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    L'intemperanza del clima sta cambiando la nostra vita. Ma questa volta non è un fenomeno naturale, ci sono molti soldi dietro quelle nuvole.

    "Il clima è fuori dai gangheri"

    Gianfranco Bettin* Ed. I Sassi nottetempo
    13 luglio 2004 - Davide Ranzini

    “Sulla Terra il cambiamento ambientale è vecchio quanto il pianeta: circa 4 miliardi di anni.Il genere Homo, cui apparteniamo ha modificato l’ambiente terrestre nei circa 4 milioni di anni della sua esistenza.
    Ma mai come nel XX secolo. E’ probabile che asteroidi e vulcani, al pari di altri agenti astronomici e terrestri, abbiano prodotto cambiamenti ambientali più radicali di quelli cui abbiamo assistito nella nostra epoca. Non però gli uomini. E’ la prima volta, nella storia dell’umanità, che abbiamo modificato gli ecosistemi in maniera così profonda, su tale scala e con tale rapidità. E’ una delle rare epoche della storia della Terra in cui si è assistito a cambiamenti di tale portata e intensità […] Inconsapevolmente il genere umano ha sottoposto la Terra a un esperimento non controllato di dimensioni gigantesche. Penso che, col passare del tempo, questo si rivelerà l’aspetto più importante della storia del XX secolo: più della seconda guerra mondiale, dell’avvento del comunismo, dell’alfabetizzazione di massa, della diffusione della democrazia, della progressiva emancipazione delle donne”.

    Bastano solo queste poche parole per avere un’ idea della gravità in cui versa attualmente, sul piano ambientale, il nostro pianeta.
    La citazione dello storico John R. Mc Neill, è ripresa da Gianfranco Bettin nelle prime pagine del suo breve e agile saggio “Il clima è fuori dai gangheri”, titolo ispirato da un noto luogo shakespeareano, l’Amleto di “The time is out of joint” (Il tempo è fuori dai gangheri), e dalla “dannata sorte” che, come sul giovane principe danese, pesa oggi su chiunque abbia coscienza di “essere nato -to set it right – per rimetterlo a posto - il tempo”, il clima.

    “La nostra vita dipende dal giusto equilibrio tra il calore del sole e l’atmosfera terrestre”. Il clima appunto, frutto di questo rapporto che l’uomo, con la sua pesante e radicale attività tecno-industriale sta modificando irreparabilmente.

    E se in natura il clima è mutevole e varia con le stagioni, i luoghi, le epoche producendo mutamenti lentissimi e “graduali adattamenti delle specie, anche se alcune non hanno potuto o saputo farlo e perciò si sono estinte”, negli ultimi decenni un’ "accelerazione spaventosa “ ha visto i tempi del mutamento divenire più rapidi, rendendo impossibile il progressivo adattamento di molte specie e insidiando drammaticamente la nostra stessa capacità di reagire alle conseguenze dei processi che abbiamo avviato”.

    Oggi grandi quantità di gas trattengono il calore prodotto dalla Terra- producendo il cosidetto “effetto serra”- influenzando in modo crescente la temperatura media, le precipitazioni, i fenomeni meteorologici nel loro insieme. E ciò che accade con una velocità che rischia di diventare incontrollabile, mutando la funzione stessa dell’atmosfera, trasformandola da scudo o filtro protettivo in una specie di soffocante cappa chiusa sopra di noi”.
    Il ritmo sempre più accelerato dei cambiamenti imposti dalle attività antropiche all’ambiente planetario oggi non è più sostenibile.

    Nella sessantina di pagine del libro, Bettin ci offre una sintetica ma approfondita panoramica del più grave problema ambientale che l’uomo deve affrontare urgentemente, cambiando “il modo corrente di gestione del Sistema Terra”. In sostanza mettendo in discussione il modello di sviluppo occidentale, divenuto ormai globale.
    In compenso, di fronte ad argomentazioni e fatti che comprovano in modo inconfutabile la drammaticità del problema si vede, da parte dei potenti di turno, solo ipocrisia ed indifferenza che lasciano sconcertati. Un esempio ? Da noi, basti la dichiarazione dell'attuale Premier Berlusconi che nel 1994, durante il dibattito di insediamento del suo primo governo, disse:"Il nostro paese comincerà a intiepidirsi in un lasso di tempo pari a quello che ci divide addirittura dalla morte di Caio Giulio Cesare, circa duemila anni; quel che è certo è che credo sia inutile agitarsi troppo perchè un pò di tempo ce l'abbiamo".

    Note:

    *Gianfranco Bettin, saggista e narratore, ha insegnato e lavorato a lungo nel campo della ricerca sociale. Collabora a diversi quotidiani e riviste, tra cui Il manifesto, i giornali locali del gruppo Repubblica-Espresso, il mensile Lo Straniero, Micromega. Ha pubblicato alcuni romanzi (Qualcosa che brucia per Baldini e Castoldi, Sarajevo Maybe e Nemmeno il destino per Feltrinelli) e alcuni volumi di saggi. Tra i fondatori dei Verdi italiani, alla fine degli anni Settanta, di cui oggi è vicepresidente, è stao deputato al Parlamento e prosindaco di Venezia

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