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    Le devastazioni in Centramerica: responsabilità dell'effetto serra?

    Gli uragani non sono domati Interroghiamoci sulle colpe dell'uomo

    21 settembre 2004 - Guido Caroselli

    . L'estate italiana ed europea è stata, salvo qualche eccezione, finalmente normale (temperature senza eccessi, siccità naturale, scenari favorevoli alle vacanze e prospettive di buon vino), se è lecito fare ancora uso dell’aggettivo normale nelle questioni climatiche. Dopo una serie di estati fortemente anomale, il dato è certamente confortante, ma non ci autorizza a dimenticare il cambiamento del clima e la necessità di affrontarlo. Soprattutto alla luce dei lutti e dei disastri che gli uragani stanno seminando in Centramerica proprio in queste ore. Non è più una questione solo scientifica e ambientale ma ormai politica e, perfino, umanitaria. Pochi giorni fa Tony Blair ha affermato che sua intenzione fare il possibile per convincere gli Stati Uniti, la Cina e l’India a cambiare il loro atteggiamento scettico o inerte nei confronti dell’effetto serra. Nessun Paese – ha detto il premier britannico – può pensare di risolvere da solo un problema globale come questo. Dell’eccezionalità del clima stanno soffrendo i Caraibi. Dopo i danni e le 120 vittime provocate da Ivan il Terribile, ora si è scatenata una nuova tempesta tropicale, Jeanne, che ha terribilmente devastato l’isola di Haiti provocando la morte di 500 persone (ma il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente) e l’allagamento dell’intera città di Gonaives. Dietro Jeanne, che dovrebbe lasciare Haiti per navigare sull’Atlantico senza minacciare altri territori, si è già formato Karl (i nomi sono preparati in anticipo secondo l’ordine alfabetico), l’11° uragano della stagione, che di solito termina a ottobre. Nei bei tempi della normalità si contavano solo 7 cicloni a stagione; almeno negli Stati Uniti, le vittime erano poche e (grazie a una migliore organizzazione) in diminuzione. Ora, anche negli Usa, si torna a considerarli una minaccia crescente. Ci si domanda allora se i cicloni tropicali siano un fenomeno interamente naturale e se possano essere influenzati dai comportamenti umani. Alla prima domanda la r isposta è certa: si tratta di una violenza del tutto naturale, espressione della liberazione di un surplus di energia termica. Sul secondo interrogativo si può fare luce solo in parte, dato che è controverso se l’effetto serra possa incrementare la forza e il numero dei cicloni. Alcuni scienziati oggi lo sospettano. Ma quando consideriamo fenomeni di minore intensità, seppure responsabili di disastri, quali le precipitazioni alluvionali nei Paesi extratropicali (come l’Europa), il sospetto diventa per la maggior parte degli scienziati una forte probabilità (come sottolinea anche il rapporto 2004 dell’Unione europea).

     

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