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    L’incoscienza del nucleare e il mercato dei rifiuti

    Molti tornano a parlare del nucleare, come se fosse una soluzione. Come se non sapessero che la maggior parte dei Paesi industrializzati stanno abbandonando le costosissime e pericolose centrali nucleari, per rivolgersi ad altre fonti di energia.
    18 luglio 2004 - Dacia Maraini
    Fonte: www.corriere.it
    16.07.04

    Molti tornano a parlare del nucleare, come se fosse una soluzione. Come se non sapessero che la maggior parte dei Paesi industrializzati stanno abbandonando le costosissime e pericolose centrali nucleari, per rivolgersi ad altre fonti di energia. La Germania per esempio, sono anni che ha deciso di uscire dal programma nucleare, abbandonando mano mano le vecchie centrali usurate, invece di ristrutturale come potrebbero fare. A questa politica si stanno adeguando anche la Francia, l’Inghilterra e gli Stati Uniti. E non si tratta di un problema di sicurezza. Il grave e insolubile dilemma sono le scorie nucleari che aumentano in maniera progressiva e di cui nessuno è ancora è riuscito a liberarsi in modo razionale e sicuro. Ogni giorno una centrale produce quintali di materiale altamente radioattivo, fra cui il più resistente è il plutonio, che ci mette 22.000 anni solo per dimezzare la sua potenza. Per ora le scorie vengono blindate dentro bidoni di ferro e sistemate in fondo a miniere abbandonate. Ma fra poco non ci sarà posto per nuovi fusti di scorie e dove metterle? Fra l’altro le nuove legislazioni stabiliscono che l’eliminazione delle scorie debba essere controllato e curato dalle centrali stesse. E le responsabilità cominciano a diventare gravose, proprio per la difficoltà di «piazzare» questa massa di materiale radioattivo. La paura degli ecologisti è che gente incosciente getti le scorie, per quanto stoccate, in mare, come sembra che abbiano fatto sia gli americani che i russi al tempo delle prime centrali. Si calcola che questi bidoni possano reggere per una cinquantina d’anni sotto la pressione dell’acqua.. E dopo? Gli incoscienti sperano in qualche invenzione che aiuti lo smaltimento a lungo termine. Altri, più responsabili, si chiedono se veramente sia giusto lasciare ai nostri discendenti un mondo imbottito di materiale radioattivo che una volta disperso nell’ambiente avrebbe un effetto devastante. Proprio in questi giorni stiamo vedendo come la questione dei rifiuti, tossici o meno, costituisca la grande problematica del futuro. I paesi agiati infatti tendono a esportare, dietro compenso, i loro rifiuti nei paesi disagiati. È di questi giorni la notizia che in Albania la gente è scesa in strada per protestare contro l’arrivo sconsiderato di quintali di rifiuti italiani, il cui stoccaggio è stato concordato fra i due governi. Naturalmente per depositare rifiuti si paga e si paga tanto. Per questo la mafia o la camorra sono così ghiotti di immondizie. La Calabria ne è un esempio lampante. La magistratura ha già denunciato in alcuni comuni ampie collusioni fra la criminalità e le amministrazioni locali. Città come Bergamo invece hanno dimostrato che si può fare un buon uso dei rifiuti, riciclandoli, ricavandone fertilizzanti ed energia. Ma per fare questo occorrono: organizzazione e buona volontà, investimenti e trasparenza. Cose poco comuni da noi. Basti pensare che in Campania ci sono 800 scariche abusive controllate dalla criminalità organizzata e né i politici né la magistratura sono riusciti a farle chiudere.
    Le sole alternative, a leggere quello che scrivono gli scienziati sui giornali specializzati, sono l'energia solare e quella eolica. Solo che ancora i sistemi per sfruttarle sono troppo costosi. Se si fosse investito nella ricerca anni fa, quando il problema del nucleare era agli inizi, non saremmo al punto in cui siamo. Se avessimo investito, avremmo oggi pannelli solari molto meno costosi, molto più piccoli e maneggevoli, capaci di catturare una energia gratuita che appartiene a tutti e che non produce scorie.

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