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    L'assalto alle foreste «senza strade»

    Questa settimana l'amministrazione Bush ha fatto sapere di voler costruire nuove strade per sviluppare l'attività estrattiva e lo sfruttamento commerciale delle altre risorse naturali. L'idea di Bush va in senso opposto rispetto a quanto deciso nell'era Clinton per preservare il patrimonio boschivo.

    15 luglio 2004 - Paola Desai
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    14.07.04

    E' un nuovo passo avanti nella progressiva erosione delle norme di protezione ambientale negli Stati uniti - e questa volta sotto la bandiera del decentramento, o meglio: del rispetto per la sovranità dei singoli stati e comunità locali. Stiamo parlando dell'ultima proposta avanzata dall'amministrazione Bush: dare ai governatori dei singoli stati la facoltà di applicare o meno la norma cosiddetta «senza strade». Si tratta di una norma emanata negli anni di Bill Clinton che mette circa 24 milioni di ettari di «foreste nazionali» (aree protette) al riparo da attività come il taglio del legname, estrazione mineraria, costruzioni o altro vietando di costruirvi strade. Quei 24 milioni di ettari sono circa un terzo dei 77 milioni di ettari di foreste protette, e sono in genere la parte più remota - senza strade, appunto (foreste protette e parchi nazionali hanno parti aperte al pubblico, con strade e installazioni di accoglienza, camping, a volte bungalow e ristoranti), e dichiarare che dovevano continuare a restare senza strade era un modo per garantirne la conservazione - e si tratta di una norma federale. La proposta dell'amministrazione Bush è stata annunciata dalla segretaria all'agricoltura, Ann Veneman, che è andata a fare il suo annuncio a Boise, Idaho: ovvero in uno degli stati dove a suo tempo l'opposizione alla norma «senza strade» era stata più accesa. Ha detto Veneman: basta con le dispute e ricorsi tra gli stati e Washington circa la costruzione di questa o quella strada: bisogna «promuovere la partecipazione locale e la flessibilità federale nel determinare l'uso delle foreste nazionali. I governi statali devono essere partners importanti nella gestione del territorio e delle risorse naturali». La ministra all'agricoltura ha fatto nortare che i singoli stati potranno decidere di costruire strade o no - e autorizzare il taglio di legname o no - a seconda dell'opportunità: Washington non abroga la norma senza strade, semplicemente demanda a livello locale una politica ora uniforme per tutta la nazione.Ma la storia della partecipazione locale («governi statali, tribali e locali») è un paravento fin troppo evidente. Marty Hayden, giurista del gruppo ambientalista Earthjustice, fa notare: «Non è affatto ovvio che affidate agli stati le aree senza strade siano protette. Tutto sarà semplicemente aperto al saccheggio» (al New York Times, 12 luglio). Il governatore del New Mexico, Bill Richardson (democratico) ha definito la proposta senza mezzi termini: «Cattiva politica, cattiva politica ambientale»: tutto ciò che l'amministrazione Bush vuole «è scavare, perforare, costruire, costruire».

    Non è un mistero: fin dal primo momento alla Casa Bianca il governo Bush ha proposto di scavare pozzi petroliferi nelle aree protette - in Alaska ad esempio - e in generale ha affermato che lo sfruttamento di risorse naturali è un interesse nazionale che non può fermarsi di fronte ai parchi naturali... La norma «senza strade» in effetti è già sotto attacco da qualche tempo, con ricorsi di questo o quello stato: il primo era stato proprio l'Idaho, solo che in quel caso un tribunale federale aveva decretato a favore della legge. In Wyoming invece l'estate scorsa un giudice federale aveva dato ragione allo stato che chiedeva di sospendere la norma federale: ora un gruppo di organizzazioni ambientaliste (tra cui Earthjustice) ha fatto appello. La questione è già approdata al Congresso, quando la camera dei rappresentanti ha approvato una misura che vieta l'uso di denaro federale per costruire nuove strade per l'industria forestale nella Foresta nazionale di Tongass, in Alaska (un territorio gigantesco, grande quanto la Virginia, che qualche tempo fa è stato esentato dalla norma »senza strade»): qui il governo dell'Alaska ha approvato die concessioni forestali e per questo saranno costruiti 40 chilometri di strade - non a spese del contribuente però. Se questo è stato l'orientamento del Congresso, c'è da immaginare che la fine della legge «senza strade» diventerà un terreno di scontro politico.

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