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    Con l'entrata in vigore del Protocollo di Kyoto

    La parabola degli ecologisti Alla fine spuntò il nucleare

    Spingere all'estremo certe battaglie sta provocando un ripensamento sul nucleare, che proprio gli ambientalisti negli anni '70 avevano eletto a nemico numero uno
    3 ottobre 2004 - Riccardo Cascioli
    Fonte: www.avvenire.it
    2.10.04

    Central nuclear de Vandellòs La decisione del governo russo di approvare il Protocollo sui cambiamenti climatici era attesa. Come si ricorderà, il documento di Kyoto impone ai Paesi industrializzati la riduzione delle emissioni dei cosiddetti gas serra al fine quantomeno di rallentare il riscaldamento globale della Terra. Adesso con l'adesione della Russia, responsabile - pare - del 17% delle emissioni mondiali, tale protocollo potrebbe entrare in vigore già nel giro di tre mesi.
    Ad esultare è anzitutto l'Unione Europea, «regista» di questa adesione, vista la forte pressione esercitata su Putin in questi anni. Esultanza comprensibile, perché Putin ha deciso di aderire malgrado i suoi scienziati e i suoi economisti avessero dato parere negativo: per i primi non ci sarebbe alcuna evidenza scientifica riguardo all'effettiva evenienza del riscaldamento globale; la preoccupazione dei secondi invece sta nei costi economici in cui si traduce il Protocollo di Kyoto, ritenuti insostenibili per un'economia ancora in fase di decollo.
    Putin, cogliendo al volo il grande interesse della Ue per la faccenda, ha invece deciso di usare la ratifica di Kyoto come merce di scambio per ottenere i soliti vantaggi politici. Così ha tirato in lungo la trattativa, facendo evidentemente alzare il prezzo della propria adesione, fissato sostanzialmente in una più salda collaborazione politica ed economica con l'Unione europea, a cominciare dal pieno sostegno che la Ue darà all'ingresso della Russia nell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto).
    Esultano anche gli ambientalisti, che vedono coronato di successo il loro sforzo di far entrare finalmente in vigore il Protocollo di Kyoto e di isolare al contempo il «cattivo» Bush che continua ad opporvisi. Eppure proprio in conto agli ambientalisti si sta verificando un curioso paradosso. Quando il primo ministro britannico Tony Blair, in un importante discorso tenuto il 14 settembre annunciava di voler porre l'emergenza riscaldamento globale tra le priorità del suo gove rno ma anche del prossimo summit del G8, ha ricevuto una risposta che non si aspettava. Il presidente della Royal Society (l'Accademia nazionale delle Scienze), Lord May, ha fatto pubblicamente presente che per ridurre le emissioni di biossido di carbonio è necessario rilanciare un deciso programma di energia nucleare. «Pensare di ridurre le emissioni semplicemente con fonti alternative di energia, come il sole e il vento - ha detto Lord May - è semplicemente irrealistico». L'ala ambientalista del governo Blair ha immediatamente reagito, ma poche settimane prima era stato uno dei principali leader storici del movimento, il professor James Lovelock, creatore del'Ipotesi Gaia, a sconvolgere gli ecologisti di tutto il mondo affermando che per controllare il cambiamento climatico è necessario ricorrere al nucleare.
    Non bastasse questo, anche i sostenitori dell'economia all'idrogeno si stanno trovando davanti allo stesso paradosso: non essendo l'idrogeno una fonte naturale ma un vettore di energia, l'unico modo - economico e realistico - per estrarlo oggi è il ricorso a impianti nucleari di nuova generazione. Insomma, spingere all'estremo certe battaglie sta provocando un ripensamento generale sul nucleare, che proprio gli ambientalisti negli anni '70 avevano eletto a nemico numero uno, rendendolo argomento tabù. Che si possa parlare di rivincita della realtà sull'ideologia?

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