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    A tre anni dalla strage Tolosa riparte in segreto

    Un gran boato riportò alla mente le twin towers: era la chimica a esplodere

    21 settembre del 2001 un'esplosione pari a un sisma di 3,2 gradi della scala Richter. Saltano in aria 300 tonnellate di nitrato di ammonio negli stabilimenti Azf, trenta persone vengono uccise, con danni ambientali e sociali enormi. Ora la città tenta di ridisegnarsi in chiave biotech ma senza coinvolgere la popolazione. E la bonifica dell'area industriale è ancora di là da venire
    27 settembre 2004 - Virginio Bettini
    Fonte: www.ilmanifesto.it
    22.09.04

    Avevo contattato Jacques Rossignol, direttore del servizio urbanistico e ambientale del Comune di Toulouse. Volevo vedere cosa ne era stato dell'area Azf, di quel sito industriale urbano che il 21 settembre 2001, dieci giorni dopo le torri, era stato scosso da un'esplosione pari a un sisma di 3,2 gradi della scala Richter, avvertita in un raggio di 300 Km. Mura e soffitti erano crollati, finestre e vetrine erano andate in frantumi. I cittadini di Tolosa si erano precipitati fuori di casa chiedendosi di cosa si era trattato: un attentato, una bomba? Dove? Uno shock collettivo che aveva portato la gente a pensare che l'esplosione si fosse verificata all'angolo di casa. Il pensiero era subito corso all'11 settembre.
    Le nube giallastra

    Nulla di tutto questo: 300 tonnellate di nitrato di ammonio erano esplose presso l'impianto chimico Azf, a sud della città. Una fabbrica di proprietà delle maggiori compagnie petrolifere francesi, affacciato sulla Garonna, in aree esondabili. L'esplosione aveva rilasciato nell'atmosfera una nube gigantesca di colore giallastro. La città si fermò di colpo, i negozi chiusero, la gente rientrò in casa, vi si barricò. Tutti i fabbricati nel raggio di 500 metri vennero distrutti e i vetri esplosero nel raggio di 3-5 Km. Furono 100.000 le persone coinvolte in questa catastrofe, un abitante di Tolosa su 4. I danni fisici si sono cumulati a quelli psicologici e materiali: 30 i morti, 8.000 i feriti, decine di migliaia le persone che subirono danni materiali, 35 alloggi danneggiati, 11 distrutti o colpiti in maniera grave. Circa 5.000 le aziende danneggiate. L'ambiente economico della città venne profondamente alterato. Azt e Tolochimie chiusero. Snpe abbandonò la produzione legata del fosgene.Vorrei sapere da Rossignol che ne è, che ne sarà di quest'area, tre anni dopo l'incidente ma il giorno della mia visita a Tolosa, Jacques è impegnato con tutti i suoi collaboratori alla scuola estiva di urbanistica e sono solo, disperatamente solo con le mie carte in mano lungo la Route d'Espagne verso l'Avenue du Meret, alla ricerca di quello che è rimasto dopo i lavori di demolizione delle strutture danneggiate, mentre l'opera di bonifica procede in un silenzio segretante.

    Posso capire il riserbo, ma il fatto che nessuno voglia incontrarmi mi pone in stato di agitazione e allerta. Tutti in fuga, nessuno parla, solo i documenti ufficiali, le dichiarazioni del sindaco.
    Indubbiamente, l'esplosione ha inferto un colpo fatale al comparto chimico dell'area di Tolosa. L'Azf era proprietà di Total, Fina ed Elf e l'incidente ha praticamente cancellato 2.500 posti di lavoro delle 6 aziende del polo chimico (Azf, Snpe, Isochem, Tolochimie, Raiso ed Air Liquide), affossando le 130 società subappaltatrici. Oggi i posti di lavoro dell'area sono solo 240. L'Azf, con i suoi 450 salariati è definitivamente chiusa e oltre i margini della recinzione si intravede qualcuno dei 60 addetti a demolizione e bonifica.La Snpe ha ripreso parte della sua attività, con la produzione dei carburanti destinati al vettore Ariane, di coloranti e conservanti per l'industria agro-alimentare. L'attività legata alla produzione del fosgene è stata abbandonata. Il gruppo ha soppresso 296 posti di lavoro su 480 e ha definitivamente chiuso la Tolochimie. Raisio e Isochem, per quanto avessero subito pesanti perdite, hanno potuto riprendere la propria attività a partire dall'estate del 2002, mentre ben diverso il destino dei sous-traitantes: la caduta di attività ha inferto un colpo durissimo all'indotto che ha perso 600 posti di lavoro.
    Addio al lavoro

    I segnali della distruzione e dei danni sono ancora visibili a 3 anni di distanza. L'esplosione di Azf aveva interessato un totale di 4.173 aziende che impiegavano 40.800 salariati. La maggior parte di queste aziende è ricorsa alla temporanea sospensione del lavoro in attesa della rimessa in funzione degli impianti. Sono state 66 le imprese industriali, commerciali e di servizi, collocate nelle immediate vicinanze della Azf che hanno subito danni rilevanti, visto il loro futuro seriamente compromesso, perso 3.268 dipendenti. Total, Fina ed Elf si sono barricate nel silenzio, i 2,5 milioni di dei primi interventi sono venuti dallo stato francese, dalla Grande Tolosa e dalla Regione dei Pirenei meridionali e solo ora sembra possibile che Total Energie, la filiale per le energie rinnovabili del gruppo petrolifero e di Electricitè de France (Edf), ipotizzi la localizzazione a Tolosa di un impianto per la produzione di pannelli solari, con la creazione di 100 posti di lavoro.
    Via i fertilizzanti
    Dal momento in cui Total, Final ed Elf hanno deciso di chiudere definitivamente la produzione di fertilizzanti, la riconversione del sito è stata avviata in un paesaggio deprimente: alcuni edifici, in particolare quelli pubblici come la Scuola di Agraria, sono chiusi e in completo abbandono, le ultime installazioni di Azf, estese su 70 ettari a sud della città sono in fase di demolizione. Doveva essere terminato tutto nel 2003, ma i lavori sono ancora in corso. Una gran parte del terreno, quella in zona di esondazione della Garonna, non potrà essere utilizzata. I lavori di bonifica e decontaminazione dei terreni sono avviati: l'operazione è complessa e le analisi condotte sui terreni, ovviamente non rese pubbliche, dovrebbero definire la futura destinazione d'uso del suolo. I documenti dell'ufficio urbanistico che ho tra le mani parlano di un nuovo perimetro di sicurezza per la Snpe che riprende la propria attività.
    La grande Tolosa cerca anche di ottenere da Bruxelles l'estensione dei fondi dell'obiettivo 2 alle attività collocate ai margini delle aree direttamente colpite, ma anche questa mi sembra la solita forzatura burocratico-opportunista in favore di tutti i nuovi progetti di «Parcs d'activités» della città. Il promemoria lasciatomi dall'ufficio dell'Urbanistica e dell'Ambiente del Comune di Tolosa recita testualmente «il finanziamento comunitario permetterebbe di sostenere gli investimenti immobiliari e materiali delle aziende, di provvedere ai costi di miglioramento della qualità ambientale dei siti e la riqualificazione delle aree urbane degradate». Non è dato capire, ad ora, quali saranno gli orientamenti del progetto di riqualificazione in assenza di interventi dell'Unione europea.

    Per ora, a tre anni di distanza dall'incidente, una sola cosa è certa: il tramonto della chimica rappresenta, per Tolosa, un ulteriore riaffermarsi della fede in Aéroconstellation, cioè la pianificazione della più grande area europea destinata alla produzione dell'Airbus A380, il più grande aereo del mondo, e dell'avverarsi di un sogno non nuovo, quello della Città delle Biotecnologie. La città rosa vuole rifarsi il lifting, acquisendo una dimensione internazionale nel campo della salute e delle biotecnologie. In questa Università, che conosco molto bene, vi sono 12.000 studenti di scienze della vita, 500 dottorandi. In città si contano ben 67 laboratori di ricerca che danno lavoro a 2.200 persone cui si devono aggiungere 2.000 ricercatori di aziende come Pierre Fabre, Sanofi Synthélabò, Ragt Génetique. Un vivaio di materia grigia che, dopo il 21 settembre 2001, spinge alla realizzazione della città delle biotecnologie, senza che vi sia stato un dibattito sul significato di tale decisione e con un livello di partecipazione decisamente limitato alla sola politica dei nuovi insediamenti residenziali.
    La città biotecnologica
    Toulouse certamente cambierà: la parziale scomparsa dell'industria chimica ha rafforzato la santa alleanza tra poteri pubblici ed industriali per la realizzazione del polo della salute-biotech a medio termine. La città delle biotecnologie potrebbe svilupparsi sul sito di Azf e TotalFinaElf porterebbe il suo sostegno alla creazione della città delle biotecnologie fornendo il terreno. La lezione che viene da Tolosa interessa tutti. La Commissione di inchiesta parlamentare sull'incidente aveva individuato, il 29 gennaio 2002, un insieme di 90 proposte indirizzate alla riduzione del rischio industriale, con la priorità della riduzione del rischio alla fonte, superando la stessa Direttiva Seveso II, discussa per le sue reali possibilità di applicazione in aree urbane. Di questo si tace. Solo, si sente nell'aria il desiderio che un altro sogno si avveri: portare sull'area dell'Azf, nel 2007, un polo per la ricerca sul cancro. L'ipotesi è del 2003 ed è del presidente della repubblica: saranno i gruppi privati Sanofi Synthélabò e Pierre Fabre a stimolare un partenariato pubblico-privato, con investimenti di 220 milioni di euro. Un futuro, quindi, collegato a ricerca e biotecnologie.

    Quello che vedo oggi nell'area ai margini della Route d'Espagne è un paesaggio simile a quello di ogni area run down sottoposta a bonifica: qualche traccia significativa d'impianto a ricordare cos'è stata quest'area, terreno rimosso, qualche addetto, detriti accatastati e il silenzio assoluto in tema di bonifica e agibilità dell'area. Lo stadio danneggiato è stato ripristinato, i danni all'Università du Mirail ed alla scuola di chimica sono stati riparati ma molti edifici colpiti presentano ancora danni evidenti e la gente non sembra essere stata particolarmente stimolata a partecipare, se non nei quartieri Crix de Pierre, Oustalous e Sainte Cécile. Una rotatoria è titolata al 21 settembre. Un modo per non dimenticare, ma tutto sembra assopito, dimenticato e spento, sull'isola al centro della Garonne dove Snpe vive di nuove energie. Non resta che perdersi nel verde di Pech David. C'è un grande progetto urbano (Gpv, Gran Projet de Ville) che ipotizza una profonda trasformazione della città dopo l'incidente Azf, non solo in termini economico-urbanistici ma anche sociali. Tutto ancora sulla carta.

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