientali prodotte dall'uomo.
    21 giugno 2004 - Alessandra Spila 
    Fonte: www.liberazione.it
    15.06.04

    L'uomo sta distruggendo se stesso. E' netta la conclusione di "Estinzione e biodiversità", lo studio presentato dall'Accademia dei Lincei. E vista la drammaticità del quadro ambientale che ne emerge, il futuro si preannuncia catastrofico per tutti gli esseri viventi. Tanto da parlare di una vera e propria estinzione di massa che mette a rischio la sopravvivenza non solo di animali e piante, ma quella dello stesso uomo, vera causa del disastro che sta devastando il pianeta Terra.
    Le specie animali col più alto pericolo di estinzione sono quelle di grande mole, ovvero la maggioranza dei vertebrati. 0 quelle che vivono in habitat isolati, cioè in isole, vette o cavità di montagne. Stessa sorte anche per gli animali con una limitata capacità riproduttiva come orso bruno, grifone o aquila reale. Oppure quelli che contano un numero ridotto di esemplari; o legati a specifiche nicchie ecologiche e quindi sensibili a qualsiasi minima variazione.

    Emblematico il caso del Kagu, l'uccello della Nuova Zelanda che, adattatosi a vivere in un ambiente senza predatori e dunque ormai incapace di volare, è diventato ora il cibo preferito di gatti e cani introdotti dall'uomo. Sempre un uccello, il Dodo, una specie di grande tacchino, è uno dei simboli più famosi degli animali estinti a causa dell'uomo. Diventato preda degli stessi marinai che lo scoprirono nel 1599 nell'isola di Mauritius, dopo soltanto 82 anni non esisteva più nessun esemplare sul pianeta Terra.

    Neanche le piante se la passano bene. Basti pensare alla situazione italiana dove rischiano di scomparire definitivamente felci, licopodi e equiseti, piante con semi come le conifere e piante che producono frutti. E' il caso in particolare di Sicilia con 314 specie, Sardegna (167), Piemonte (119), Lombardia (119) e Toscana (107).

    A mietere un numero così ingente di vittime è soprattutto l'annientamento degli habitat naturali, ormai giunto a livelli preoccupanti. Tra le motivazioni principali, disboscamenti, bonifica di paludi, coltura razionalizzata, inquinamento, introduzione di specie aliene, disturbo visivo, acustico e olfattivo le micce della distruzione di massa in corso. Ma anche caccia e commercio di animali sono additati dai biologi tra le cause più significative. Mentre il riscaldamento del pianeta sarebbe la vera minaccia per la biodiversità, secondo l'indagine presentata in questi giorni dall'Università di Leeds. E i danni che ne seguiranno sono spaventosi: un quarto di animali e piante sono destinati a sparire nell'arco di tre o quattro anni.

    La parola estinzione, purtroppo, non è una novità sul pianeta Terra. Sono addirittura sei le distruzioni di massa accertate, ovvero estinzioni di più della metà delle specie esistenti con un totale di 250 milioni. Di questi ben il 97 per cento, secondo gli studiosi, si è estinto gradualmente; ne rimangono attualmente sette milioni e mezzo. Vale a dire che si sono estinte circa settantamila specie ogni milione di anni. Ma nel passato le cause delle grandi estinzioni erano tutte da addebitare a fenomeni naturali. Di solito si trattava di drastici cambiamenti climatici innescati dalla caduta sulla Terra di giganteschi meteoriti, da fenomeni di vulcanismo, dallo scontro di placche continentali. Simili distruzioni di massa hanno avuto una durata relativamente breve, almeno per la scala geologica dei tempi: circa un milione di anni. Esse sono state inoltre rapidamente compensate da massicci fenomeni di speciazione (cioè comparsa di nuove specie), ma anche dall'evoluzione di nuovi gruppi tassonomici, come famiglie, ordini e classi.

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