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    «Personalmente credo che gli organismi geneticamente modificati non facciano male ma preferisco non mangiarli»

    Alemanno:a settembre la legge sugli OGm

    24 agosto 2004 - Alda Vanzan

    Alemanno Nell'estate 2002, quando trascorse a Cortina la sua prima vacanza da ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno rassicurò i consumatori: i prodotti in commercio sarebbero stati presto etichettati e di ciascun prodotto si sarebbe conosciuto tutto sin dall'origine.
    Due anni dopo, il ministro dà una nuova scadenza.
    «È appena passata una legge che impone l'origine in etichetta di tutti i prodotti agroalimentari - dice Alemanno - ed è stata riaperta la delega che deve ridefinire i meccanismi di tracciabilità. Quindi, adesso esiste una obbligatorietà di etichetta che riguarda le materie prime, ad esempio le olive per la produzione dell'olio, e un arco di tempo di sei mesi, non oltre, per fare attraverso la delega i meccanismi applicativi di questa norma».

    Intanto dall'Asia arriva una nuova emergenza: il "salto" del virus dell'influenza aviaria dai polli ai maiali. Il consumatore italiano come può tutelarsi?

    «Dobbiamo assolutamente intensificare i controlli sanitari alle dogane, come già abbiamo fatto per le passate di pomodoro, anche per difendere le nostre produzioni rispetto a quelle estere. Verificare le condizioni di sicurezza igienico-sanitarie è fondamentale, altrimenti rischiamo di avere un doppio "dumping"».

    Cos'altro oltre alla vendita sotto costo dei prodotti?

    «I prodotti che arrivano da alcuni paesi esteri, dove la manodopera è a costi estremamente più bassi, causano un "dumping" di carattere sociale nei confronti dei nostri produttori. Ma c'è anche un problema di "dumping" sanitario: da noi i controlli sanitari sono imposti e i risultati di questi controlli sono evidenti, perché, per restare in tema, noi non abbiamo ad esempio il problema dei virus dei polli che c'è invece in Cina. Questi controlli che si fanno in Italia comportano dei costi. Il punto è che se non intensifichiamo i controlli alle dogane, oltre ai danni ai produttori, il consumatore non avrà la possibilità di distinguere il prodotto».

    Deve intervenire l'Unione europea?

    «Dobbiamo chiedere all'Unione europea di attivarsi, come stanno facendo gli Stati Uniti, perché l'aspetto sanitario diventi centrale in tutte le frontiere europee».

    Si può giocare la carta delle sanzioni?

    «Le sanzioni sono state intensificate a tutti i vari livelli, ma il problema è all'importazione. La questione va distinta: quando il prodotto è già entrato in Italia si può applicare la sanzione, ma quando invece il prodotto entra nel mercato italiano l'unico sistema è di riuscire a bloccarlo subito alla dogana. Altrimenti l'importatore dalla Cina non potrà mai essere costretto a pagare la sanzione».

    Organismi geneticamente modificati, a quando una norma?

    «A settembre ripartirà il nostro tentativo di fare una legge nazionale sull'utilizzo degli Ogm in agricoltura, sposando una linea di estrema cautela. Teniamo presente che ci sono già nove Regioni, sia di centrodestra che di centrosinistra, che si sono già dichiarate "Ogm free"», cioè non vogliono questi organismi.

    La legge riguarderà solo la produzione transgenica?

    «Sull'utilizzo alimentare degli Ogm coltivati fuori dall'Europa non ci sono problemi: è il consumatore che sceglie, l'importante è verificare la non tossicità di questi alimenti. Ma sul campo agricolo a nostro avviso non ci sono le condizioni per una effettiva coesistenza di coltivazioni Ogm e Ogm free: il territorio italiano è troppo piccolo dal punto di vista geografico e troppo frammentato sul piano delle proprietà. Quindi è difficilissimo se non impossibile garantire che se un coltivatore agricolo vuole produrre Ogm, quello accanto che magari vuol fare biologico non venga "inquinato"».

    Il ministro delle Politiche agricole gradisce il mais transgenico o preferisce i prodotti Doc?

    «Personalmente non penso che un Ogm faccia male, ma preferisco non mangiare Ogm. Io ritengo che l'Ogm non sia una scelta di qualità. Non è un problema di sicurezza alimentare, quanto di qualità dell'alimentazione».

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