24 ore con la chimica
Ognuno di noi è esposto ogni giorno a circa 300 composti chimici diversi: lo dicono studi dell’Ue. Cosmetici, detersivi, sigarette, auto, contenitori alimentari: i “figli della chimica” sono onnipresenti. Dal prodotto, i composti passano alla polvere delle case, all’acqua, all’aria e alla terra, quindi al sangue e alle urine degli esseri viventi, senza risparmiare il cordone ombelicale e il feto. L’allarme sanitario è generale e arriva da fonti diverse: le ricerche degli uni trovano conferma in quelle degli altri. Le denunce delle associazioni ambientaliste più radicali non differiscono da quelle di scienziati di peso internazionale. La conseguenza più clamorosa di questo tipo di inquinamento si chiama Sindrome da sensibilità chimica multipla, ed è un’intossicazione progressiva da prodotti d’origine sintetica. L’acqua che contiene cloro, i vestiti in rayon, i detersivi tradizionali... tutto fa. È una piccola grande malattia con sintomi iniziali comuni, come stanchezza o mal di testa, ma che può generare forme d’intolleranza tali da far evitare qualunque contatto con cose e persone, rendendo impossibile una vita normale. Poi, a ogni sostanza, o gruppo di sostanze, corrispondono uno o vari malanni. Gravi. Risale a qualche mese fa la Dichiarazione internazionale sui pericoli sanitari dell’inquinamento chimico, sottoscritta, durante la Conferenza transatlantica degli specialisti dei tumori di Parigi, da 76 personalità tra cui il Nobel per la medicina François Jacob e lo scopritore dell’Hiv Luc Montagnier. Un documento senza precedenti, che richiede l’intervento urgente dei capi di governo, dell’Ue e delle organizzazioni internazionali, in particolare l’Onu. "L’inquinamento chimico", dice, "costituisce una minaccia grave per la sopravvivenza umana". I firmatari vogliono che sia applicato il principio di precauzione: ovvero, che siano vietati i composti chimici di cui è certo o probabile il carattere cancerogeno, mutageno (in grado di portare alterazioni del Dna) o teratogeno (che può interferire con il corretto sviluppo del feto). Inoltre chiedono che norme europee più rigorose regolamentino la produzione dei beni di origine sintetica, come quanto già accade in Norvegia, Danimarca e Svezia. La Dichiarazione è finalizzata a rendere più rigoroso il Reach, il progetto sulla riorganizzazione della normativa sulla chimica, in discussione al Parlamento europeo. Un testo che corre il rischio di essere annacquato per l’opposizione dell’industria. Viviamo nel pieno di un conflitto tra salute e produttività, insomma. Eppure una regolamentazione a favore della “chimica verde” potrebbe non solo rendere l’Europa all’avanguardia, ma anche dare valore aggiunto ai prodotti. Anche in considerazione del fatto che un cambio di rotta è inevitabile. I dati sanitari sono infatti inoppugnabili: "L’incidenza globale dei tumori aumenta ovunque nel mondo. Il 15% delle coppie è sterile. Un bambino su sette è asmatico, molto probabilmente a causa dell’inquinamento", riporta il documento di Parigi. "La gente è esposta a un inquinamento chimico diffuso, generato da molteplici sostanze o prodotti chimici: perturbatori ormonali, cancerogeni, mutageni…". Pericolosi, eppure parte della nostra vita senza che noi lo sospettiamo. Confermano le preoccupazioni diverse ricerche, molte fatte con analisi cliniche a campione. È recente quella dell’U.S. Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) su 9.282 persone, condotta attraverso analisi incrociate del sangue e delle urine. In ogni soggetto sono stati trovati tra i 13 e i 23 pesticidi, possibili responsabili d’infertilità, difetti congeniti e tumori. Margot Wallström, responsabile della Commissione per l’ambiente della Ue, nonché diversi altri eurodeputati, si sono sottoposti ad analisi. La sola Wallström aveva in corpo 28 elementi potenzialmente tossici. Per provare a quanti veleni siamo esposti, con tanto di analisi chimiche, e scoprire che esistono alternative più salutari, D si è rivolta al Conal (www.conal.it), società di consulenza e laboratorio specializzato in rilevamenti ambientali, e a due esperti del settore, non esattamente soggetti alle multinazionali della chimica (entrambi sono stati periti al Processo Enichem di Marghera): Edoardo Bai, medico del lavoro e direttore del dipartimento di prevenzione dell’Asl Milano 2, e Fabrizio Fabbri, responsabile scientifico dell’Isde, l’Associazione internazionale dei medici per l’ambiente. L’analisi ha riguardato vari aspetti della vita di una cittadina tipo (una donna in carne e ossa), la cui giornata è scandita dal percorso casa-ufficio-casa, in auto. Sono stati presi in esame i luoghi nei quali trascorre più tempo: l’abitazione, nel centro di Milano, al primo piano di una via non troppo trafficata; la macchina, una Lancia Phedra diì poche settimane, che percorre quotidianamente la tangenziale Est alle 8 e alle 18; infine, l’ufficio. I risultati? In alcuni casi allarmanti. La concentrazione di benzene presente nell’auto, per esempio, è pari a 34 volte il limite di soglia, e quella dei Cov (Composti organici volatili: tutto quello che è contenuto in un cm3 di aria, benzene compreso) la supera di 11-12 volte. In cucina, il benzene supera di otto volte il limite accettabile, e i Cov sono pari a più del doppio della concentrazione prescritta. Nella relazione del laboratorio si legge: "Il benzene è una sostanza tossica e cancerogena. Qualunque dose, in tempi d’esposizione più o meno lunghi, potrebbe causare un tumore". Un buon motivo per lasciare l’automobile a casa, oppure per usare filtri a carboni attivi per bloccare l’ingresso degli inquinanti nell’abitacolo. Parliamo ora di formaldeide, facilmente presente nei mobili in truciolare o compensato, nel parquet e in molto altro ancora, fumo di tabacco compreso.
Tre i rischi principali: un possibile effetto cancerogeno; un aumento delle sensibilizzazioni in tutte le forme conosciute, dalle dermatiti all’asma bronchiale; un’importante azione ormonale, nello specifico un aumento degli stimoli estrogenici. Non esistono cifre precise ma, secondo le stime più recenti, oltre l’80% dei tumori è d’origine ambientale, e di conseguenza prevenibile. Per fattore ambientale s’intendono soprattutto il fumo di sigaretta, le abitudini alimentari, l’inquinamento atmosferico, ma hanno sicuramente un peso anche altri composti chimici presenti nel nostro quotidiano.
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