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    Quando il treno insegna l'ecologia

    Corsi e ricorsi storici. Con una decisione al tempo stesso ecologica e sociale - piacerebbe molto al mahatma Gandhi - il governo indiano ha vietato sui treni e nelle stazioni i bicchierini di plastica usa-e-getta.
    7 luglio 2004 - Marinella Correggia
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    6.07.04

    Corsi e ricorsi storici. Con una decisione al tempo stesso ecologica e sociale - piacerebbe molto al mahatma Gandhi - il governo indiano ha vietato sui treni e nelle stazioni i bicchierini di plastica usa-e-getta. Chai (il tè tradizionale), caffè e altre bevande saranno serviti nelle coppette di argilla o kulhar, che sembravano spacciate e sopravvivevano solo nei posti fuorimano. Va detto che in India le ferrovie sono tuttora statali e quindi i cambiamenti possono ancora essere imposti con leggi o decreti, per decisione pubblica. Come riferisce il sito www.terradaily.com, centinaia di migliaia di artigiani rurali che lavorano l'argilla tornano ad avere chances di sopravvivenza dopo essere stati quasi ammazzati dalla plastica, un derivato dal petrolio con processi di lavorazione energivori e che oltretutto creano pochi posti di lavoro.

    La svolta è stata voluta dal nuovo ministro delle ferrovie, Laloo Prasas Yadav, già chiacchieratissimo leader fuoricasta nello stato del Bihar. Si tratta di mantenere una promessa elettorale: la coalizione United Progressive Alliance capeggiata dal partito del Congresso aveva vinto le elezioni e battuto gli «integralisti globalizzatori » (pessimo binomio) del Bjp anche perché aveva fatto leva sugli esclusi dalla modernità, sui poveri e sui disoccupati. E di lavoro le coppette ne creeranno parecchio. La rete ferroviaria indiana è la maggiore del mondo (63.140 chilometri), con 11.000 treni che viaggiano ogni giorno, compresi 7mila treni pendolari, per un totale giornaliero di 13 milioni di viaggiatori! Quindi la domanda da parte di chi vende sui treni e nelle stazioni potrebbe far lavorare almeno 300mila vasai. Le coppette costeranno 10 paisa, circa un centesimo, contro i due centesimi dei bicchierini di plastica.

    I bicchieri di plastica e perfino di polistirolo sono stati per anni al centro di abitudini del tutto antiecologiche e, se non fosse per questo, assai curiose. Ad esempio, negli scompartimenti più frequentati - i vagoni pendolari grossi e sgraziati, e la seconda classe con cuccette senza aria condizionata per i lunghi viaggi - non esistevano i cestini portaimmondizie, perché si sarebbero riempiti di bucce di banana e altri rifiuti organici (la gente si porta il cibo da casa) con relative fermentazioni a causa del caldo e dei lunghi percorsi. Ma questo significava che i bicchieri venivano buttati fuori dal finestrino. L'ordine che si poteva leggere sul treno era «schiacciare dopo l'uso»: per evitare che gruppi di raccoglitori raccattassero, lavassero e rivendessero i contenitori. Ma nel 90% dei casi i viaggiatori non schiacciavano il bicchiere e il riciclaggio illegale avveniva, in barba alla scusa che aveva fatto sostituire la plastica alla terracotta: l'igiene.

    Ovviamente questo «usa-e-getta dal finestrino» applicato a un materiale che impiega decenni o secoli a deteriorarsi aveva un impatto disastroso sugli spazi spesso coltivati che costeggiavano la ferrovia. Adesso le kulhar gettate via dopo l'uso - si spera dopo più di un uso - torneranno a essere nuda terra. Il ritorno era annunciato: da anni un'elegante coppetta di terracotta veniva offerta ai viaggiatori della prima classe. Poi le ferrovie degli stati del sud avevano sostituito la plastica con la carta. Quest'ultima rimarrà forse per servire le grosse «porzioni », come il brodo di pomodoro caldo e le bibite (ancora resistono le bottiglie con vuoto a rendere).

    Nel suo piccolo, il cambiamento indiano dovrebbe entrare nella storia ferroviaria e suscitare tentativi di imitazione in altri paesi. In Italia sarebbe improponibile la terracotta usa-e-getta; ma a quando il passaggio alle sostanze biodegradabili come mater-B? e a quando, da parte dei viaggiatori, l'abitudine a portarsi dietro un bicchiere infrangibile e magari una bottiglietta da ricaricare nelle stazioni? E già che ci siamo, le ferrovie italiane imiteranno mai quelle di tutti gli altri paesi - dalla Svezia al Vietnam - che nelle cuccette usano lenzuola lavabili di cotone anziché le usa-e-getta di microfibra? I viaggiatori ecologisti potrebbero così evitare di portarsele da casa.

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