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    Il consiglio dei ministri ieri ha approvato un piano triennale che assegna all'industria precisi limiti nelle emissioni ammesse dei cosidetti gas-serra

    La Spagna si avvicina a Kyoto

    4 settembre 2004 - Paola Desai
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    4.09.04

    La Spagna ha compiuto un passo avanti importante nelle politiche del clima: il consiglio dei ministri ieri ha approvato un piano triennale che assegna all'industria precisi limiti nelle emissioni ammesse di gas «di serra», ovvero anidride carbonica (CO2) e gli altri gas che accumulati nell'atmosfera terrestre fanno salire la temperatura sulla superfice del pianeta, con la conseguenza di modificare il clima. «L'obiettivo del piano è ridurre l'inquinamento e rendere il nostro ambiente più vivibile e la nostra aria più respirabile», ha detto la vice premier Maria Teresa Fernandez de la Vega. Per la precisione, quello approvato ieri a Madrid è il «Piano nazionale di allocazione» delle emissioni, simile a quello che ogni paese dell'Unione europea dovrebbe approvare nell'immediato futuro (anzi, dovrebbe aver già approvato: ma finora pochi l'hanno fatto, e l'Italia non è tra quelli). Sembra astratto, ma si tratta di cosa assai concreta e avrà due conseguenze: la prima è che ciascuna centrale elettrica o stabilimento industriale spagnolo avrà presto una «quota» di emissioni ammesse (e pagherà delle penalità, sotto forma di multe, se le supera: 40 euro per ogni tonnellata di CO2 di troppo che esce da ciminiere e camini). Il governo di Madrid ha identificato 1.066 impianti, di cui 192 sono centrali elettriche e le altre sono raffinerie, cementifici, stabilimenti siderurgici, del vetro, ceramiche, cartiere e così via. Tra questi si suddividerà un totale di 160 milioni di tonnellate di anidride carbonica all'anno in media su tre anni, di cui 88 milioni di tonnellate per le centrali elettriche e 75 milioni per tutto il resto (entro la fine dell'anno sarà completata l'assegnazione individualedelle quote di ciascun impianto): questo significa un taglio del 3 % rispetto all'anno 2002. Il risultato sarà che nel periodo 2008-2012 le emissioni spagnole saranno aumentate del 24% rispetto al livello del 1990 (anno preso a riferimento dalla Convenzione mondiale sul clima e quindi dal Protocollo di Kyoto). Il protocollo di Kyoto, va ricordato, impone a 39 paesi industrializzati di tagliare le emissioni di gas di serra del 5,2% in media rispetto al 1990 entro il periodo dal 2008 al 2012, con obiettivi differenziati per regioni: l'Unione europea spetta ridurre del 15%, con un onere distribuito in modo diverso al suo interno: alla Spagna tocca una riduzione del 15%. Con il piano approvato ieri, Madrid si propone di limitare l'aumento delle emissioni: per cominciare a ridurle davvero dovrà varare programmi più ambiziosi. Ma è per l'appunto un inizio.

    Il «piano nazionale di allocazione» inoltre permetterà a ogni centrale energetica o impianto industriale spagnolo di vendere parte della sua quota di emissioni ammesse, se riesce a tagliarle di più, o comprarne se non riesce ad attenersi ai suoi limiti. La Spagna si prepara così a entrare nel programma europeo di «commercio delle emissioni», che dovrebbe partire con il 2005. Questa è la seconda conseguenza molto pratica del piano approvato ieri a Madrid. Il «mercato delle emissioni» è un'altra di quelle cose che possono sembrare astratte ma si traducono in fatti, e soldi. Per intendersi: l'unico modo di ridurre le emissioni di CO2 è bruciare meno combustibili fossili (petrolio, gas, carbone), quindi per esempio incentivare le centrali elettriche a bruciare combustibili meno inquinanti e le industrie a usare meno energia per unità di prodotto. Ed è questo che i dirigenti europei sperano di fare con il «commercio» delle emissioni. Le industrie, raffinerie, centrali elettriche capaci di tagliare le proprie emissioni avranno infatti il vantaggio economico di vendere parte della propria quota; quelle più inquinanti per rientrare nei loro limiti potranno comprare quote di emissione da aziende che riescono a tagliare più in fretta. Secondo i dirigenti europei, questo mercato secondario spingerà le aziende a modernizzarsi più in fretta perché sarà un vantaggio economico. Il commercio può cominciare però solo quando tutti i paesi europei avranno definito un piano nazionale di allocazione delle emissioni di C02 - e la Spagna è tra i pochi che l'hanno fatto.

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