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    Cambiamo il clima, dr. Watson?

    «Le attività umane stanno modificando l'ambiente. Nei paesi industrializzati sono la causa principale del cambiamento climatico, ma i paesi poveri sono più vulnerabili. E questo rappresenta un pericolo per le future generazioni».
    5 agosto 2004 - Angelo Mastrandrea
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    5.08.04

    «Le attività umane stanno modificando l'ambiente. Nei paesi industrializzati sono la causa principale del cambiamento climatico, ma i paesi poveri sono più vulnerabili. E questo rappresenta un pericolo per le future generazioni». Ci sono pochi dubbi sul futuro dell'umanità per Robert Watson, direttore della Rete per lo sviluppo sostenibile ambientale e sociale della Banca mondiale ed ex direttore dell'International panel on climate changes (Ipcc): «Ci saranno cambiamenti nelle precipitazioni, che saranno più intense ma porteranno una maggiore siccità. Possiamo aspettarci dei periodi più lunghi di grande calore e l'aumento d'intensità dei venti tropicali», ma anche disastrose alluvioni, afferma quasi profeticamente - se si guarda alla violenza dei monsoni di quest'anno in Bangladesh e India - lo scienziato, intervenuto al recente meeting sui cambiamenti climatici di San Rossore, a Pisa, organizzato dalla regione Toscana. E se lo dice chi nel `95 ha contribuito in maniera decisiva (ma «con altri cinquanta scienziati», dice) a preparare il dossier sul clima dell'Ipcc che ha spalancato le porte al successivo protocollo di Kyoto - meritandosi l'aperta ostilità del governo statunitense che nel 2001, sotto la presidenza Bush, lo sostituirà con l'indiano Rajendra K. Pachauri - c'è da riflettere seriamente. Anche perché, sorride, «la Banca mondiale per cui oggi lavoro non è certo un'associazione ambientalista radicale e non ha certo la coscienza pulita», eppure «considera il cambiamento del clima un problema» e ritiene che «dobbiamo produrre energia per i popoli più poveri».
    Lo scenario che delinea Watson non è dei più ottimistici: «La concentrazione di gas serra sta aumentando, essenzialmente per due motivi, l'uso di combustibili fossili e la deforestazione». Poi, «a causa dell'inquinamento urbano abbiamo aumentato l'ozono». Con il risultato che «tra il `90 e il `99 sono state registrate le temperature massime più elevate della storia», e che per il futuro dovremo aspettarci più fenomeni meteorologici estremi, come grandi siccità e piogge molto intense e concentrate. Unica incertezza per gli aerosol, che pure sono stati indicati tra i responsabili del buco dell'ozono ma che «potrebbero avere un effetto solo indiretto».
    A sostegno della tesi che i cambiamenti climatici sono causati dall'uomo («se guardiamo solo ai fenomeni naturali, avrebbe addirittura dovuto esserci un raffreddamento», sostiene) Watson fa un rapido excursus storico: «Negli ultimi mille anni il clima è rimasto sempre stabile. Fino alla rivoluzione industriale, quando si sono incominciati a bruciare combustibili fossili» e la temperatura ha preso gradatamente a salire. 0,6 gradi in 140 anni, tanto è bastato alla civiltà del petrolio per far sciogliere un po' di ghiacciai artici, soprattutto negli ultimi vent'anni, e desertificare zone sempre più ampie del globo. Mille anni di stasi, poi l'improvvisa accelerazione, che per Watson di questo passo si accentuerà in questo secolo, se non si invertirà la marcia. Come? Non certo rispettando il protocollo di Kyoto, il cui valore è quasi esclusivamente simbolico, anche se la sua entrata in vigore avrebbe un valore politico importantissimo.
    «Kyoto da solo non eviterà il cambiamento climatico», afferma Watson, «servirà solo a mandare ai governi il segnale che dobbiamo cambiare la politica energetica». Per lo scienziato statunitense ci sarebbe bisogno di scelte politiche più nette. A partire dall'«aumento dei fondi per la ricerca pubblica», slegata dalle grandi corporations. In modo da eliminare ogni conflitto di interessi per gli scienziati.

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