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    «Malformati i figli delle operaie», accusata la multinazionale DuPont

    Tossico l'antiaderente delle padelle, chiesta multa record

    La sostanza incriminata è il Pfoa, acido perfluoroctanico, utilizzato per la produzione del teflon. Proprio quel materiale usato per rivestire padelle antiaderenti e cestini utilizzati per la cottura di pietanze o che, trasformato in teloni, ricopre stadi e capannoni industriali. Il Pfoa non è ancora stato classificato tra le sostanze dannose, tuttavia molti studi indicano possibilità di rischi per la salute.
    17 agosto 2004 - Valeria Rey 

    La multinazionale americana DuPont, gigante della chimica, ha taciuto per vent'anni la presenza di un agente chimico inquinante nelle acque vicino ai suoi stabilimenti in West Virginia ed Ohio. E se questo non bastasse avrebbe anche "tralasciato" di riferire periodicamente all'Epa, Agenzia americana per la protezione ambientale, sui possibili rischi per la salute. L'accusa parte proprio dall'Epa che ha trovato tracce di acido perfluoroctanico nelle riserve d'acqua vicine agli impianti di produzione della DuPont. Le stesse tracce sono state trovate nel sangue di alcune lavoratrici incinte, una delle quali avrebbe trasferito al feto parte della sostanza. Alcuni neonati avrebbero sviluppato malattie e malformazioni agli occhi.
    La sostanza incriminata è il Pfoa, acido perfluoroctanico, utilizzato per la produzione del teflon. Proprio quel materiale usato per rivestire padelle antiaderenti e cestini utilizzati per la cottura di pietanze o che, trasformato in teloni, ricopre stadi e capannoni industriali. Il Pfoa non è ancora stato classificato tra le sostanze dannose, tuttavia molti studi indicano possibilità di rischi per la salute. Il Wwf, nel rapporto annuale su sostanze chimiche ed esseri viventi, scrive che il Pfoa ha un elevato grado di persistenza e che non esistono prove sul suo completo dissolvimento. Pochi mesi fa la Bbc denunciava l'effetto mortale delle esalazioni sprigionate dal teflon a temperature elevate in uno studio condotto su alcuni uccelli.

    Per la legge americana l'acido rientra tra quelle sostanze di cui le aziende chimiche hanno l'obbligo di riferire tutte le informazioni. Ma dalla DuPont non sono mai arrivate. L'azienda, che opera in Italia nel settore dei concimi per l'agricoltura, avrebbe occultato uno studio interno dal quale emergeva la presenza dell'acido a livelli molto superiori di quelli consentiti dalla legge nelle acque limitrofe agli impianti e tracce della stessa sostanza nel sangue di alcune lavoratrici. Naturalmente l'azienda contesta ogni associazione tra il Pfoa e gli effetti dannosi sulla salute e sull'ambiente e sottolinea che l'acido rientra fra i composti non regolamentati. «Cinquant'anni di esperienza supportati da numerosi studi scientifici - ha dichiarato Stacey J. Mobley, manager della DuPont - supportano la nostra conclusione che il Pfoa non danneggia la salute umana o l'ambiente». Per ora la multinazionale rischia una multa da capogiro: 25mila dollari al giorno dal 1981 al 30 gennaio del 1997 e 27.500 al giorno per le violazioni dopo quella data. Una batosta da 300 milioni di dollari. Intanto i cittadini di Parkersburg, in West Virginia, hanno promosso una action-class, una causa collettiva, contro la DuPont per inquinamento delle acque e dell'ambiente prolungato negli anni.

    Note:

    Si è scoperto, secondo quanto rileva il Wwf, che «centinaia di uccelli domestici siano uccisi ogni anno dalle esalazioni e dal particolato prodotti dai rivestimenti in Teflon».
    Quindi l’appello del Wwf: «Secondo noi la normativa che regola attualmente la presenza di sostanze chimiche in prodotti di uso commerciale non è sufficiente nè tanto meno efficace a proteggere la natura e gli esseri umani dagli effetti dannosi di questi agenti - ha dichiarato Gianfranco Bologna, Segretario aggiunto del WWF Italia - chiediamo quindi al Parlamento Europeo e che venga adottata e consolidata nella normativa ancora in discussione nota come REACH (Registrazione, Valutazione e Autorizzazione delle Sostanze chimiche), una piccola rivoluzione che imporrebbe finalmente ai produttori e agli importatori di diffondere informazioni certe sulle circa 30.000 sostanze chimiche che circolano ogni anno in Europa».



    (29/01/04 www.gdmland.it)

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