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    Nucleare sicuro solo nel nord del mondo?

    Lo stato di Israele pronto a qualsiasi mezzo pur di fermare il programma nucleare civile in Iran. Nel sud del mondo vacilla pertanto la celebrata sicurezza del nucleare nella produzione di energia elettrica.
    1 ottobre 2004 - Andrea Minini

    Centro nucleare di Dimona Lo scorso mese la richiesta della IAEA (International Atomic Energy Agency) di sospendere il processo di arricchimento dell'uranio è stata fermamente rifiutata da Teheran, ribadendo lo scopo civile e non bellico del programma nucleare iraniano. Paradossalmente il rifiuto del governo di Teheran provoca dure ripercussioni internazionali proprio nei paesi già dotati di programma nucleare civile e militare.

    Israele annuncia che farà qualsiasi cosa pur di impedire la costruzione dei reattori nucleari in Iran. Secondo Israele l'Iran potrebbe utilizzare il nucleare civile (produzione di energia elettrica) per fabbricare anche armi nucleari. Il tutto accadrebbe entro il 2007, quindi in pochi anni: "Israeli officials say Iran could produce atomic weapons by 2007, fueling speculation the Jewish state may strike first, as it did in 1981 against Iraq by bombing its Osiraq reactor." (fonte Reuters)

    La preoccupazione di Israele trapela anche dalle dichiarazioni del ministro della difesa israeliano Shaul Mofaz: "The important thing is to stop the current (Iranian) regime reaching a nuclear option (...) All options for preventing this will be considered." (fonte Reuters)

    Il problema non è di facile soluzione: da un lato il diritto dell'Iran di sostenere il proprio sviluppo economico tramite la produzione di energia elettrica dal nucleare, dall'altro i timori dello stato di Israele.

    Il legame tra nucleare civile e bellico resta ancora troppo forte. Oggi non è facile comprendere dove finisce il nucleare civile e dove comincia la proliferazione di armi nucleari. La preoccupazione di Israele e dell'IAEA sul programma ne sono la dimostrazione evidente. Il problema di iniquità all'origine del nucleare civile resta ben radicato. La fonte energetica nucleare sembra essere considerata "sicura" nel nord del mondo ma non altrettanto nel sud. Una disparità di visioni che lascia poche possibilità di mediazione.

    Se il nucleare civile dovesse estendersi anche al sud del mondo, come è prevedibile, assisteremo sempre più a questo genere di conflitti. Nella speranza che restino solo e sempre conflitti diplomatici. Le dichiarazioni di quest'estate sul rilancio del nucleare civile in Europa e in Italia ignorano il nesso tra nucleare civile e sud del mondo e il conseguente processo di imitazione che alla fine ridurrà la sicurezza di tutti i paesi su scala globale. E' cosa risaputa che le conseguenze di qualsiasi disastro nucleare abbiano portata transanzionale, ovvero non si limitano ad interessare l'area di un solo paese. Un grave rischio che potrebbe essere evitato se solo ci fossero maggiori investimenti nelle fonti di energia rinnovabili.

    Ignorare l'esistenza del sud del mondo quando si rilancia il nucleare civile potrebbe essere una grave miopia dei nostri tempi. Nella sincera speranza che queste parole non diventino mai profetiche.

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