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    Una scienza nuova

    Per smascherare l’impostura della scienza meccanicista, sopraffattrice e manipolatrice dei delicati e stratificati processi della vita, bisogna riconoscere l’esclusività e l’originalità della biosfera e dei suoi compositi processi fisiologici restituendo e ricollocando l’uomo nella sua ancestrale cultura di appartenenza alla natura in una rinnovata e più consapevole solidarietà con tutto il mondo vivente.
    1 novembre 2004 - Davide Ranzini

    cellula Nella sua accezione più comune si può affermare che la scienza, è lo studio dei fenomeni naturali e che ha come finalità la conoscenza di questi fenomeni. La scienza moderna viene definita meccanicistica in quanto cerca di spiegare ogni fenomeno naturale riducendolo a relazioni matematiche sulla base delle leggi della meccanica. Come conseguenza di questa impostazione meccanicistica la scienza, è diventata dogma, in quanto in grado di “elaborare” verità assolute. Il vivente è analizzato, alla pari del non vivente, attraverso una visione riduzionistica che considera tutti gli esseri viventi come pezzi di un grande ingranaggio meccanico da alienare, espropriare, scomporre e ricomporre in piccole frazioni a proprio piacimento, manipolando e riassemblando secondo la contingenza più conveniente. In un contesto così evidenziato, la ricerca scientifica è diventata il metodo per eccellenza con cui l’uomo s’illude di arrivare a capire i meccanismi più riposti della natura e il “coordinamento immediato e unitario dei sistemi viventi” (Aldo Sacchetti) riducendoli, come prassi, a un ferreo sistema di regole e principi .

    Questo aspetto della scienza s'inserisce in una visione del mondo nata intorno al diciasettesimo secolo e attribuibile, al pensiero di: Bacone, Cartesio e Newton. Da più di 300 anni l’uomo vive impregnato di quest’idee. La realtà è diametralmente opposta. Questa visione del mondo ha separato l’uomo dalla biosfera, alla quale è sempre appartenuto e il dramma di questa scienza, come sostiene Aldo Sacchetti sta tutta nell’ “incapacità di comprendere il sistema vivente, dalla cellula alla biosfera, come sistema cooperativo, ipercomplesso e coerente nello spazio/tempo”.

    Questo dualismo ha perpetrato l’inesorabilità di un cammino lineare, che ha sradicato l’uomo dall’ambiente. L’esasperata separazione ha posto in un angolo “l’unità essenziale e funzionale di riferimento che è la biosfera e i suoi rapporti dinamici”. La stessa informazione contenuta nel DNA, riferendosi alla genetica molecolare, campo ultimo di applicazione della scienza, per questa frattura tra natura e cultura realizzatasi quattro secoli fa, è venuta “normalmente ed erroneamente identificata come un’informazione di tipo statistico quantitativo, come nel caso della mappatura del genoma umano; diversamente essa si caratterizza come un‘informazione di tipo semantico che traduce i segni qualitativi, emergenti dalla mescolanza dei patrimoni genetici dei genitori, nella indefinibile e creativa espressione dei caratteri fenotipici dei figli.
    La vita, come opera artistico-pittorica o poetico-letteraria o come una sintonia musicale, è il regno del non lineare, il regno dell’autonomia del tempo e della molteplicità delle strutture”, come ha scritto il medico-epistemologo Aldo Di Benedetto

    Per smascherare perciò l’impostura della scienza meccanicista, sopraffattrice e manipolatrice dei delicati e stratificati processi della vita, come nel caso delle manipolazioni genetiche, bisogna riconoscere l’esclusività e l’originalità della biosfera e dei suoi compositi processi fisiologici restituendo e ricollocando l’uomo nella sua ancestrale cultura di appartenenza alla natura in una rinnovata e più consapevole solidarietà con tutto il mondo vivente. “Nell’ottica di una - scienza nuova- per il Terzo millennio, prosegue Aldo Di Benedetto, “non dovremmo rammaricarci se la ricerca scientifica italiana ed europea non hanno potuto o voluto competere con l’establishment degli USA nella corsa alla mappatura del Genoma umano. Le nostre risorse intellettuali ed economiche potrebbero essere impiegate, molto più saggiamente, in una ricerca scientifica che si riappropri di una visione complessiva ed evoluzionistica dei sistemi viventi, nella consapevolezza che –noi viviamo in un universo in continua evoluzione e siamo in grado di decifrare il messaggio dell’evoluzione e di scoprire le sue radici e di camminare con essa -. L’enfatizzazione delle biotecnologie e delle manipolazioni genetiche, invece esalta la visione riduzionistica della scienza, alimentando nel contempo, l’utilitarismo contingente delle multinazionali”.

    Note:

    Bibliografia:
    "Entropia" - Jeremy Rifkin
    "L'uomo antibiologico" - Aldo Sacchetti
    "Impronte" - Rivista animalista della LAV

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